L’avventura di De Zerbi al Marsiglia è stata a dir poco tumultuosa, ed è andata a finire malissimo

Qualche acuto, tante polemiche, i due tracolli che hanno sancito la condanna. Forse tra club e allenatore non poteva andare diversamente.
di Redazione Undici 11 Febbraio 2026 alle 18:55

Niente esonero, né dimissioni. Anche all’ultima curva, l’immagine conclusiva di Roberto De Zerbi al Marsiglia riassume alla perfezione le sensazioni di questo biennio scarso: dopo la debacle contro il PSG, la squadra riprende ad allenarsi, ma senza l’intensità richiesta da chi dirige. Insomma, un atteggiamento che all’allenatore non piace affatto. L’anno scorso a quest’ora, di fronte a una simile frattura, De Zerbi aveva sospeso qualunque sessione di lavoro al Vélodrome e soltanto il pronto intervento del ds Benatia riuscì a scongiurare la crisi, fino all’ottimo secondo posto della passata stagione. Oggi però quei margini di recupero non ci sono più. E in casa OM si respira una situazione che non va giù a nessuno. Così, nella notte fra martedì e mercoledì, scatta la risoluzione consensuale. L’ex pupillo di Guardiola al Brighton lascia la Ligue 1 come peggio non si potrebbe.

Come racconta L’Équipe, la situazione era sprofondata già un paio di settimane fa dopo il tonfo in casa del Brugge, che costò al Marsiglia una cocente eliminazione dalla Champions League all’ultimo minuto. Da lì in poi hanno cominciato a filtrare delle indiscrezioni preoccupanti anche da parte dei collaboratori di De Zerbi: la squadra non riesce a seguire la filosofia dell’allenatore, non crede nei suoi metodi, insomma, non sarebbe del tutto sua. La prospettiva di un addio imminente aleggia ogni giorno. E le seguenti conferenze stampa di De Zerbi, con fare esistenziale, non hanno contribuito a distendere l’atmosfera: “Il problema dell’OM, è l’OM”, diceva l’allenatore. “Quale OM scenderà in campo nel prossimo match?”

A De Zerbi si rimproverano diversi errori tattici, di gestione degli interpreti e delle fasi di gara: i minuti finali costati la Supercoppa di Francia contro il PSG, a inizio gennaio, erano stati emblematici di un calcio dai tratti affascinanti – perché altrimenti non si arriva a un soffio dalla vittoria in gara secca con un trofeo in palio, contro Dembélé e compagni – ma in qualche modo poco efficace alla resa dei conti. Tra i meriti dell’allenatore c’è anche la rigenerante valorizzazione di Mason Greenwood, capocannoniere assoluto del Marsiglia durante la sua gestione – 44 gol in un anno e mezzo – e mai così dirompente nella sua giovane carriera. Al contempo però il rapporto con tantissimi altri s’è rivelato lacerante e fuori controllo, con pesanti implicazioni anche in termini di calciomercato.

La lite fra Rabiot e Rowe all’alba di questa stagione – l’inizio della fine, secondo la stampa marsigliese – è stato il sintomo più chiaro di tante frizioni interne gestite a fatica dall’allenatore. E molto spesso finite con la cessione dei calciatori coinvolti: non solo loro due, sbarcati in Serie A – per la gioia del Milan e di Adrien –, ma anche Neal Maupay, Micheal Murillo, Valentin Rongier. Il primo di questi era addirittura un pretoriano di De Zerbi, che a lungo aveva encomiato per abnegazione e rendimento. Poi qualcosa si rompe, il ragazzo finisce fuori rosa e poi in prestito al Siviglia. Stessa sorte per il difensore panamense, additato dall’allenatore come primo colpevole della disfatta di Brugge: una settimana dopo ha firmato con il Besiktas.

Altre dinamiche poco edificanti hanno continuato a emergere anche in allenamento: qualche giorno fa, Vermeeren e Kondogbia sono finiti sull’orlo della rissa. De Zerbi ha consigliato loro di telefonare ai rispettivi agenti, se la situazione al Marsiglia non li soddisfaceva. Insomma, un’atmosfera altamente umorale e incandescente. Piuttosto che trascinarla per le lunghe, forse prendere strade diverse è stato meglio per tutti. Senza bisogno dello schiaffo della realtà, sotto forma di cinquina rifilata dal PSG. Anche perché l’OM, classifica alla mano, ha tutte le carte in regola per riconfermare la qualificazione in Champions. E De Zerbi, lontano dalla Francia, un futuro comunque ricco di estimatori.

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