Il grande problema della Juventus di Tudor è che non ha ancora un’identità, né tantomeno una fisionomia

La partita contro la Lazio ha confermato lo stato di crisi dei bianconeri. Non solo a livello tecnico e tattico, ma anche (e soprattutto) a livello progettuale.
di Redazione Undici 27 Ottobre 2025 alle 03:31

Per la Juventus, la sconfitta contro la Lazio ha un significato importante. Che va molto, molto al di là della crisi – offensiva, di gioco, di rendimento – che sta travolgendo i bianconeri, reduci da otto gare senza vittorie, di cui quattro senza gol, e tre sconfitte consecutive. Sì, perché la verità è che la squadra di Tudor, di fatto, non esiste ancora. Oppure, per dirla meglio: non ha una sua identità, una sua fisionomia, è un esperimento continuo che però dà pochissimi frutti. Anzi, da alcune settimane ha smesso completamente di darne. Il discorso parte dal campo, dalla tattica di gioco, ma si estende e si espande in tante altre direzioni, fino a determinare quella che è la percezione del progetto bianconero. E al momento, è inevitabile, la percezione è quella per cui la Juve sarà costretta a una stagione di sofferenza. A un’altra stagione di sofferenza, viene da dire.

Per la partita contro la Lazio, Tudor è tornato alla difesa a tre – dopo il tentativo di linea a quattro attuato a Como una settimana fa – e al centrocampo a cinque, schierando due attaccanti pesanti dal primo minuto (Vlahovic e David) e Conceição come esterno a tutta fascia. In panchina ci sono finiti Yildiz e Thuram, probabilmente i due migliori giocatori della Juve in questo inizio di stagione. Al di là degli esiti di queste scelte, è necessario parlare di come perché sono state fatte: qual era il piano-gara di Tudor per affrontare la Lazio? Cosa pensava di determinare/ottenere con un certo tipo di schieramento e con i giocatori che ha mandato in campo? Ecco, la partita dell’Olimpico non ha dato risposte chiare a queste domande. E il motivo, tornando solo per un attimo al discorso iniziale, è che la Juventus di oggi è una squadra che ha pochissime certezze – l’unica è la difesa a tre, ma come detto anche quella è stata messa da parte in alcune occasioni – e che quindi non ha una reale identità.

Il gol del vantaggio della Lazio è arrivato presto, non era ancora il decimo minuto, eppure la Juventus non ha cambiato faccia e marcia, se non all’intervallo con il cambio tra Yildiz e Cambiaso. Anche questa mossa, in qualche modo, evidenzia la confusione in cui versa Tudor: il tecnico croato, di fatto, ha compreso di aver commesso un errore – praticamente aveva tolto alla sua squadra l’unica possibile fonte di creatività e quindi di gioco tra le linee – e ha provato a riparare, ma l’ha fatto nel modo più semplice e netto possibile, cioè sconfessando le sue scelte iniziali e ridisegnando una Juventus praticamente mai vista prima, se non per sporadici momenti d’emergenza. Alla fine forse i bianconeri avrebbero meritato almeno di pareggiare, secondo Sofascore i gol attesi della squadra di Tudor sono stati 1.48, ma la sensazione è quella per cui la Juventus faccia un’enorme fatica a costruire azioni pulite, nitide, a mantenere distanze costanti in campo, a non perdersi tra gli equivoci di un gioco – il gioco di Tudor, fatto di aggressività e intensità – che al momento resta solo una teoria.

Partendo da tutto questo, inevitabilmente, si finisce a parlare della Juventus in quanto progetto e quindi club, di quello che è stato fatto sul mercato – degli allenatori, dei giocatori – e di quanto siano evidenti alcuni problemi strutturali, aggravati naturalmente anche dagli infortuni (per la partita contro la Lazio, Tudor ha dovuto rinunciare a Bremer e Cabal). La scelta di confermare Tudor è stata fatta con la giusta convinzione? Il tecnico croato ha avuto e ha a disposizione i calciatori giusti per le sue idee? Al di là dei suoi errori e della sua confusione, ci sono delle questioni irrisolte (si pensi al caso-Vlahovic) che stanno appesantendo il suo lavoro?

Sono tutte domande retoriche, o che comunque portano a risposte facili da immaginare. Perché Tudor non avrà ancora avuto un grande impatto sulla Juve, questo ormai si può dire, ma è chiaro che non sia stato messo nelle condizioni migliori per riuscirci. O anche solo per provarci. Quattro partite senza gol e otto senza vittorie, in questo senso, sono un indizio significativo. Il modo in cui è arrivata la terza sconfitta consecutiva tra Serie A e Champions League è la certificazione che mancava, per annunciare lo stato di crisi. Non solo della squadra, ma dell’intero progetto bianconero.

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