Il nuovo stadio dell’Everton ha cambiato le finanze e quindi le prospettive del club, ma non tutti i tifosi ne sono entusiasti, anzi

Diversi fan dei Toffees si sono lamentati della logistica improbabile, degli orari sconquassati, del traffico e delle code ai chioschi.
di Redazione Undici 04 Marzo 2026 alle 02:04

C’è uno stadio che più di tutti sta cambiando il volto di una città e di una quadra. Si tratta del Hill Dickinson Stadium, il nuovo impianto dell’Everton che da questa stagione ha abbandonato lo storico Goodison Park, lasciato alla squadra femminile, per trasferirsi dall’altra parte del fiume Mersey, a due passi dal porto di Liverpool. Le modifiche urbanistiche e l’aumento dei ricavi hanno avuto un impatto positivo, naturalmente, ma la crisi delle attività intorno al vecchio stavano e, più in generale, l’atmosfera che si respira nel nuovo impianto non sono molto apprezzate dai tifosi dei Toffees.

Certo, le vittorie aiuterebbero: cinque successi in 16 partite casalinghe rappresentano un bottino modesto. Anche la creazione di nuove abitudini nel giorno di partita potrebbe poi favorire il legame tra tifosi e impianto, ma per molti fan questo processo si sta rivelando difficile. Parlando con The Athletic, un abbonato al nuovo stadio dell’Everton ha raccontato sui social che, abitando fuori città, rischia di saltare sette o otto partite interne a causa del calendario. Il club è consapevole che non si tratta di un caso isolato. Il problema non è esclusivo dei Toffees – che pure beneficiano economicamente degli spostamenti per esigenze televisive – ma nella stagione inaugurale nel nuovo stadio il calendario ha assunto contorni penalizzanti.

L’ultima sfida interna dell’Everton contro il Burnley è stata la quinta gara di Premier League, di quelle giocate nel nuovo stadio, disputata in un giorno feriale. L’ultima partita casalinga di campionato nel weekend risale al 4 gennaio, mentre l’ultimo match sabato alle 15 è datato 6 dicembre, contro il Nottingham Forest. Se il derby del Merseyside di aprile e la visita del Manchester City a maggio verranno spostati per esigenze televisive, come appare probabile, l’Everton chiuderà la prima stagione nel nuovo impianto con lo stesso numero di posticipi del lunedì sera (tre) e partite tradizionali del sabato pomeriggio. Questo tipo di calendarizzazione scoraggia famiglie, anziani e tifosi provenienti da fuori città. Anche i nuovi locali sorti nei pressi dello stadio avevano previsto un afflusso maggiore nel fine settimana.

Il club ha chiesto ai tifosi di compilare sondaggi dopo ogni partita interna. Il giudizio sull’impianto, costato circa 800 milioni di sterline, è ampiamente positivo. Tra i correttivi già adottati figurano l’assunzione di più personale, l’installazione di nuovi chioschi per ridurre le code e il miglioramento dell’accesso per i sostenitori disabili. Le principali criticità emerse dai questionari e dagli incontri con il Fan Advisory Board riguardano un altro problema che, evidentemente, crea problemi ai tifosi dell’Everton: la viabilità attorno allo stadio. La posizione portuale, accessibile di fatto da un solo lato, rende inevitabile la congestione del traffico, che si aggrava in occasione dalle partite serali – quando le chiusure stradali coincidono con l’uscita dagli uffici del centro di Liverpool.

Il rovescio della medaglia è rappresentato dal potenziale commerciale. La posizione sul lungofiume, a ridosso del centro, è uno dei punti di forza del progetto e ha già permesso all’Everton di migliorare le proprie finanze dopo anni difficili. Accordi con marchi globali come Pepsi e Budweiser segnano un salto di qualità rispetto al passato. «L’Everton è sulla buona strada per registrare la miglior performance commerciale della sua storia» ha dichiarato Andrew Middleton, presidente delle operazioni commerciali da gennaio. «Il trasferimento nel nuovo stadio è stato un catalizzatore fondamentale».

Il nuovo Hill Dickinson Stadium, poi, sta già attirando grandi eventi sportivi, contribuendo ad accrescerne il profilo internazionale e le entrate. Delegazioni di club inglesi, tedeschi e sudamericani hanno visitato l’impianto per studiarne il modello in vista di possibili trasferimenti. L’allenatore Moyes conosce bene il peso della tradizione. «A Goodison c’erano il tunnel stretto, le luci, il pubblico a un passo dal campo. Qui è diverso: sembra uno spazio più grande. Dobbiamo abituarci, ma le nostre partite sono migliori rispetto a Goodison e la squadra è più forte quest’anno». Forse è così. Ma per ora, tra calendario spezzettato, difficoltà logistiche e un’identità ancora in costruzione, l’Hill Dickinson Stadium non è ancora diventato la casa che la gente dell’Everton sognava.

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