Da quando è tornato in Francia, Florian Thauvin è diventato il simbolo del Lens, si è ripreso la Nazionale e adesso anche un incredibile primo posto in Ligue 1

Più della doppietta del sorpasso in vetta sul PSG, pesa il suo modo di interpretare il calcio e lo spogliatoio. Da vero campione ritrovato.
di Redazione Undici 01 Dicembre 2025 alle 17:56

Tutti ai piedi di Flo. Soprattutto il sinistro, micidiale uno-due: sassata sotto l’incrocio nel primo tempo, colpo gobbo con deviazione nella ripresa. Era dalla primavera del 2019 che Florian Thauvin non segnava una doppietta in Ligue 1. Ed erano oltre due decenni che il Lens non si ritrovava in testa al massimo campionato francese, dopo 14 giornate. Nel mezzo, il fantasista 32enne s’era perso agli antipodi del calcio, per poi ritrovarsi senza più mezza occasione di rivalsa prima della salvifica chiamata dell’Udinese. “Ammetto che per me è successo tutto molto velocemente”, ha dichiarato il man of the match, dopo il pesante successo per 2-1 sul campo dell’Angers. “Ma non è una sorpresa: queste le mie prestazioni delle ultime stagioni in Serie A, l’importante era riuscire a riproporle qui”. Da leader assoluto di un’outsider per il titolo. “Se non lo faccio io, data la mia carriera e la mia età, chi lo farà? Essere un punto di riferimento è bello, naturale e logico. Fa bene a me e alla squadra, ma non significa ancora nulla. Mancano ancora tante partite”.

Perché questo è ciò che direbbe un trascinatore calcistico: ritrovarsi a +1 sul PSG campione d’Europa è una scarica di adrenalina, sa di profanazione. Ma perché fermarsi qui? Il Lens è reduce da quattro vittorie consecutive, ha una squadra solida – miglior difesa del torneo a pari merito coi parigini – e costruita con attenzione, nonostante valga soltanto il decimo budget della Ligue 1 (91,3 milioni di euro, fonte Transfermarkt). In questo contesto, Thauvin è arrivato in estate da autentico fiore all’occhiello. E nel giro di tre mesi ha stravolto le gerarchie del calcio francese: tanto ci aveva messo a uscire tristamente dai radar – nel segno di una lunga parabola discendente culminata nella spaesante esperienza al Tigres, in Messico, tra 2021 e 2023 – e tanto rapidamente si è ripreso tutto ciò che l’aveva reso un talento sopraffino ai tempi del Marsiglia. Le giocate, il pubblico di casa, la Nazionale (con tanto di gol immediato). Soprattutto quella, da dimenticato campione del Mondo.

“Siamo tutti così felici per lui”, ha raccontato Adrien Thomasson, suo compagno di squadra al Lens. “Era da un po’ che non segnava ed era determinato a riuscirci di nuovo: gli ho fatto presente che a volte nel calcio basta un attimo, e così è stato. Questa doppietta ripaga tutto il duro lavoro che Florian sta facendo dall’inizio della stagione”. Perché a stupire non sono soltanto i colpi di classe che mai gli erano mancati. Ma soprattutto, è il retroscena che racconta L’Équipe, un atteggiamento di grandissima umiltà e abnegazione. Qualcosa di esemplare per i giovani, per chi era al Lens da più tempo di lui. E che ha accresciuto ancora di più la sua aura ben più dei numeri: finora Thauvin ha messo a referto 4 gol e 2 assist, un bottino discreto ma nulla di straordinario, a prima vista. Eppure il suo impatto nello spogliatoio, nel far crescere i ragazzi attorno a lui e i tifosi che li sostengono, sta creando un’alchimia che fra i sang et or non si percepiva da tempo.

Il Lens aveva raggiunto un insperato secondo posto tre stagioni fa, trascinato dai gol di Lois Openda, senza tuttavia mai riuscire a insidiare davvero la leadership del PSG. Tocca allora riavvolgere il nastro fino al 2002, quando la squadra buttò via una Ligue 1 già in pugno all’ultima giornata. O al 1998, anno dell’unico trionfo societario. Suggestioni che soltanto un campione come Thauvin è riuscito a riaccendere. “Le ambizioni? Le abbiamo da un po’”, ha sorriso l’ex Udinese. “La novità di oggi è essere in testa alla classifica, ma è troppo presto per farsi prendere la mano. Vedremo. Ma ci sono tutte le basi per fare bene: questo gruppo è una famiglia, ci sono ragazzi sensibili e generosi, un grande allenatore – Pierre Sage, ndr – e uno staff completo. In ogni partita sappiamo esattamente cosa dobbiamo fare in campo”.

Ora si tratta di continuare a sorprendere, tra i mille complimenti del calcio francese che non guarda più al Lens come a un oggetto misterioso. Thauvin però ci è abituato: anche in Friuli, per diversi mesi, ha fatto fatica a ingranare. Poi è stato un crescendo continuo, fino all’exploit della scorsa annata – 8 gol più 3 assist – che gli ha finalmente garantito una chiamata dalla Ligue 1. Non chiedeva altro, Flo. Il resto è stato tutto un di più: pure quando ad alzare la cornetta è stato Deschamps, e l’ex ragazzino ha risposto con un gol dopo un minuto dal suo rientro in campo con i Bleus. Anche quello mancava dal 2019. E dell’ultima volta ai Mondiali – da uomo-spogliatoio, con scampoli di partita agli ottavi contro l’Argentina – nessuno ha bisogno di ricordare come andò a finire. Nel dubbio, però, i prossimi si giocano fra pochi mesi.

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