Cos’è questa storia degli infiltrati russi all’interno della UEFA

Mentre la Nazionale non gioca da più di tre anni, alcuni oligarchi di Putin siedono ancora al tavolo con Ceferin
di Redazione Undici 10 Marzo 2025 alle 15:51

Correva il 14 novembre 2021, quando la Russia disputava la sua ultima partita ufficiale (ko 1-0 per mano della Croazia). Il resto è storia. E guerra. Dal febbraio seguente in poi – almeno fino ai prossimi Mondiali – la Nazionale di Mosca è stata esclusa da ogni competizione: la risposta del calcio all’invasione dell’Ucraina era stata fulminea. Eppure ciò non significa che le confederazioni internazionali, a partire dalla stessa UEFA, abbiano tagliato i ponti con i dirigenti russi. Anzi. Un’inchiesta del Guardian sottolinea come una serie di nomi molto vicini al Cremlino faccia tuttora parte del comitato esecutivo di Nyon. Su tutti Alexander Dyukov: ex presidente dello Zenit San Pietroburgo, capo del colosso energetico Gazprom – ex sponsor della Champions League, con contratto annullato subito dopo gli attacchi su Kyiv – e fedelissimo di Putin. Con tanto di supporto operativo al fronte.

Com’è possibile un cortocircuito del genere? Tecnicamente la spiegazione è semplice: il ban nei confronti della Russia si applica al terreno di gioco, ma in termini istituzionali la Federcalcio di Mosca non è mai stata sospesa dalla UEFA. E i funzionari della Rossijskij Futbol’nyj Sojuz sono tutti approvati dal regime. L’aggravante è che il comitato esecutivo della UEFA ha rinnovato la maggior parte dei suoi membri nel 2023, oltre un anno dopo il massacro di Bucha. I loro mandati scadono nel 2027. Succede dunque che, ancora oggi, la Russia conta un cospicuo numero di rappresentanti all’interno della UEFA. Addirittura superiore ai delegati ucraini: 18 contro 14.

Secondo il quotidiano britannico, il paradosso nasce anche dal debito di riconoscenza che Aleksander Ceferin avrebbe nei confronti dei russi: la sua prima elezione ai vertici della UEFA, nel 2016, avvenne incassando il forte sostegno di Dyukov e soci. Nemmeno la geopolitica degli anni a venire avrebbe condizionato le relazioni col presidente. Così, mentre l’isolamento sportivo ed economico colpisce la Russia – e pure Dyukov: nei suoi confronti sono arrivate pesanti sanzioni da parte di Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito –, dietro le quinte il tavolo della UEFA non è mai cambiato. E come una volta, la Russia pesa sulle decisioni prese a Nyon. Con quali implicazioni per il calcio europeo, non è dato sapere.

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