Per diventare un atleta d’élite, è fondamentale allenare anche gli occhi

Intervista ad Andrea Cagno, optometrista specializzato nello sport che ha collaborato con la Federtennis, con Sinner, Berrettini, con il Napoli di Spalletti. E che ha chiarito quanto sia importante vedere nel modo giusto, per vincere.
di Margherita Sciaulino 19 Marzo 2026 alle 03:18

Andrea Cagno è un optometrista posturale-comportamentale e allena una funzione che non si dovrebbe mai dare per scontata nella vita di un campione: quella visiva. Tutto è cominciato dai bambini che non riuscivano a leggere correttamente: «Se possiamo migliorare gli occhi di un atleta possiamo migliorare anche quelli di un bambino che fa fatica a leggere», racconta Cagno a Undici. Che poi, mentre parliamo, rende subito chiaro un concetto: «Non è come vediamo o quanto vediamo, ma la qualità con cui riusciamo a trasformare ciò che vediamo in un gesto efficace».

Nello sport di oggi dove tutto va sempre più veloce, avere una buona vista non basta più, la differenza la fanno quelli che imparano a usarla nel modo corretto. Ogni azione, poi, parte da quello che vediamo, ma si sviluppa insieme al corpo e alla mente. Senza una chiara visione di gioco, Novak Djokovic non sarebbe diventato più vincente di Roger Federer e Rafael Nadal, così come Jannik Sinner non sarebbe diventato il giocatore italiano più forte di tutti i tempi. «Ma questo tipo di allenamento incide su ogni sport», aggiunge Cagno, «non solo nel tennis. Dal rugby al pugilato, dal karate al basket, tutto è allenabile in modo diverso.

Andrea lavora per la Federazione Italiana Tennis e Padel da oltre 15 anni, e sotto i suoi occhi sono passati tutti i giocatori fino all’Under 18, tra cui Jannik Sinner. Ma nella sua lunga carriera ha lavorato anche nel team del Napoli di Spalletti, con cui ha vinto un campionato; ha allenato il campione italiano di pugilato Domenico Valenti, ha fatto parte della squadra di Matteo Berrettini nell’anno in cui, per la prima volta, è entrato tra i migliori 20 giocatori del mondo e tuttora segue la campionessa mondiale di karate Sara Cardin. Meno schermi e più allenamento specifico per gli occhi possono prevenire gli infortuni e migliorare non solo la vita di un campione, ma di tutti. Queste sono solo alcune delle cose che Andrea, responsabile della Sport vision tennis Accademy (SVTA) ci ha raccontato.

Come si allena la funziona visiva?
Si comincia con una valutazione oggettiva per capire se, e dove, ci sono delle zone in cui gli occhi lavorano meno bene. Velocità e precisone degli occhi significano velocità e precisione del corpo. La valutazione ci dice qual è l’occhio che sbaglia, poi viene fatto un trattamento specifico con delle lenti e dopo si avvia un protocollo di potenziamento dell’occhio. Con la FITP abbiamo strutturato un sistema di telecamere che collegano corpo e occhi così noi sappiamo esattamente che cosa fanno gli occhi e come dirigono il corpo.
Lei lavora con la FITP da oltre 15 anni e durante le sue consulenze nei raduni nazionali presso i centri di preparazione olimpica ha seguito molti giocatori, tra cui Jannik Sinner.
Sì, l’ho seguito quando era bambino, aveva tra i 12 e i 13 anni. Fisicamente non era tra i migliori ma aveva una grande voglia di imparare. Un pomeriggio eravamo al centro di preparazione olimpica e gli stavo spiegando un esercizio da fare in campo per gli occhi, non facile perché lui parlava pochissimo italiano. Ma subito dopo è andato in campo a provare quell’esercizio ed è stato l’unico ragazzo che ha continuato a provare per tutto il pomeriggio, ogni tanto mi faceva segno con il pollice in su per dirmi che stava funzionando.
E con Matteo Berrettini?
Ho collaborato con lui e il suo team per un anno, Matteo all’inizio di quella stagione era 200 del mondo e alla fine dell’anno entrò in top 20 per la prima volta.

