Dopo oltre dieci anni nel circuito, Alex de Minaur è diventato il volto del tennis australiano nel mondo. Nato a Sydney da parte uruguaiano e madre spagnola, nel circuito è ormai conosciuto come ‘The Demon’ nel circuito per la sua velocità in campo e una grinta difensiva impressionante. Ma De Minaur sembra tutto meno che un demone mentre racconta a Undici cosa lo ha riportato (quasi due anni dopo l’ultima volta) al numero 6 della classifica ATP. Con il viso angelico e un tono di voce calmo e rilassato, ha rivelato che il cambio di regime di allenamento, sia in campo che fuori, ha fatto la differenza nella prima parte dell’anno sul cemento. Il suo gioco difensivo ha lasciato spazio a una tattica diversa, più offensiva, e i risultati l’hanno ripagato in fretta: quarti di finale raggiunti a Melbourne, dove si è dovuto arrendere solo al vincitore del torneo, Carlos Alcaraz, e undicesimo titolo della carriera conquistato all’ATP 500 di Rotterdam.
Sotto la guida di coach Adolfo Gutiérrez, che lo affianca praticamente da una vita, De Minaur ha trasformato il suo gioco: era un contrattaccante puro, adesso è un tennista universale, capace di aggredire il campo. La sua stabilità è anche legata al fidanzamento con la tennista britannica Katie Boulter, con la quale forma una delle coppie più amate e seguite del tour. Il matrimonio dei due è in arrivo e – forse – anche una coppia di doppio misto che potrebbe scatenare un’attenzione mediatica importante.
Oggi, nel corso del Masters 1000 di Monte Carlo, De Minaur sente di avere «un bersaglio sulla schiena» e riconosce che il passaggio dal cemento alla terra battuta è la fase più complessa della stagione: «Abbiamo lavorato duramente per arrivare preparati su questa superficie». Anche del punto di vista mentale, ci racconta, non smette mai di allenarsi: «A questo livello giochiamo tutti benissimo; la differenza la fanno la testa e la fiducia che hai in te stesso. L’allenamento mentale è decisivo».
L’inizio del 2026 è stato ottimo, ma ora arriva la parte più complessa: trasferire il tuo tennis aggressivo dal cemento alla terra battuta. Come gestirai questo passaggio?
Sì, il tennis sulla terra è un’altra storia. È più difficile essere aggressivi e bisogna essere molto pazienti. Ma negli ultimi due anni ho iniziato a sentirmi più a mio agio su questa superficie. All’inizio della carriera facevo fatica, ma ora sento come se ogni anno riuscissi a migliorarmi un po’ di più. Spero di iniziare bene qui a Monte Carlo e di portare a casa dei buoni risultati.
Ora che hai raggiunto il tuo Best Ranking, numero 6 della classifica ATP, senti di avere una maggiore pressione addosso o ti senti più in fiducia?
Sicuramente mi dà tanta fiducia, ma allo stesso tempo mi mette un bersaglio sulla schiena. Sento che adesso i miei avversari giocano più liberi contro di me, con la mentalità di chi non ha nulla da perdere. Questo rende ogni partita pericolosa. Devo essere pronto a lottare, a fidarmi dei miei risultati e del motivo per cui mi trovo in questa posizione, continuando a esprimere un alto livello di gioco.
Il 2026 si sta rivelando un anno speciale. Non solo per il tuo Best Ranking, ma anche per il tuo matrimonio in vista con Katie. Come procedono i preparativi?
Ci siamo quasi! Abbiamo sistemato le cose principali e ora ci stiamo occupando dei piccoli dettagli. Siamo molto emozionati. Come dicevi, sarà un anno bellissimo per tanti motivi, non solo sportivi.
C’è la possibilità di vedervi giocare insieme in doppio misto, magari in uno Slam?
Sarebbe carino e devo dirti che ne stiamo discutendo. Solo che c’è già tanta attenzione mediatica su di noi e non sappiamo se vogliamo aggiungerne altra giocando insieme. Mi piacerebbe molto, mi diverto a giocare con lei, ma è difficile concentrarsi sul doppio misto quando vuoi anche dare il massimo in singolare, soprattutto negli Slam. Vedremo.
Tu e il tuo coach Adolfo siete insieme da quasi tutta la tua carriera. Ma ultimamente alcuni top player hanno scelto di allenarsi da soli, anche solo per un periodo; cosa ne pensi di questa scelta?
Per me la stabilità è fondamentale. Avere qualcuno al tuo fianco che ti conosce e ti capisce è di vitale importanza. In una stagione si giocano tantissimi match, con alti e bassi. Sai, quando le cose vanno bene il tennis sembra facile, prendi le decisioni giuste e sei felice. Ma nei momenti difficili capisci che hai bisogno di aiuto, di qualcuno al tuo fianco che ti supporti, ed è lì che il coaching diventa essenziale.
Ho letto che hai messo su più massa muscolare. Come ti fa sentire questo cambiamento nel tuo fisico sulla terra battuta?
La terra è la superficie più esigente dal punto di vista fisico e la forza conta molto. Per adesso mi sto sentendo bene. Abbiamo lavorato duramente in palestra e spero che i risultati si vedano. Se supererò bene questa stagione, allora potremo dire che è stato un successo.
Passioni fuori dal campo: auto d’epoca e vino. Pratichi altri sport per hobby?
Amo il golf e ho praticato anche un po’ di yoga. Da piccolo, quando vivevo in Spagna, giocavo a calcio. Ma ora preferisco guidare le mie auto classiche e stare vicino all’oceano. I miei hobby sono tutti “lenti”: sai, il tennis è intensità pura, velocità, adrenalina. È per questo che, quando finisco di giocare, voglio staccare la spina, cerco attività che mi aiutino a rallentare.
Parlando di calcio, l’Italia sta vivendo un momento difficile per la mancata qualificazione ai mondiali, per la terza volta di fila, mentre l’Australia c’è. Seguirai i Mondiali?
Mi piace il calcio e seguo spesso il Real Madrid. Sono fortunato perché avendo radici diverse potrò tifare per l’Australia, ma anche per la Spagna o per l’Uruguay. Spero che almeno una di queste tre nazioni vinca!
So che per te la famiglia è molto importante e siete numerosi: hai cinque fratelli. Nessuno di di loro ha provato a diventare un tennista professionista?
Tutti hanno giocato a livello amatoriale, ma nessuno ha continuato seriamente come me. Per me è stata una passione totale fin dall’inizio, volevo giocare sempre di più. Loro non provavano lo stesso trasporto. A volte vengono a sostenermi nei tornei, specialmente i tornei in Spagna o qui a Monte Carlo. Questa settimana, per esempio, ci sarà anche mia madre.
Quanto è importante l’aspetto mentale nel tennis moderno? Tu lavori spesso con un mental coach?
È importantissimo e sì, ci lavoro. A volte parliamo molto, altre meno, dipende dai periodi. Ma l’aspetto mentale è decisivo. A questi livelli giocano tutti benissimo; la differenza la fa la testa e la fiducia che hai in te stesso. Ed è il motivo per cui vedi giocatori vincere dieci match di fila e poi perderne altrettanti: non hanno improvvisamente dimenticato come si gioca a tennis, è solo una questione di fiducia. L’obiettivo è restare il più equilibrati possibile.