Il Giappone che va ai Mondiali, uno dei più forti di sempre, è pieno di giocatori che sono passati o sono ancora nel Sint-Truiden

E ovviamente non è un caso, ma il frutto di una sinergia forte tra il club belga e l'intero sistema nipponico.
di francesco giordano 31 Marzo 2026 alle 17:34

Sono anni che il calcio giapponese cresce a vista d’occhio. Il merito è di un programma/processo a lungo termine che ha coinvolto tutti i livelli del sistema nipponico, a cominciare – naturalmente – dalla Nazionale fino ad arrivare alla J-League.  Ma anche delle istituzioni europee hanno contribuito, più o meno indirettamente, a questo sviluppo: il Celtic e il West Ham hanno avuto un ruolo importante, ma adesso è arrivato il momento del Sint-Truiden (STVV). Che non sarà una squadra molto sexy, al momento infatti è soltanto terzo nel campionato belga di prima divisione, ma per i giapponesi expat rappresenta un hub fondamentale. Al punto che, come rileva The Athletic in questo reportage, nell’attuale Nazionale senior ci sono ben sette calciatori che sono passati o sono ancora nel Sint-Truiden.

Ma come nasce questa inclinazione, da parte di un oscuro club belga, nel guardare verso il mercato giapponese? Bisogna partire dalla proprietà, che appartiene alla società digitale nipponica DMM: dopo il deal del 2017, è iniziato un rapporto estremamente proficuo con le squadre e i settori giovanili nipponici. Ecco qualche nome significativo: negli ultimi nove anni, Zion Suzuki, Takehiro Tomiyasu, Wataru Endo e Daichi Kamada hanno giocato almeno una stagione nel Sint-Truiden. E da lì si sono messi in mostra, al punto da attirare le attenzioni di club decisamente più importanti in Italia, in Inghilterra, in Germania.

Se guardiamo alla lista composta per le amichevoli di marzo, Hajime Moriyasu – il ct del Giappone – ha convocato solamente due giocatori che attualmente militano nel Sint-Truiden, ovvero Shogo Taniguchi e Keisuke Goto. Ma il rapporto resta molto stretto: in questa stagione, infatti, i calciatori giapponesi nel roster del STVV sono addirittura otto. È per questo che il club belga viene percepito dai talenti nipponici come «il contesto perfetto per abituarsi all’ambiente e allo stile di gioco del calcio europeo». Queste parole sono di Takayuki Tateishi, ex dirigente dell’FC Tokyo che si è trasferito in Belgio nel 2017. E che fin dall’inizio ha creato quello che si può definire come un ponte sempre aperto tra Sint-Truiden e il suo Paese d’origine.

Il modello è chiaramente orientato verso i giovani talenti che provano a lanciarsi nel calcio europeo, ma non sono mancate operazioni dall’anima differente: tra il 2022 e il 2024, infatti, per il STVV sono passati anche due monumenti come Shinji Okazaki e Shinji Kagawa. E forse, quindi, è per questo che aziende giapponesi – Septemi Holdings e Japanet – abbiano deciso di investire nel Sint-Truiden. Che, a sua volta, ha stipulato accordi di partnership con tre squadre di J-League (Avispa Fukuoka, FC Tokyo, Fagiano Okayama), due di J-League 2 (Consadole Sapporo e Oita Trinita) ed è legata anche al V-Varen Nagasaki, altra società di proprietà di Japanet che gioca nella J-League.

L’impatto del modello costruito dal Sint-Truiden, che dopo la promozione del 2015 in seconda divisione e quest’anno sta disputando il miglior campionato della sua storia, si è fatto sentire in tutto il Belgio: «Quando abbiamo iniziato», racconta Tateishi, «c’erano solo tre giocatori giapponesi in Belgio. Ora ce ne sono 25 tra prima e seconda divisione». Non è un caso, non può esserlo. E infatti la società sta iniziando a pianificare dei nuovi passi che vanno proprio in questa direzione, per esempio l’apertura di un’accademia STVV direttamente in Giappone e una crescita corporativa dei risultati: «Al momento abbiamo il decimo o l’undicesimo budget del campionato belga», ricorda Tateishi, «mentre quando siamo arrivati eravamo tra gli ultimi. Questo vuol dire che stiamo crescendo, che stiamo investendo bene». È vero per loro, ma è vero anche per tutto il calcio giapponese.

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