Ha lavorato anche con il Napoli di Spalletti? Come si applica l’allenamento visivo nel calcio?
Sì, ho seguito per tre anni il Napoli e un anno abbiamo anche vinto il campionato. La prima “regola” è che un buon giocatore di calcio non si muove mai guardandosi i piedi. Lo stesso vale per i tennisti. Un calciatore di grande qualità deve muovere i piedi e il pallone guardando sempre i suoi compagni intorno. Per esempio, abbiamo lavorato tanto per avere un buon timing sul portiere, utilizzando delle luci che si accendono e si spengono. Per allenare la reazione bisogna saper gestire i tempi morti tra una luce e l’altra. Noi lavoravamo molto anche sull’anticipazione, quindi prevedere e programmare il passo successivo con degli strumenti in movimento.
C’è uno sport nel quale secondo lei la vista ha un ruolo particolarmente importante?
Incide su ogni sport in modo diverso. Il basket e il rugby hanno bisogno di un allenamento di visione periferica. Il karate necessita di un allenamento visivo più veloce e su distanze ridotte. Il tennis ha diverse abilità da allenare: la rapidità e la lettura della traiettoria della palla, così da distinguere cos’è centrale e cos’è periferico.
E nel pugilato?
Ho lavorato con Domenico Valentino, campione di pugilato. Lì vanno allenati quelli che si chiamano “anti neuroni specchio”. Per farti capire: se io sono a un congresso e sbadiglio, qualcun altro potrebbe sbadigliare. Se io saltello, l’avversario davanti a me, di istinto, saltellerebbe al mio ritmo. Ma se alleno questi anti neuroni specchio, quando il mio avversario saltella, io sarò in grado di restare a terra e colpirlo.

Degli occhi ben allenati possono prevenire anche gli infortuni?
Assolutamente sì. Occhi ben allenati ci fanno arrivare nel giusto spazio-tempo per posizionarci correttamente nel corpo. Il corpo è al servizio del nostro sistema visivo, se la guida funziona male, allora il corpo su muove male. In passato, nel mondo del tennis, c’era solo la tecnica, oggi c’è la tattica e per ottimizzare la tattica serve una visione molto abile: non è quanto vedo, ma come vedo e come dirigo il corpo. In passato ho lavorato con il preparatore fisico di Roger Federer, Dorochenko, insieme seguivamo il tennista Vasek Pospisil: lui aveva degli occhi eccellenti.
La dipendenza che ormai abbiamo tutti dagli schermi, cellulari e televisioni, incide in modo particolare su uno sportivo?
Sì, soprattutto sul discorso della visione. Ci sono un sacco di studi che lo dimostrano e per fortuna oggi i pediatri lo dicono: non bisogna dare un cellulare in mano a un ragazzo prima degli 11 anni.

C’è un collegamento tra il miglioramento visivo e quello tecnico-tattico, secondo lei?
Certo, basta guardare quello che ha fatto Novak Djokovic nella sua carriera. Lui è stato il primo a gestire l’attenzione in modo spettacolare. È stato il primo atleta a farlo nel tennis: senza nulla togliere a Federer e Nadal, ma Nole sembrava davvero una macchina. Sapeva esattamente cosa fare perché i suoi occhi non distoglievano mai l’attenzione, ed è riuscito a trasformare la risposta al servizio in una ribattuta vincente, non più in una rimessa in campo. Per fare questo devi stare attento ai dettagli di quello che vedi e devi esser in grado di ripeterlo nel giusto spazio-tempo.
Pensa che la vista sia sottovalutata come parte delle abilità motorie?
Se ne parla tanto ma pochi fanno lavori di qualità. La visione viene poco valutata. Molti hanno un sistemo visivo efficace, ma l’efficienza è saperla usare a basso costo energetico con strumenti specifici e seguiti da professionisti. Magari andiamo bene verso sinistra ma male verso destra. Basta una sola direzione dove non andiamo bene per non eccellere, e se non viene migliorata diventa un limite nella crescita dell’atleta. 

Lei fa parte del progetto “Racchetta in Classe”, può spiegarci di cosa si tratta?
Nell’ultimo anno, per il progetto Racchetta in Classe, ho prodotto dei libri formativi per allenare i bambini a impugnare correttamente la penna quando scrivono, le scuole che si collegheranno ai circoli di tennis di questo progetto riceveranno i libri. Insegneremo che il modo in cui si impugna la racchetta è importante tanto quanto il modo in cui si impugna una penna. Il mio lavoro è nato proprio con i bambini che hanno difficoltà di apprendimento, e difficoltà nella lettura. Se possiamo migliorare gli occhi di un atleta possiamo migliorare anche quelli di un bambino che fa fatica a leggere. 

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