C’è ancora del calcio reale, in una Supercoppa Italiana giocata molto lontano da qui. Qualche giorno fa l’immagine simbolo della kermesse saudita – almeno per i social, almeno per chi continua a storcere il naso di fronte allo sport senza tifosi – era stata lo spettatore di casa, bardato di nerazzurro, cimentatosi in un’equivoca esultanza di fronte al rigore sbagliato dal nerazzurro Bastoni. Oggi a riportare il pallone al suo posto – sotto il sette, gonfiando la rete – ci ha pensato – per fortuna e puro talento – David Neres, piombando sulla finalissima come un tornado. Lo ringrazia il Napoli, che battendo 2-0 il Bologna conquista il trofeo dopo dieci anni esatti. E lo ringrazia pure la Supercoppa, perché se anche in questa edizione si finisce per parlare di campo è soltanto in virtù delle sue giocate. Quelle di un fantasista che a tratti è un fuoriclasse, e che quando si accende fa volare la squadra di Conte.
Il punto è che ultimamente succede sempre più spesso, buon per il Napoli. Quando Neres segna, gli azzurri vincono sempre. Il fatto è che l’anno scorso era successo tre volte in croce, all’interno di una stagione tanto esaltante per la squadra azzurra quanto travagliata per il giocatore, braccato dalla concorrenza con Kvara e Politano e poi, dopo la cessione del georgiano, dagli infortuni. A tal punto che quest’estate, col Napoli campione d’Italia, la sua indolenza aveva quasi fatto dimenticare il suo estro. Poi però le occasioni sono arrivate. La consistenza pure: tre assist di fila a ottobre, un mese dopo l’exploit ancora in essere che ha fatto del 28enne ex Benfica un autentico trascinatore tecnico. Sei gol in totale – più di qualsiasi altro compagno in questo frangente – conditi da due doppiette, un assist e la palma ripetuta del migliore in campo. Anche e soprattutto a Riyadh.
«Il primo gol è la prodezza di un campione», lo ha esaltato Conte nel postpartita, ripercorrendo la traiettoria del tiro a giro dalla distanza che ha indirizzato la Supercoppa verso Napoli (mentre, nella ripresa, il numero 7 ha semplicemente ringraziato il pasticcio difensivo del Bologna). «Il nostro lavoro è cercare sempre di ampliare le conoscenze del calciatore, di farlo diventare più forte: ciascuno dei miei ragazzi deve uscirne migliorato. E l’1-0 segnato da David è sintomo di grande qualità, c’è la giocata del singolo perché mette la palla all’incrocio».
In Serie A, e in generale, gli esterni d’attacco in grado di piazzare un colpo del genere non sono poi così tanti. Riguardo Neres, nessuno aveva mai messo in dubbio il suo enorme potenziale. I problemi, però, erano sorti in termini di continuità: dentro la partita e nell’arco di un campionato. È un giocatore rapido, imprevedibile, ma appena non è in palla diventa quasi un peso tattico. La squadra avverte la sua intermittenza, finisce per pagarla. Anche a Napoli, per mesi il suo calcio è rimasto latente.
Nel frattempo però – e questa è la solita, meticolosa bravura di Conte – David non ha perso contatto col Napoli. Con il suo ruolo in questo gruppo. E al momento del bisogno – nella fattispecie, il duplice ko di De Bruyne e Anguissa, una mazzata anche in zona gol – si è fatto trovare prontissimo. Anzi: nel suo momento migliore. Così da qualche settimana a questa parte la Serie A sta facendo i conti con un protagonista rinato, capace di schiantare in serie Atalanta, Roma e Juve. Quando non gira, si continua a inceppare la squadra: il passo falso di Udine ne è l’ennesimo esempio. Ma ormai rappresenta l’eccezione e non la regola: se ancora ci fossero stati dubbi, la Supercoppa nel deserto li ha spazzati via in due atti. 2-0 al Milan, 2-0 al Bologna, tre squilli di Neres. Fermarsi a questo punto, proprio sul più bello, più che un peccato sarebbe un delitto.