A causa della crisi finanziaria del Lione, anche il Botafogo rischia di essere smembrato

I due club appartengono entrambi a John Textor, che pare non si stia facendo scrupoli a sfruttare la situazione.
di Redazione Undici 03 Gennaio 2025 alle 17:56

L’Olympique Lione si trova nel bel mezzo di una profonda crisi finanziaria: risale a novembre la notizia per cui il fondo proprietario del club francese, che fa capo all’imprenditore americano John Textor, ha accumulato debiti per oltre 500 milioni di euro. Di conseguenza, la DNCG (acronimo di Direction Nationale du Contrôle de Gestion, ovvero l’organizzazione responsabile del monitoraggio e della supervisione dei conti delle squadre di calcio professionistiche francesi) ha decretato che l’OL non può fare mercato in entrata ed è obbligato a raccogliere 100 milioni di euro per evitare sanzioni anche molto gravi. In Francia, per dire, già si parla di un secondo caso-Bordeaux: la squadra girondina, qualche mese fa, è stata dichiarata fallita ed è stata retrocessa in quarta divisione. Per evitare la stessa sorte, il Lione e John Textor hanno già iniziato a fare le proprie mosse. La prima è stata la cessione di Gift Orban all’Hoffenheim per una cifra piuttosto bassa: nove milioni di euro, cinque in meno rispetto a quanto investito un anno fa per acquistarlo dal Gent.

A questo punto entra in scena il Botafogo, la squadra carioca che nel 2024 ha vinto il campionato brasiliano e la Copa Libertadores. Cosa c’entra con l’OL? Semplice: Textor, attraverso la sua conglomerata Eagles Football Holdings Limited, detiene delle quote del Crystal Palace, la maggioranza delle azioni di Molenbeek, Lione e, appunto, Botafogo. E sta puntando proprio sulla squadra brasiliana, attraverso la lente del calciomercato, per cercare di rimettere a posto i conti del suo gruppo. Non è che ci siano molte alternative: guardando verso l’Inghilterra e quindi verso il Crystal Palace, gli stringenti regolamenti della Premier sulle multiproprietà non offrono grandi spazi di manovra.

In qualche modo Textor aveva già preannunciato che il Botafogo avrebbe fatto da banca al Lione: in questo articolo di O Globo uscito a novembre, viene citata un’intervista a RMC Sport in cui il proprietario dell’OL aveva spiegato che «Tutti i soldi che guadagniamo attraverso i nostri club finiscono nello stesso forziere. E talvolta una società può aiutare l’altra, cosa che avverrà effettivamente nei prossimi mesi. Non dobbiamo guardare solo al Lione, ma al fatto che siamo un gruppo con più club». Ancora O Globo, sia a novembre che negli ultimi giorni, ha spiegato come il Botafogo potrebbe essere sfruttato – diciamo anche smembrato – in modo da aiutare il Lione a sopravvivere. Una prima possibilità riguarda i giocatori del Fogão – storico nickname del Botafogo – ambiti sul mercato, per esempio Igor Jesus, che potrebbero essere ceduti all’estero e generare introiti importanti.

Il collegamento diretto tra i due club, però, dà la possibilità di costruire movimenti e piano meno aleatori e più veloci. Ecco, quelli sono già cominciati. Il primo riguarda Jeffinho, attaccante che il Lione ha ceduto al Botafogo in cambio di 5,3 milioni di euro – mantenendo però il 30% della percentuale su una futura rivendita. Poi ci sono Thiago Almada e Luiz Henrique: entrambi giocano con il Botafogo e, stando a quanto progettato nei mesi scorsi e alle clausole inserite nei loro contratti, avrebbero dovuto unirsi all’OL nella finestra di mercato appena iniziata – ovviamente solo in prestito gratuito, viste le restrizioni imposte al club francese. Se per Thiago Almada sembra tutto fatto, nell’operazione relativa a Luiz Henrique stanno sorgendo dei problemi, o quantomeno dei dubbi: il Botafogo ha ricevuto un’offerta importante (si parla di 30 milioni) dalla Fiorentina e potrebbe anche accettarla, nonostante l’attaccante brasiliano (autore di 12 gol nella stagione 2024, convocato nella Seleção per le ultime partite di qualificazioni ai Mondiali) abbia manifestato il desiderio di trasferirsi in Francia. In merito alla situazione di Luiz Henrique, Textor è stato chiaro: «Decideremo il suo futuro entro l’Epifania».

Insomma, si può dire che i problemi del Lione si stiano propagando oltre la Francia, fino a coinvolgere/contagiare anche un club che, di fatto, non c’entra niente. Che, anzi, negli ultimi anni si è arricchito e ha vinto tantissimo – sfruttando anche una legge ad hoc emanata dal governo-Bolsonaro. E che adesso potrebbe ritrovarsi di colpo a perdere dei pezzi importanti. A meno che Textor non riesca a mettere a posto le cose puntando esclusivamente sulle forze del Lione. Per esempio cedendo il ricercatissimo Cherki, oppure vendendo parte dell’area in cui sorge Parc OL, lo stadio di proprietà del club francese. Oppure ancora finalizzando l’annunciato ingresso nella borsa di New York, che passerebbe attraverso un piano di ricapitalizzazione da 1,1 miliardi di euro. Solo che per questo tipo di operazioni serve tempo, mentre attingere alla banca-Botafogo potrebbe essere decisamente più rapido.

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