Un ct europeo sulla panchina del Brasile non è un sacrilegio, è una necessità

Dopo l'esonero di Dorival Júnior, si è ricominciato a parlare di Ancelotti, ma anche di un possibile arrivo di Jorge Jesus. La verità è che non ci sono allenatori brasiliani adatti.
di Redazione Undici 29 Marzo 2025 alle 19:16

L’esonero dell’ormai ex ct del Brasile, Dorival Júnior, ha avuto e avrà un impatto forte sul calcio internazionale. Intanto perché la rappresentativa più titolata e più cool del pianeta dovrà trovare e assumere il suo quarto allenatore dalla fine del Mondiale 2022 – prima di Dorival, la Seleção era stata guidata da Ramon Menezes e da Fernando Diniz. Al di là di questo dato, della crisi tecnica e progettuale del Brasile, la notizia più significativa è quella che sta emergendo ora: in pratica non ci sono allenatori brasiliani che sembrano all’altezza di ereditare la panchina della Seleção, a pensarci bene forse anche prendere lo stesso Dorival Júnior fu una scelta non proprio azzeccata. E allora, non a caso viene da dire, si è ricominciato a parlare di Carlo Ancelotti, il tecnico più desiderato dalla Federcalcio brasiliana; ma adesso si parla anche – anzi: solo – di altri tecnici europei: i portoghesi Jorge Jesus e Abel Fereira. Più defilati, decisamente più defilati, ci sono alcune figure locali – tra cui Filipe Luís, allenatore del Flamengo.

Secondo quanto riporta O Globo, i profili social di Jorge Jesus sono stati letteralmente invasi dai tifosi brasiliani che lo invitano a «venire presto ada allenare la Seleção». Certo, su questa foga pesa lo status dell’attuale tecnico dell’Al-Hilal, che ha vinto tantissimo col Flamengo a cavallo degli anni Dieci e Venti. E anche il fatto che, dopo di lui, molti allenatori europei – soprattutto portoghesi, proprio come Jesus – siano sbarcati nel Brasilerão e abbiano fatto bene, come dire, ha un suo significato

E allora, si può dire, la CBF (la Federazione brasiliana) non ha di fatto alternative: a meno di non voler deludere un intero Paese, dovrà assumere il primo commissario tecnico europeo della sua storia. O meglio: il portoghese Joreca è stato co-allenatore per alcune gare giocate nel 1944, solo che stiamo parlando di un giornalista-calciatore-allenatore che ha vissuto la maggior parte della sua vita e della sua carriera in Brasile. Quindi, come dire, non conta. Per il resto, nella lista dei commissari tecnici trova posto solo un uruguagio: Ramón Platero, alla guida del Brasile per alcune gare esattamente un secolo fa.

Da dove nasce questa crisi così profonda del coaching brasiliano? Di certo la gran parte delle difficoltà sono sistemiche, nel senso che il caos calcistico che caratterizza da sempre il calcio locale, diviso tra tornei statali, nazionali e internazionali, non può favorire la stabilità dei progetti tecnici. Inoltre la ricchezza crescente dei club del Brasilerão, ovviamente parametrata ai club del resto del Sud America, ha determinato una condizione per cui i cambi in panchina per aspettative non rispettati sono sempre più frequenti. In un ambiente del genere, quindi, è impossibile che nasca e cresca una nuova generazione di allenatori sintonizzata col resto del mondo. E allora è la Federazione a dover compiere questo passo. Con Ancelotti, con Jorge Jesus, ma in fondo a pensarci bene il nome non conta: l’importante, a questo punto, è che sia un tecnico europeo. Un tempo sarebbe sembrato un sacrilegio, oggi è praticamente una necessità.

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