Presidente? Forse ormai è il caso di chiamarlo top player: almeno in termini di emolumenti, Gianni Infantino non ha più nulla da invidiare a quanto incassano molti giocatori di prima fascia nel calcio europeo. Togliamo magari i mostri sacri dall’equazione – no, non siamo ancora al livello dei 30 milioni annui di Haaland o ai 15 di Lewandowski – ed ecco che nella nostra Serie A troviamo Marcus Thuram, Jonathan David, Paulo Dybala o Romelu Lukaku. Che in termini di stipendio netto, percepiscono circa cinque o sei milioni di euro all’anno – poco più, poco meno. Esattamente quanto le entrate complessive del numero uno della FIFA.
L’indiscrezione arriva dalla Francia, dove Le Monde ha avuto modo di analizzare le ultime dichiarazioni dei redditi – tecnicamente denominate “moduli 990” – presentate dalla Federcalcio di Zurigo alla Internal Revenue Service (l’agenzia governativa incaricata della riscossione dei tributi all’interno degli Stati Uniti). Il costo a bilancio del signor Infantino, nel 2024? L’equivalente di 5,27 milioni di euro, così ripartiti: 2,54 relativi allo stipendio base, 1,61 di bonus e un altro milione tra “altri compensi dichiarabili, pensioni e altri compensi differiti” (in altre parole, varie tipologie di benefit contrattuali).
L’aspetto notevole, sottolineato dal quotidiano, è che soltanto otto anni fa la FIFA aveva dichiarato per il suo presidente “soltanto” 1,28 milioni di euro: meno di un quarto della somma attuale. Una crescita economica esponenziale, determinata dal faraonico pacchetto di investimenti sbloccati da Infantino nel presente e nel passato recente: i Mondiali in Qatar, quelli in America e in futuro in Arabia Saudita, senza contare la massiccia operazione commerciale del Mondiale per Club. Al contempo, infatti, la Federcalcio internazionale fa anche sapere di aver raggiunto ricavi sempre più da record: sono stati stimati ben 11 miliardi di dollari di entrate nel quadriennio 2023-2027. Per intenderci, all’incirca come l’intero Pil del Kosovo.
In un contesto del genere, è presumibile che il portafoglio di Infantino possa continuare a gonfiarsi ancora. Senza contare quello dei suoi collaboratori: sempre nel 2024, la FIFA ha reso noto di aver pagato la bellezza di 33,2 milioni di dollari di emolumenti complessivi alla sua squadra dirigenziale e ai membri eletti del Consiglio FIFA – una quarantina di persone in totale. Insomma, un club di paperoni ai cui vertici siede il personaggio più facoltoso della storia federcalcistica. E pensare che all’inizio del suo corso, nel 2016, la FIFA aveva predicato rigore e austerità proprio per dissociarsi “dai bonus e dagli stipendi eccessivi” della stagione Blatter. Evidentemente, non solo dalle parti di Zurigo, tra il dire e il fare ci sono milioni e milioni di tentazioni.
“Nell’ambito del suo impegno statutario alla trasparenza, la FIFA pubblica annualmente i compensi corrisposti ai suoi dirigenti “, la dichiarazione della Federcalcio a Le Monde . “La FIFA contribuisce ai contributi previdenziali, al fondo pensione, all’assicurazione contro gli infortuni e ad altri benefit contrattuali per i dipendenti del presidente, come dettagliato nella relazione annuale della FIFA. Questi benefit vengono segnalati alle autorità statunitensi in conformità con gli obblighi di rendicontazione. Il compenso annuale, insieme ad altri benefit contrattuali, è determinato dalla Sottocommissione per le Remunerazioni della FIFA”. Nessun cortocircuito, a quanto pare. È l’etica del denaro a ogni costo. E a giudicare dalle innumerevoli controversie spuntate a margine dei grandi appuntamenti calcistici negli ultimi anni, tutto sommato non c’è da stupirsi. Infantino siede ormai al tavolo dei big – Trump, sauditi, qatarioti – e lo fa un po’ da paciere e un po’ da primus inter pares. Anche in termini di conto in banca.