Adesso anche in Premier League si lamentano delle perdite di tempo durante le partite, e la colpa è (soprattutto) delle palle inattive

Ormai anche in Inghilterra parlano dei calci piazzati come "un'epidemia della perdita di tempo". E non sempre chi è più bravo a sfruttarli è anche chi rallenta l'esecuzione.
di Redazione Undici 15 Aprile 2026 alle 17:03

Alla fine, ci è arrivato anche The Times. Nel calcio si gioca poco, troppo poco. E se il tempo effettivo nei novanta minuti si assottiglia sempre di più, molto lo si deve all’arte – la furbata, meglio – del dilungarsi in sceneggiate al rallentatore ogniqualvolta se ne presenti l’occasione: corner, calci di punizione, rimesse laterali. Mettiamoci pure che da palla inattiva ormai, soprattutto in Premier League, si segna sempre più di frequente, ed ecco che la combinazione è mortifera. “Siamo di fronte a un’epidemia delle perdite di tempo”, lancia l’allarme la stampa inglese. Ammettendo che perfino il calcio più bello del mondo viene messo a dura prova.

Partiamo da un dato impietoso: in questa stagione, in media, un match di Premier League dura complessivamente 100 minuti e 24 secondi – recupero nei due tempi compreso. In questo lungo frangente, la palla risulta in gioco soltanto per 55 minuti e 31 secondi. Cioè per il 55,3% del tempo totale. Chi alza la media è il Manchester City (palla in gioco per il 58,99% delle loro partite), seguito da Everton e Nottingham. Anche l’Arsenal – forse a sorpresa, vista la propensione dei ragazzi di Arteta al gol su palla inattiva – fa meglio di tante altre: 55,51%. In fondo alla classifica – e auguri ai tifosi delle rispettive squadre – troviamo il Tottenham (53,24%), il Newcastle (53,02%) e il Bournemouth (52,99%). Insomma, classifica alla mano non è particolarmente vero che chi va in vantaggio poi tende ad ammazzare il ritmo più delle avversarie – questo lo fanno tutti, da sempre, e non aiuta a inquadrare il trend. Il problema tende a essere più profondo, quasi fisiologico, parte integrante della struttura di certe formazioni.

Per questo The Times, utilizzando dati Opta, ha elaborato una seconda graduatoria che mette in confronto il differenziale del tempo effettivo di gioco fra le venti squadre di Premier quando sono o non sono in vantaggio. In base a questo gap, i più efficaci “gestori del tempo” sono Brentford, Manchester City e Sunderland: quando vincono, sono le uniche formazioni in grado di abbassare il ritmo di oltre 5 minuti a gara – la squadra di Guardiola lo fa partendo dal dato più basso di tutti in termini di perdite di tempo: gli oltre 62 minuti di gioco effettivo quando il City pareggia, diventano meno di 57 quando rompe l’equilibrio, e infatti si tratta anche dalla compagine più danneggiata dalle perdite di tempo avversarie.

Dove si inseriscono queste “pause” costruite ad arte? Una parte della spiegazione è fisiologica: si segna sempre più spesso su corner anche perché gli schemi dalla bandierina sono sempre più laboriosi e articolati, dunque richiedono una preparazione più lunga. A questa voce, e non è una sorpresa, gli specialisti sono i giocatori dell’Arsenal: oltre 44 secondi di media prima che Declan Rice batta un calcio d’angolo. L’esecuzione più sbrigativa, all’estremo opposto, è quella del Chelsea: poco più di 30 secondi. Attenzione però alla tecnica che diventa commedia: quando i Gunners comandano il risultato, il tempo di battuta dalla bandierina è quasi invariato. Nel caso del Burnley – che a onor del vero non capita molto spesso – balza dai 36 ai 51 secondi. Non tutti i corner sono uguali, ecco.

E sui calci di punizione, il dato è ancora più scoraggiante: il Liverpool ci mette quasi 115 secondi, poco meno di due minuti, prima di procedere alla battuta. E nessuno impiega meno dei 60 del Crystal Palace. Considerato che in Premier League vengono fischiati circa 21 falli a partita – un dato comunque tra i più bassi d’Europa – si fa presto a fare il calcolo che porta all’impietosa panoramica che allarma gli addetti ai lavori. Ormai anche il famoso calcio all’inglese è in pericolo: il lasciar giocare significa soltanto che si giochi la metà del tempo. In ogni caso un lusso, rispetto agli altri campionati. In Serie A non si arriva ai 53 minuti, uno degli score più bassi del continente. E forse, Mondiali alla mano, nemmeno questo è un caso.

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