Fare paracadutismo significa stare in volo sopra la paura

Ogni lancio permette di sfidare e superare se stessi. Come insegna la filosofia di Sector No Limits, che si applica ai grandi del passato, ma anche a una nuova generazione di temerari entusiasti.
di Jacopo Morelli 29 Novembre 2025 alle 03:42
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Per entrare nella VZone di Vercelli, non serve cercare il campanello. Si capisce di essere nel posto giusto quando, dalla macchina, si nota il modello di un vecchio aereo arancione. Un tempo divideva le nuvole, oggi invece accoglie chi le nuvole le vuole forare con un paracadute sulla schiena. Qui si può decidere di salire a bordo di un aereo gemello del Goldeneye di James Bond e lanciarsi da quattromila metri di altezza. Un’idea alla James Bond, appunto. Anche se non serve per forza avere la freddezza di uno 007 o lo smoking su misura. Per capirlo basta superare il cancello di legno della zona di lancio: clima sereno, amache, cornetti a colazione, le hit italiane che suonano nelle casse. Un’atmosfera che fa quasi dimenticare ciò che devono fare le persone che ci circondano quella mattina: lanciarsi da un aereo in corsa.

C’è chi lo fa con delle normalissime sneaker, chi indossando tute vintage. C’è anche chi sceglie di vivere la discesa senza vestiti, dicono. Un tempo questo era territorio di pochi temerari. Di figure che sono diventate leggendarie. Prendete Patrick de Gayardon: le sue imprese hanno fatto il giro del mondo, la sua voglia di andare oltre i propri limiti era di volta in volta sorprendente. Sector No Limits lo scelse come ambassador, proprio perché incarnava al meglio quella filosofia. De Gayardon è stato una rivelazione per molti, ancora oggi: un’ispirazione presente anche nei giovanissimi, nei ragazzi che si immedesimano, con un paracadute, nei valori di Sector No Limits. Per molti una vera e propria sfida personale. Una sfida nuova, sconosciuta.

Aveva paura anche Yonah, un tempo. Al primo lancio era pallido, madido di sudore e non parlava. Oggi per lui lanciarsi è come bere il caffè la mattina: «Le prime volte in cui venivo a volare mi svegliavo con l’ansia», racconta. «Avevo gli attacchi di panico, ero teso. È normale: non siamo mai stati abituati a volare. È come imparare a cam168 minare, ti ritrovi a fare una cosa nuova. Se non segui le procedure e non porti a casa la pelle nessuno ci pensa per te. La mente è focalizzata su ciò che devi fare. Costringi il corpo a vivere fattori di stress enormi». Mentre Yonah parla, i paracaduti si aprono come palloncini. L’aereo decolla e atterra di continuo, le persone si lanciano più volte in una sola mattinata, sono elettrizzate. Come se fossero alle giostre. «Quando ti lanci non esistono futuro e passato», continua Yonah. «Esci dalla realtà: sei immerso nel presente. Entri nelle nuvole, voli con le altre persone, sembra tutto surreale. Sviluppi una forza mentale che non ha limiti. Il mio rapporto con la paura all’inizio era conflittuale. Credevo di doverla sconfiggere, ma mi sbagliavo. Va solamente presa a braccetto, rispettata e lasciata scorrere».

Vi ricordate Felix Baumgartner? Nel 2012 decise di costruirsi un trampolino sulla stratosfera e lanciarsi, sgretolando la barriera del suono. Quel salto senza limiti fu seguito in tutto il mondo. Davanti alla televisione c’era anche Matteo, che all’epoca era solo un bambino: decise che avrebbe provato a volare come Felix. Ci racconta che lui, il rischio, l’ha sempre cercato. Non teme l’altezza, neanche il volo. Ha la piena consapevolezza di ciò che succede quando si apre il portellone dell’aereo. Superare quel limite lo fa sentire vivo. «La mia voglia i provare il paracadutismo», dice, «è nata vedendo il lancio di Baumgartner. Aprire il portellone di un aereo ti regala un’adrenalina senza prezzo, una sensazione indescrivibile. Quando sei in aria non pensi a niente: ti godi il momento. La paura non mi ha mai frenato». Un paracadutista calcola tutti i pericoli. Basta gettare uno sguardo sul prato dove sono stesi i paracaduti usati. Le procedure per chiuderli di nuovo dentro lo zaino seguono passi definiti, scanditi, sembrano quasi scaramantici. Si chiude la vela, ogni piega viene maneggiata con delicatezza, ci sono lacci e fili attorcigliati che devono essere sciolti. Tutto torna al suo posto in uno zaino che protegge lezioni di vita.

Leggerle è facile, come se andassero a braccetto con questo sport estremo: ci sono limiti e paure da superare, studio, ansie. Il rumore dei pensieri viene sovrastato dal fischio del vento, dall’apertura della vela e dall’immediato silenzio che avvolge chi galleggia nel cielo. Dura tutto pochissimo, sei minuti circa. Poi sei di nuovo a terra, ma ti senti una persona nuova. Si dice che saltare da un aereo permetta di affrontare qualsiasi sfida nella vita. E guardando gli occhi di Riccardo mentre ci racconta la sua esperienza, pare che sia davvero così. Quando gli chiediamo come ha superato i suoi limiti lui non ha dubbi: «Saltando», dice. D’altronde rimane pur sempre un paracadutista. «Il gradino dell’aereo», continua, «è una metafora di vita: sei in una situazione di massima sicurezza e devi saltare nel vuoto, nell’ignoto. Ma ti devi fidare degli istruttori e di te stesso. In quel momento arriva il più bello. Ci vogliono testa, umiltà e rispetto. Parliamoci chiaro: il paracadutismo è pericoloso. Se è fatto con i dovuti modi e ascoltando gli insegnamenti diventa una cosa sicura, divertente e molto adrenalinica. Questo sport mi ha cambiato la vita perché ti mette nella condizione di dover superare i limiti, credere nelle proprie capacità e dover superare la paura».

Il salto si riflette nella vita di tutti i giorni. Certe ansie svaniscono, il quotidiano si affronta con più leggerezza. Spariscono i timori. È la magia del paracadute. quella che ti fa superare ogni limite. Il momento del lancio per Riccardo si avvicina. Lui sistema la tuta, sembra un pilota di Formula 1. Spiega la tecnologia del casco, le misure di sicurezza. Non vede l’ora di trovarsi sul gradino dell’aereo, con le nuvole che scorrono sotto i suoi occhi. «Una volta a terra senti di non aver più paura di niente, come se fossi invincibile. Non devi aver vergogna di esprimere le tue preoccupazioni. Vanno solamente gestite. È facilissimo mollare, io ci sono andato vicino. Però ci ho creduto, sono voluto andare oltre. Ho superato i miei limiti e ho imparato a divertirmi: ora mi sembra di volare. Prima mi fermavo davanti alla paura. Con il paracadutismo ho imparato a superare quel gradino invisibile e scoprire il bello che si nasconde dall’altra parte».

Da Undici n° 64
Foto di Andrea Lops
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