Altro che trasferta dei record. Si lamentano Real Madrid e Brugge, per un volo di 13mila chilometri tra andata e ritorno prima di una partita di Champions League? E allora cosa dovrebbe dire il Kairat Almaty, che le ospiterà nella fase al gironi – insieme a Olympiakos e Pafos, altra sorpresa fra le squadre partecipanti. Perché i kazaki, dal canto loro, dovranno vedersela a Milano contro l’Inter, poi a Londra in casa dell’Arsenal, a Copenaghen e soprattutto a Lisbona contro lo Sporting – che sarà di gran lunga l’incrocio più distante nella storia della competizione, 8.500 km. In totale, fanno circa due giorni effettivi di volo. E quasi 45mila chilometri: ben più dell’intera circonferenza del pianeta Terra, che ne misura 40.075.
È il prezzo da pagare per essere il club più orientale che abbia mai preso parte alla massima competizione europea – e geograficamente in Asia centrale, d’accordo. E tanto dovrebbe bastare per non ridurre le squadre impegnate ad Almaty a compassionevoli sfortunate per l’impresa logistica alle porte. Chi avrà lo scoglio più duro, oltre al divario tecnico sulla carta, è ancora una volta il Kairat. Ma forse, a questo punto, viene trattato dai più come una compagine già privilegiata a partecipare – una kazaka in Champions? Assurdo! (eppure era già capitato, con l’Astana nel 2015) –, sparigliando così il baricentro storico del calcio europeo. Va ricordato allora che Ricardinho e compagni hanno gli stessi diritti del Real Madrid: si sono qualificati vincendo ogni turno eliminatorio, fino a estromettere nello spareggio ai rigori una società blasonata come il Celtic.
Queste sono le regole della Champions League a 36 squadre e devono valere per tutti. Trasferte comprese, anche fossero proibitive. E se c’è chi si domanda perché il Kazakistan è affiliato alla UEFA, la risposta ha poco a che fare con la geografia – è uno Stato transcontinentale, ma anche l’unica ex repubblica socialista sovietica della regione a riuscire ad unirsi alla Federcalcio di Nyon, nel lontano 2002. C’entrano più la politica, gli interessi economici e commerciali che legano a doppio filo Almaty e dintorni al vecchio continente. Dunque s’interroghi Ceferin, tuttalpiù. Ma si lasci giocare in pace, con tutta l’emozione della prima volta, questo gruppo di calciatori che dovrà realizzare il giro del mondo in ottanta giorni. Letteralmente.