A Wimbledon non esitono più i giudici di linea, ma ci sono alcuni problemi con il nuovo sistema di arbitraggio elettronico

Gli organizzatori di Wimbledon si sono scusati con la tennista russa Anastasia Pavlyuchenkova, spiegando che «un errore umano» ha condizionato il suo match, anche se c'entra la tecnologia.
di Redazione Undici 07 Luglio 2025 alle 17:06

Va detto chiaro e tondo: se il più antico evento del tennis vede la modifica di una componente regolamentare che perdurava da 148 anni, prima o poi le polemiche sarebbero fioccate a prescindere. Ma il marchiano errore arbitrale a cui abbiamo assistito domenica, durante un match del singolare femminile, non farà che alimentare le polemiche dei tradizionalisti. E, a questo punto, nemmeno a torto. La sfida in questione era fra Anastasia Pavlyuchenkova e Sonay Kartal, praticamente appaiate nel ranking WTA e scese in campo per gli ottavi di finale. Nel primo set, sul punteggio di 4-4 e vantaggio interno, la tennista russa ha servito per il game e la risposta della britannica è rimbalzata chiaramente fuori. Eppure non è arrivata alcuna segnalazione da parte dell’Electronic line-calling – una sorta di goal line technology, che come vedremo però è ancora in fase di perfezionamento rispetto al calcio. Mentre Pavlyuchenkova aspettava la chiamata dell’ufficiale di gara, quest’ultimo ha tuttavia fermato il gioco e fatto ripetere la battuta. Nonostante l’errore evidente e le furiose proteste della russa. Con i vecchi giudici di linea, tutto questo non sarebbe successo.

Una situazione che Pavlyuchenkova ha poi denunciato a più riprese, sottolineando come il medesimo arbitro di sedia abbia visto la palla andare fuori. Senza tuttavia agire di conseguenza. «Tutto questo è successo perché Kartal è una local», si è accesa così la spiacevole diatriba fra le due avversarie. «Lo penso sinceramente: in un altro contesto avrebbero preso un’altra decisione». La ripetizione del punto è andata effettivamente in favore di Kartal, anche se poi Pavlychenkova è riuscita comunque a vincere la partita col punteggio di 7-6(3), 6-4. «Giustizia è fatta», ha detto la tennista russa. «Ma penso che sia necessario un sistema semiautomatico come nel calcio, per dare chiarezza alla strumentazione e smetterla di tirare a indovinare».

La maggior parte degli addetti ai lavori, a partire dagli stessi tennisti, in questi ultimi mesi si è generalmente pronunciata a favore della tecnologia. Eppure sono rimaste perplessità e lamentele, anche per via di un protocollo che – come si è visto domenica – non sembra incentivare il buon senso (se l’occhio umano vede una palla chiaramente dentro o fuori, perché paralizzarsi davanti a un inconveniente esterno?). Un portavoce dell’All England Lawn Tennis Club ha dichiarato che«”il sistema ELC, che stava lavorando egregiamente, è stato disattivato per errore dai tecnici dell’arena: l’ufficiale di gara non è stato messo al corrente dell’accaduto e per questo ha stoppato il match, secondo la corretta procedura». Al contempo però si è riconosciuto il cortocircuito fra tutte le parti in causa, che ha portato alle «scuse alle giocatrici» da parte dell’AELTC. Che, contestualmente, ha ammesso «l’errore umano nella circostanza, un errore che ci permetterà in futuro di migliorare ulteriormente l’applicazione del sistema elettronico».

In questo senso Wimbledon non è certo un torneo-pioniere del progresso, ma si è semplicemente conformato alla tendenza comune già tracciata da Australian Open e US Open – mentre il Roland Garros per ora resta l’unico Grande Slam ad affidarsi completamente all’occhio umano. La tecnologia di per sé potrebbe anche essere d’aiuto, ma con la giusta dose di ragionevolezza. «Se esiste ancora l’arbitro di sedia, che all’occorrenza si faccia sentire», ha aggiunto Pavlyuchenkova. «Altrimenti finiremo presto per giocare senza di loro, relegandoci al totale automatismo. Penso che così però il tennis perderebbe un po’ di fascino». Lo pensano pure gli aficionados del vecchio Wimbledon.

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