Cos’hanno in comune Erling Haaland e Victor Wembanyama, a parte essere due fuoriclasse globali delle rispettive discipline? Mettete cavalli e alfieri davanti a loro e vedrete: stretta di mano e bianco in moto, come in qualunque torneo di scacchi che si rispetti. Proprio in questi giorni l’attaccante del Manchester City ha iniziato a investire nel Chess World Championship, un nuovo campionato itinerante che con la collaborazione di Magnus Carlsen – il più grande scacchista dei tempi moderni, norvegese come Haaland – punta a rendere questo gioco millenario più popolare e accessibile, fuori dalla rispettabile nicchia che l’ha sempre preservato. Con alcuni luoghi assolutamente cult, in ogni caso: fra questi Washington Square a Manhattan, uno spazio verde caratterizzato da un concentrato di scacchisti di strada – si paga per giocare, ma soprattutto per l’esperienza. Una fredda mattina di dicembre, un anno e mezzo fa, si presentò ai tavoli anche il centro dei San Antonio Spurs – che a Natale erano scesi sul parquet a New York contro i Knicks. E Wemba giocò per ore, sfidando gli appassionati locali in un fuoriprogramma che non poteva non diventare virale sul web.
Non sono gli unici casi celebri. Tra i calciatori sa cavarsela anche Harry Kane, Bryan Mbeumo è sempre pronto per una partitella, corrono voci di spogliatoio che l’ex Torino Borna Sosa sia fortissimo. E che Momo Salah si affidi agli scacchi per staccare da tutto e scaricare lo stress degli allenamenti col Liverpool. Mentre Eberechi Eze, attaccante dell’Arsenal, l’anno scorso vinse addittura 15mila sterline in un torneo scacchistico che comprendeva 12 partecipanti amatoriali fra atleti e content creator. Una sorta di vetrina pubblicizzata da Chess.com, il sito di scacchi più popolare al mondo con ben 250 milioni di utenti globali – sì, forse è sbagliato parlare di nicchia.
Oltre la passione però c’è di più. Se in tanti sport si corre a mille, lavorando su tecnica e resistenza fisica, è fondamentale sviluppare anche la capacità di pensare, adattarsi e anticipare le mosse dell’avversario. Qualcosa che gli scacchi aiutano ad affinare in modo brillante. “Calcio e scacchi sembrano due attività agli antipodi, eppure in termini tattici ci sono così tante analogie”, spiegava Trent Alexander-Arnold, difensore del Real Madrid, dopo aver sfidato niente meno che il campione del mondo Carlsen – naturalmente perdendo, ma in cinque minuti e 17 mosse: poteva andare peggio. Una teoria abbracciata anche da Carlos Alcaraz nel tennis: secondo il numero uno del ranking ATP, “analizzare la scacchiera aiuta a migliorare le proprie strategie anche sul terreno di gioco: devi intuire dove l’altro giocatore indirizzerà la palla, essere già lì prima del tempo ed escogitare qualcosa per metterlo in difficoltà”. Mentre Quique Setien, ex allenatore del Barcellona, nel corso della sua carriera ha ammesso di aver iniziato a studiare catene di pedoni e attacchi sull’ala di donna proprio per le potenziali applicazioni calcistiche di certi movimenti. “Gli scacchi e il calcio sono simili: i pezzi sono interconnessi fra attacco e difesa, la chiave di tutto è dominare la zona centrale”.
Non serve aggiungere altro. Se non che gli scacchi, complice la loro ampia fruibilità online – le modalità blitz e bullet, con partite da 5 o addirittura un solo minuto di tempo a giocatore, si addicono perfettamente ai riempitivi di viaggio o pendolarismo – stanno vivendo una fase di hype particolarmente fortunata. Il successo della serie Netflix La regina degli scacchi ha contribuito a fare da testimonial della disciplina. Così come i vip dello sport: secondo la FIDE, la Federscacchi internazionale, oggi più di 25 milioni di bambini al mondo studiano il gioco una volta alla settimana e oltre un miliardo e mezzo di persone ha un’app scacchistica scaricata sul proprio telefono. L’ultimo step che potrebbe ispirare il calcio? Il passaggio al tempo di gioco effettivo, al posto degli attuali 90 minuti regolamentari. Ma forse, piuttosto che inoltrarsi in questa rivoluzione, i vertici del pallone guarderebbero più di buon occhio un arrocco fra portiere e goleador.