La crisi del settimo anno, nel calcio, l’ha inventata Jürgen Klopp

Il suo Liverpool non aveva mai iniziato così male, e anche col Mainz e col Dortmund era andata allo stesso modo.
di Redazione Undici 25 Agosto 2022 alle 12:32

La crisi del settimo anno in un matrimonio o in una relazione romantica stabile è un concetto che sta a metà tra la leggenda metropolitana e la realtà scientifica, come spiega questo articolo di Focus. Più che altro, è una formula-etichetta narrativa che si può applicare su qualsiasi rapporto in qualsiasi ambito, professionale e non. Parlare di crisi del settimo anno nel calcio, però, è un evento raro. Per un motivo facilissimo da riconoscere: sono pochi se non pochissimi i professionisti – giocatori e allenatori – che si legano per tutto questo tempo a un solo club, a un solo ambiente, anzi un legame così lungo viene visto e vissuto come un’eccezione, e allora si arrivano a scomodare termini come bandiera, se si parla di calciatori. Guardando ai manager-allenatori, la situazione negli ultimi anni è un po’ cambiata, soprattutto nelle società più importanti e nell’ottica dei tecnici migliori: la longevità è sinonimo di sinergia, sintonia, efficacia e anche capacità di riscrivere il progetto tecnico-tattico di una squadra.

Il rapporto tra il Liverpool e Jürgen Klopp, in questo senso, è assolutamente perfetto: il manager tedesco è arrivato ad Anfield nell’autunno del 2015 e ha cambiato per sempre, in positivo, la storia dei Reds, riportandoli a vincere in Inghilterra e in Europa, ma soprattutto creando un’eredità – di approccio, di reclutamento e quindi progettuale – che sopravvivrà alla sua partenza, quando avverrà. Per Klopp era andata allo stesso modo anche a Magonza e a Dortmund, le altre due squadre della sua carriera: una lunga permanenza e tantissimi successi, ovviamente commisurati alle dimensioni del Mainz e del Borussia, che hanno portato i due club a fare diversi passi in avanti nel loro ambito di riferimento – la media borghesia della Bundesliga per il Magonza, l’élite del calcio tedesco ed europeo per il BVB. Entrambe le esperienze sono però finite al termine della settima stagione: al Magonza, la retrocessione del 2007 – dopo aver spinto la squadra fino al primo turno di Coppa Uefa due stagioni prima – non portò al suo esonero, ma l’addio si consumò all’indomani del mancato ritorno in Bundesliga, nel 2008; a Dortmund, dopo aver vinto due titoli, una coppa nazionale e due Supercoppe, e dopo aver sfiorato la vittoria in finale di Champions League, l’annata 2014/2015 fu una specie di incubo: sette sconfitte nelle prime dieci gare di Bundes, eliminazione agli ottavi di Champions e pure sconfitta in finale di DFB-Pokal contro il Wolfsburg. L’addio, a fine anno, fu inevitabile.

Ora, come detto, sono passati – quasi – sette anni dall’arrivo di Klopp al Liverpool. E il fantasma della crisi sta facendo di nuovo capolino nella vita del tecnico tedesco. Anche se in realtà siamo all’ottava stagione reale, il Liverpool non iniziava così male in Premier – due pareggi e una sconfitta in tre gare – addirittura da dieci anni esatti, dalla stagione 2012/2013: sulla panchina di Anfield era appena arrivato Brendan Rodgers, in campo c’erano Gerrard, Suárez e Lucas Leiva e i Reds iniziarono il campionato con due sconfitte e un pareggio nelle prime tre partite. Il cammino in Europa League fu leggermente migliore, visto che il Liverpool superò due turni preliminari estivi contro i bielorussi dell’Homel’ e gli Hearts, ma a fine stagione i risultati furono ampiamente negativi: i Reds finirono al settimo posto in Premier ed erano fuori da tutte le coppe quando la primavera 2013 non era ancora iniziata. Ora magari è presto per pensare o dire che il Liverpool di Klopp vivrà un’annata di questo tenore, considerando pure che Salah e compagni hanno vinto il primo trofeo stagionale, il Charity Shield, per altro battendo il Manchester City. Il punto è che il passato di Jürgen Klopp fa pensare che qualcosa potrebbe essersi incrinato, anche solo per un semplice ricorso storico. O magari quello costruito e ricostruito al Liverpool è un progetto così perfetto e strutturato che supererà anche i presagi di sventura, e allora anche per Klopp la crisi del settimo anno resterà solo una leggenda metropolitana.

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