Alcuni delegati hanno lasciato il congresso FIFA perché Infantino era con Trump in Medio Oriente ed è arrivato in ritardo

Si tratta di otto membri europei del Consiglio FIFA, in aperta protesta contro «gli interessi politici privati» di Infantino. Tra questi ci sarebbe anche Alexander Ceferin, numero uno della UEFA.
di Redazione Undici 16 Maggio 2025 alle 14:40

Tensione alle stelle, geopolitica del pallone al tutti contro tutti. Protagonisti: Gianni Infantino e Alexander Ceferin, con la straordinaria partecipazione – invisa ai più – di Donald Trump. È quanto accaduto all’ultimo congresso FIFA in Paraguay, sfociato in una protesta interna senza precedenti: otto membri del Consiglio FIFA, il principale organo decisionale dell’organizzazione, hanno lasciato la sala dell’assemblea in aperta rottura nei confronti del presidente. Tra questi ci sarebbe anche il numero uno della UEFA. Motivo? La condotta di Infantino, in ritardo di tre ore al rientro da un viaggio in Medio Oriente insieme a Trump, che i delegati europei hanno definito «interessi politici privati». Un incidente diplomatico che esula dal calcio e che racchiude tutte le fratture nel nucleo della sua federazione internazionale.

Oltre a Ceferin, tra i membri in rivolta si annovera anche Debbie Hewitt – a capo della Football Association inglese, il cui valore simbolico non ha bisogno di ulteriori approfondimenti. «L’atteggiamento di Infantino è deludente e preoccupante», ha dichiarato Hewitt. «Il congresso annuale della FIFA è momento più importante per garantire la buona governance del calcio internazionale. 210 delegati hanno viaggiato da tutto il mondo per essere presenti, aspettandosi dialogo e leadership professionale ai massimi livelli. Dunque capisco la frustrazione dei membri europei, e ci dispiace per l’eccellente ospitalità paraguaiana. Ora ci attendiamo che la FIFA offra spiegazioni adeguate e assicuri che le voci delle sue associazioni membre siano pienamente ascoltate e rispettate».

Nell’occhio del ciclone c’è chiaramente la controversa agenda del presidente Infantino, che nell’ultima settimana ha dato la priorità a una serie di appuntamenti nella penisola arabica incontrando i leader dei paesi che hanno ospitato e ospiteranno le tre edizioni più recenti della Coppa del Mondo: Qatar, Stati Uniti – tecnicamente insieme a Messico e Canada, ma di fatto sempre più in solitaria – e Arabia Saudita. Lecito domandarsi quale sia il confine tra dovere istituzionale e sponsorizzazioni politiche (che Infantino persegue apertamente, continuamente). A fare infuriare i delegati c’è stata poi la spiegazione ufficiale del presidente della FIFA: mentre tutti aspettavano, ha inviato una mail annunciando il ritardo dell’evento a causa di «imprevedibili circostanze». Ma poi è stato rapidamente smascherato dagli stessi, che seguivano i suoi movimenti online sui radar aerei.

Un’ulteriore presa in giro che ha fatto sì che il congresso si sia svolto con Infantino a parlare al vuoto dei seggiolini nelle prime file. Naturalmente si è scusato più volte, citando problemi col suo volo e insistendo sull’importanza di rappresentare il calcio ai grandi incontri della politica mondiale. «In quanto presidente della FIFA, è mia responsabilità prendere decisioni nell’interesse dell’organizzazione: ho sentito il bisogno di essere lì in nome del calcio e di tutti voi». Parole che evidentemente non hanno convinto i delegati. «Queste variazioni dell’ultimo minuto sono profondamente disdicevoli», ha replicato un portavoce della UEFA a The Independent. «Avevamo un orario prestabilito ed è stato disatteso semplicemente per soddisfare degli interessi politici privati, con quelli del calcio messi in secondo piano».

Non si tratta della prima frizione tra amministrazione europea e direzione generale della FIFA, accusata di aver preso reiterate decisioni chiave in modo autonomo e senza l’opportuno confronto. Dall’espansione del Mondiale a 48 squadre (che presto forse diventeranno 64) fino al discutibile processo che ha portato alla scelta delle sedi per le edizioni del 2030 e del 2034. Come queste scelte siano avvenute in nome del calcio e niente altro, non è dato sapere. Di certo la situazione all’interno della FIFA è più che mai ai ferri corti. Non da oggi, ma oggi un po’ di più.

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