La statua della testata di Zidane a Materazzi sarà di nuovo esposta in Qatar

Era stata rimossa per le proteste dei cittadini qatarioti, ma ora le cose sono cambiate. E poi ci sono i Mondiali.
di Redazione Undici 07 Giugno 2022 alle 12:37

Uno degli episodi più iconici legati alla Coppa del Mondo e alla sua storia è senza dubbio la testata che Zinédine Zidane rifilò a Marco Materazzi durante i tempi supplementari della finale dell’edizione 2006, giocata tra Italia e Francia e poi vinta dagli Azzurri ai calci di rigore. Quel gesto è entrato di diritto nell’immaginario collettivo degli italiani, allo stesso livello della corsa di Tardelli a Spagna ’82 o dei disastri dell’arbitro Byron Moreno contro la Corea del Sud nel 2002. Allo stesso tempo, però, anche altri luoghi e persone del mondo sono rimasti colpiti da quell’immagine. A cominciare dalla Francia e dai francesi, ovviamente: non a caso, lo scultore transalpino Adel Abdessemed si ispirò a quel momento per realizzare una statua di bronzo alta cinque metri. Creata e inaugurata nel 2013, inizialmente installata al Centre Pompidou di Parigi, è passata per la Piazza del Duomo di Pietrasanta, in Toscana, e poi arrivata fino in Qatar. In Medio Oriente, però, non trovò molta fortuna: pochi giorni dopo la sua installazione nella Corniche, la principale baia di Doha, l’opera ricevette aspre critiche da parte dei residenti e fu rimossa.

Ma perché i qatarioti si schierarono contro la statua di Adel Abdessemed? Perché, secondo loro, avrebbe spinto le persone all’idolatria e le avrebbe istigate alla violenza, considerando che si trattava di una rappresentazione di corpi atletici, un’espressione artistica non proprio ben vista – eufemismo – dagli islamici più radicali. Fu così che “Coup de tête” – questo il didascalico nome dell’opera – fu letteralmente “chiusa” in un museo di Doha, lontano dalle zone più frequentate. In vista dei Mondiali, però, la statua tornerà a essere esposta. Non sul lungomare, «un posto che non si è rivelato adatto» secondo Sheikha al-Mayassa al-Thani, presidente dei musei del Qatar, non che sorella dell’emiro. Ma in un nuovo Museo dello Sport che sorgerà a Doha e che ospiterà anche la Coppa del Mondo in arrivo per l’edizione 2022, che si terrà a dicembre nell’emirato, tutt’intorno alla capitale Doha.

«La società è costantemente in evoluzione. Ci vuole tempo, le persone possono criticare all’inizio, ma poi capiranno e si abitueranno a quelle immagini», ha aggiunto Sheikha al-Mayassa al-Thani. «E poi Zidane è un grande amico del Qatar, oltre che un grande modello per il mondo arabo. Certo: l’arte, come qualsiasi altra cosa, è una questione di gusti. Il nostro obiettivo è dare potere alle persone, promuovendo una riflessione sullo stress degli atleti e sull’importanza della salute mentale, anche nello sport».

>

Leggi anche

Calcio
Gli allenatori MLS fanno una fatica tremenda quando si trasferiscono in Europa, e per il momento non ci sono eccezioni
Gli ultimi casi, quelli di Nancy al Celtic e di Ramsay al WBA, sono una conferma praticamente definitiva: la lega nordamericana, ora come ora, non è ancora in grado di formare tecnici pronti a lavorare nel calcio d'élite.
di Redazione Undici
Calcio
Per cercare di recuperare una maglia indossata durante un suo concerto, il Celta Vigo ha scritto una lettera a Madonna
Nel 1990 la regina delle pop star si è esibita nello stadio del club galiziano, e una sua foto con la divisa celeste è diventata leggendaria. Al punto che la presidente del Celta sta facendo davvero qualsiasi cosa pur di ritrovarla.
di Redazione Undici
Calcio
I club dell’Arabia Saudita adesso vogliono giovani talenti e stanno saccheggiando i club francesi, ma in realtà li aiutano a sopravvivere
Tutta questione di efficienza di (calcio)mercato: Monaco, Rennes e altre squadre di Ligue 1 hanno bisogno di vendere, la Saudi Pro League ha bisogno di comprare.
di Redazione Undici
Calcio
Nonostante l’esasperazione degli schemi e del gioco fisico sulle palle inattive, l’International Board non ha intenzione di intervenire sul regolamento
Ma secondo diversi allenatori, come Arne Slot, le zuffe in area piccola restano uno dei motivi per cui il calcio "non è più un piacere per gli occhi".
di Redazione Undici