Una stretta di mano storica, totale. E in un certo senso inattesa quasi quanto quell’annuncio galeotto di cinque primavere fa, quando una dozzina di club europei “capitanata” da Barcellona e Real Madrid annunciava la nascita della Super Lega. Che alla fine mai ebbe luogo, e da oggi mai ce l’avrà: tra Aleksander Ceferin, Nasser Al Khelaifi e Florentino Pérez – cioè i numeri uno di UEFA, European Football Clubs e Real – è stato trovato un accordo decisivo per archiviare una volta per tutte quel rivoluzionario progetto di calcio. Rilanciando contestualmente la tenuta dello status quo, con ampi margini e intenzioni di miglioramento. Senza più mugugni, colpi di mano o diatribe legali di contorno.
La notizia è stata diffusa dai dirigenti dei blancos nella giornata di martedì. «Dopo mesi di discussioni a beneficio del calcio europeo, la UEFA, i club calcistici europei e il Real Madrid annunciano di aver raggiunto un accordo di massima per il bene del movimento, rispettando il principio del merito sportivo, sottolineando la sostenibilità a lungo termine dei club e migliorando l’esperienza dei tifosi attraverso l’uso della tecnologia», si legge in un comunicato. Era da almeno tre mesi che la triade del pallone aveva intavolato lunghe trattative per arrivare a una risoluzione amichevole – attenzione: a questi incontri non ha partecipato alcun emissario del Barça. E queste parole, in attesa di una documentazione ufficiale, sanno finalmente di fumata bianca.
Che cosa cambierà nel concreto? Innanzitutto, le cause legali del Real Madrid – e di A22, la società promotrice della Super Lega – contro la UEFA verranno archiviate. E ogni velleità residua da parte della Super Lega farà la stessa fine. In cambio, la Federazione di Nyon si impegnerà a riformare il sistema nel segno della sostenibilità e dell’autonomia del calcio europeo, emancipandosi dalle iniezioni di liquidità esterne che negli ultimi anni hanno reso il business sportivo sempre più diseconomico e dipendente da terzi. Come Ceferin e soci abbiano intenzione di raggiungere nel concreto questo cambiamento, al momento non è ancora stato chiarito. Il punto di partenza sarà però il merito sportivo, che continuerà ad avere la precedenza assoluta nell’attuale sistema di competizioni – sempre incentrate sui campionati nazionali, a loro volta serbatoio incrollabile delle coppe europee.
Tra le opzioni al vaglio degli addetti ai lavori ci sarebbe un’ulteriore stretta in fatto di fair play finanziario, nel rispetto totale delle regole stabilite e senza eccezioni di sorta per quei club considerati too big to fail. Che proprio il PSG di Al Khelaifi di recente abbia radicalmente cambiato le proprie politiche di spesa, rinunciando agli acquisti folli in luogo di investimenti più oculati, è un chiaro segnale in questa direzione. Semmai sarà più difficile far rientrare nel quadro le squadre di Premier League, ormai una Super Lega de facto, non a caso, ma la UEFA ha quantomeno l’intenzione di andare in fondo. Anche e soprattutto nel rapporto con calciatori e agenti, ai quali si contesta un eccessivo potere economico e contrattuale: d’ora in poi si prevedono possibili tetti salariali e alle commissioni, tutelando maggiormente i club in sede di trattativa. E per aumentare i ricavi di settore, marketing massiccio e nuove tecnologie: l’obiettivo dichiarato, con tutti i mezzi a disposizione, è riportare i tifosi al centro del calcio. Super Lega o no, la strada da fare si preannuncia lunga e faticosa.