Cosa significa la sentenza sulla Superlega della Corte Europea

E cosa può succedere adesso che la Corte di Giustizia Europea ha definito quella dell'Uefa "una posizione di abuso dominante".
di Redazione Undici 21 Dicembre 2023 alle 12:36

La Corte di Giustizia Europea ha sancito che la Uefa, nel panorama calcistico europeo, ha fatto “abuso di posizione dominante”. Una sentenza storica, perché, nei fatti, dà ragione alla Superlega e ai suoi promotori – in questo momento, dei dodici club che avevano aderito originariamente al progetto nel 2021, sono rimasti in due, Real Madrid e Barcellona. “Le norme della Fifa e della Uefa sull’autorizzazione preventiva delle competizioni calcistiche interclub, come la Superlega, violano il diritto dell’Unione”, è il responso della Corte di Giustizia Europea, che ha deciso dopo che la vicenda era rimbalzata sul suo tavolo dopo una serie di passaggi nei tribunali di Madrid, la città da dove il progetto Superlega è stato lanciato – per iniziativa di Florentino Pérez e dove ha sede l’agenzia marketing A22, che segue gli sviluppi del progetto concorrente dell’Uefa.

Facciamo un passo indietro: nella primavera del 2021 dodici club, tra cui le italiane Juventus, Inter e Milan, avevano lanciato un nuovo torneo, la Superlega appunto: un torneo presentato come “chiuso”, appannaggio dei club più prestigiosi d’Europa, con il fine di porsi da alternativa ai tradizionali tornei Uefa, Champions in primis. L’obiettivo principale era quello di aumentare i ricavi che le squadre incassano dalle competizioni internazionali: la Superlega prometteva circa 400 milioni di euro a stagione, molto più di quanto offre oggi la Uefa – le forbici di ricavi variano a seconda del cammino nelle coppe, ma il tetto massimo in Champions non va oltre i 130-140 milioni di euro.

Il progetto naufragò sull’onda dell’indignazione popolare, con i tifosi, quelli inglesi in primis, a protestare contro questo nuovo torneo, giudicato un vero e proprio colpo di stato e ritenuto “antisportivo”. Le minacce di sanzione della Uefa stessa e del governo inglese hanno convinto nove dei dodici club ad abbandonare l’adesione al progetto. Qualche anno dopo, anche la terza delle squadre ancora fedeli alla Superlega, la Juventus, in particolare dopo l’addio di Andrea Agnelli, ha dato forfait.

Ma l’idea di fare concorrenza ai tornei Uefa e abbattere il suo monopolio non è mai tramontata. La battaglia è andata avanti a livello legale, e a inizio anno A22, che come detto cura la parte marketing della Superlega, ha annunciato una nuova idea di torneo: non più un torneo chiuso, ma un numero alto di partecipanti – tra le 60 e le 80 – qualificate tramite i tornei nazionali, un punto fermo del futuro del calcio. Un deciso passo indietro rispetto al progetto originario, proprio mentre la Uefa era pronta alla nuova Champions, che partirà la prossima stagione: più partecipanti, 36 rispetto alle attuali 32, più partite, più soldi. Ma non basta: le società della Superlega vogliono il potere.

Ecco perché la sentenza può avere conseguenze importanti: la Uefa, secondo la Corte di Giustizia Europea, abusa di un dominio che è contro le leggi dell’Unione. In soldoni, i club possono scegliere autonomamente, senza rischio di sanzioni, a quale competizione partecipare – tra le motivazioni che fecero precipitare il progetto originario, il rischio per le partecipanti di essere estromesse anche dai tornei nazionali. Inoltre, il monopolio della Uefa avrebbe anche carattere commerciale: “Le regole che danno a Fifa e Uefa il controllo esclusivo sullo sfruttamento dei diritti commerciali dei diritti relativi a questi tornei sono tali da limitare la competizione in un ambito di grande importanza per media, consumatori e spettatori televisivi dell’Unione Europea”.

Bernd Reichart, ceo di A22, ha così commentato la sentenza: «Abbiamo guadagnato il diritto di competere: il monopolio dell’Uefa è terminato. Il calcio è libero: adesso i club non potranno più essere oggetto di sanzioni e minacce, sono liberi di decidere il proprio futuro». Tra le altre dichiarazioni di Reichart, la promessa per i tifosi di trasmettere gratuitamente i match di Superlega e quella per i club di creare fondi di solidarietà per il calcio minore.

Cosa può succedere adesso? Non verrà creata una Superlega dall’oggi al domani, intanto: un po’ perché la ridefinizione dello scenario del calcio futuro è ancora nebulosa, un po’ perché ad oggi la stragrande maggioranza dei club è ancora dalla parte dell’Uefa. La stessa sentenza dice che il “potere dominante dell’Uefa non significa che una competizione come la Superlega debba necessariamente essere approvata. La Corte non si pronuncia su quel progetto specifico”. Un aspetto che la Uefa ha rimarcato, pronunciandosi sulla sentenza: “Questa sentenza non è una convalida del progetto Superlega, ma una lacuna preesistente nel quadro legale, un aspetto tecnico che è già stato riconosciuto e affrontato nel giugno 2022. La Uefa confida nella solidità delle sue nuove regole, e in particolare nel rispetto di tutte le leggi europee pertinenti e regolamenti”.

>

Leggi anche

Calcio
Il Brighton ha annunciato che realizzerà il primo stadio in Europa costruito espressamente per il calcio femminile
il progetto si chiama "Built for Her" e vedrà sorgere un impianto da 10mila posti, degli spazi di intrattenimento e parcheggi sotterranei.
di Redazione Undici
Calcio
Per l’Ostiamare di Daniele De Rossi, la promozione in Serie C è soltanto l’inizio di qualcosa di grande
Il club lidense giocherà per la prima volta nella terza divisione del calcio italiano. E il merito è di un progetto fondato sui giovani, sul talento, sull'identità della squadra e del suo pubblico.
di Redazione Undici
Calcio
Un matematico cileno ha fatto causa alla UEFA perché sostiene che il “formato svizzero” della Champions League a 36 squadre sia una sua idea
Secondo Leandro Shara, il sistema dell'attuale League Phase gli è stato "rubato" dalla confederazione europea. E per questo ha chiesto un risarcimento di 20 milioni di euro.
di Redazione Undici
Calcio
Il Manchester City ha già il nuovo Haaland: si chiama Dell, è un brasiliano di 17 anni e sta crescendo nell’enorme rete del City Football Group
Per il momento se lo coccola il Bahia, uno dei club della conglomerata, ma il futuro è già scritto: si trasferirà in Europa e verrà testato a tutti i livelli.
di Redazione Undici