Se Sergio Ramos dovesse diventare il proprietario del Siviglia non potrebbe più giocare in Spagna, ed è tutta colpa di Gerard Piqué

L'ex difensore del Barcellona ha avuto un ruolo nell'organizzazione della Supercoppa spagnola in Arabia Saudita, solo che era ancora in attività. Da allora esiste una legge che vieta questi possibili conflitti d'interesse.
di Redazione Undici 03 Gennaio 2026 alle 02:55

La notizia gira da ormai qualche giorno. E più se ne parla più sembra che l’idea per cui Sergio Ramos comprerà il club del suo cuore, il Siviglia, diventi concreta, andando molto al di là di un semplice ruolo da testimonial. L’ex capitano del Real Madrid, infatti, si è presentato come uomo-guida di un gruppo di investimento pronto a rilevare la maggioranza del club. L’offerta recapitata all’attuale proprietà, inoltre, sarebbe anche piuttosto importante. Prima di tutto, però, va chiarito chi possiede davvero il Siviglia. E la cosa non è troppo scontata. Le quote, infatti, sono frazionate in questo modo: il 28% è in mano alla famiglia Del Nido; José Castro, l’attuale vicepresidente, e il cosiddetto Gruppo Utrera, più la famiglia Alés, detengono il 23%; la famiglia Carrión detiene il 15%; infine, il cosiddetto “Gruppo Americano” controlla un altro 15% delle azioni. Nel dubbio, Sergio Ramos e company avrebbero fatto delle proposte a tutti. Da una parte i tifosi del Sáncez Pizjuan sarebbero contenti di avere a che fare con un volto riconoscibile, con uno che sappia come funzioni il calcio nella città del Flamenco e cosa abbia passato la società nell’ultime stagioni. Dall’altra, però, i rapporti tra Ramos e i suoi ex sostenitori non sono così brillanti: non tutti i sevillisti, infatti, erano stati particolarmente contenti del suo ritorno nel 2023.

C’è poi anche un altro aspetto di cui tener conto, in questa vicenda. Ed è legato alla carriera di calciatore di Sergio Ramos, che non è ancora ufficialmente finita. E che, se l’acquisto del Siviglia dovesse andare in porto, non potrebbe continuare in Spagna. Come riportato dal quotidiano sportivo catalano Mundo Deportivo, infatti, la Federcalcio spagnola ha codificato la cosiddetta “Legge Anti-Piqué”, che impedirebbe a Ramos di possedere un club e di giocare in un club di Liga o di Segunda División.

Ma cosa c’entra Gerard Piqué in tutto questo? Semplice: la “Legge Anti-Piqué” è una clausola prevista dalla Legge sullo Sport del Consjo Superior de Deports e dagli stessi Statuti della Federazione a partire dal febbraio 2025. E fu varata in risposta a quanto accaduto con l’ex giocatore del Barcellona e la Supercoppa di Spagna in Arabia Saudita. Quando era ancora nella rosa blaugrana, Piqué – attraverso le società di cui è proprietario – è intervenuto come mediatore tra la federazione spagnola, la RFEF e il governo saudita per portare il torneo in Medio Oriente. In cambio, naturalmente, la società di Piqué ha ottenuto una percentuale significativa. Per evitare che una situazione simile si ripeta, è stata introdotto questa clausola che vieta agli atleti in attività di intrattenere rapporti commerciali con competizioni alle quali possono partecipare, al fine di prevenire conflitti di interesse e garantire l’integrità sportiva.

Di conseguenza, quindi, nessun atleta che partecipi a una competizione sportiva può avere interessi economici diretti o indiretti con l’organizzazione di quella stessa competizione. Ciò vale per tutti gli sport, non solo per il calcio, e mira a garantire la massima trasparenza nei rapporti tra le parti in causa. Questa condizione costringerebbe Ramos, a sua volta desideroso di giocare l’ultimo Mondiale della carriera, a continuare la propria carriera da calciatore fuori dalla Spagna, in qualsiasi altro campionato d’Europa o del mondo. Oppure, naturalmente, di annunciare il suo ritiro ufficiale.

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