Se guardiamo al modello che ha permesso al Marocco di diventare una delle rappresentative calcistiche più forti al mondo, l’impatto dello scouting e della persuasione risulta davvero enorme: la Nazionale di Walid Regragui, infatti, è piena di calciatori con passaporto marocchino che sono nati in altri Paesi, soprattutto in Spagna e nel resto d’Europa, e che sono stati convinti ad accettare la convocazione in virtù di un progetto sempre più ambizioso, sempre più concreto. In questo senso si pensi aa Achraf Hakimi, a Brahim Díaz, a Eliesse Ben Seghir. In questo elenco, lo sappiamo da tempo, avrebbe potuto esserci anche Lamine Yamal: il giovanissimo fuoriclasse del Barcellona è nato in Spagna e alla fine ha scelto la Roja, ma soltanto dopo una lunga “gara di seduzione” tra la Federazione di Madrid e quella di Rabat.
In relazione a questa disputa, una delle tante tra Spagna e Marocco, L’Équipe ha raccontato che c’è stato un momento in cui Yamal era davvero vicino a prendere un’altra strada. Sì, perché Rabie Takassa, che oggi è il responsabile della Federcalcio marocchina per il reclutamento dei giocatori con doppia nazionalità, ha “scoperto” Yamal quando era davvero piccolissimo: nel 2017, l’attuale numero 10 del Barcellona aveva appena dieci anni e Takassa si innamorò di lui seguendo una partita della Masía trasmessa su Barça TV; da quel momento iniziò una vera e propria manovra a tenaglia per convincerlo a giocare con il Marocco, una manovra fatta di incontri con familiari, agenti e affini, una manovra incentrata su quelle che sembravano le inclinazioni del ragazzino di Rocafonda, quartiere dell’estrema periferia catalana: «Se visiti la casa in cui Lamine ha trascorso la sua infanzia», racconta Takassa all’Équipe, «capisci che il Marocco avrebbe avuto una concreta possibilità di convincerlo: l’arredamento rispecchia le tradizioni del Nord Africa, ci sono sure del Corano incorniciate alle pareti, la fa miglia mangia cibo marocchino, si respira il Marocco».
I colloqui con i parenti del ragazzo vanno anche bene, ma poi avvengono diversi fatti che cambiano completamente le carte in tavola: Nasser Larguet, il direttore tecnico della Federcalcio marocchina che di fatto ha avviato il reclutamento di talenti all’estero, viene sollevato dall’incarico; la pandemia da Coronavirus rallenta inevitabilmente tutti i processi, a cominciare dalla nomina del nuovo DT; dopo l’allentamento delle restrizioni sanitarie, Yamal comincia a giocare con le Nazionali giovanili spagnole, dall’Under 15 fino all’Under 17.
Infine, ed è qui che l’esito della partita viene completamente ribaltato, il Barcellona fa entrare Lamine Yamal nel giro della prima squadra. E allora la strada diventa segnata, perché il talento del giocatore esplode in maniera fragorosa, travolgente. E poi perché Xavi Hernández – che all’epoca era il tecnico del Barça, ma che deve essere considerato come una leggenda del calcio spagnolo in senso assoluto – inizia a parlare delle enormi opportunità che Lamine potrebbe cogliere giocando per la Roja, a cominciare dalla possibilità di partecipare all’Europeo.
Siamo ormai alla fine dell’estate 2023, cioè alla resa dei conti: poche settimane dopo la sua partecipazione all’Europeo Under 17, naturalmente con la maglia della Spagna, Yamal va a cena con il ct della Nazionale maggiore del Marocco, Walid Regragui, e i suoi avvocati. Pochi giorni dopo, arriva l’annuncio ufficiale: Yamal è tra i convocati della Spagna per le partite successive, quelle che valgono la qualificazione agli Europei 2024. In realtà i vertici della Federcalcio marocchina sapevano già da tempo che la scelta sarebbe ricaduta sulla Roja, ma la reazione è comunque ammantata di dolore. E quel dolore è piuttosto vivo ancora oggi: «È triste, è frustrante, ma è andata così», racconta Takassa. «In fondo, quando hai 15 anni e il tuo allenatore Xavi ti parla della Spagna come di una vetrina internazionale, del Pallone d’Oro, dell’Europeo, non è che tu possa fare molto. In ogni caso auguriamo buona fortuna a Yamal: più prospererà, più sarà un esempio per i giovani marocchini. Perché è marocchino». Ma è anche spagnolo, e in fondo la questione è tutta qui.