Mentre avvia il progetto per la costruzione di un nuovo stadio da 3,8 miliardi di dollari a Washington D.C., il proprietario dei Commanders, Josh Harris, sta visitando diversi impianti della NFL in cerca di ispirazione. E il suo sguardo va anche oltre gli Stati Uniti. Tutto normale, se non fosse che tra quelli visitati c’è anche uno stadio europeo. E non di football, bensì di calcio. O, quantomeno, costruito da una società di calcio. Si tratta naturalmente del Tottenham Hotspur Stadium, nel nord di Londra. È un impianto che Harris conosce già bene. Perché la sua franchigia ci ha giocato diverse volte, a anche perché è stato progettato e costruito seguendo gli standard della NFL.
In realtà, come scrive il portale americano Sportico, la NFL non solo ha partecipato alla progettazione del Tottenham Hotspur Stadium: ha anche contribuito economicamente alla sua costruzione. Inaugurato nel 2019, al termine di un procedimento costato 1,3 miliardi di dollari, rappresenta uno dei casi più avanzati di trasformazione di uno stadio di calcio inglese in un vero e proprio ecosistema commerciale, un modello sempre più diffuso nello sport professionistico americano. E mentre i proprietari delle squadre NFL guardano con crescente interesse alle opportunità offerte dal calcio europeo, il Tottenham Hotspur Stadium è anche il simbolo di come queste moderne strategie di gestione abbiano attraversato e sedotto i dirigenti al di là dell’Atlantico.
L’impianto del Tottenham dispone di circa 60 suite, di migliaia di posti premium e di un’area circostante che genera ricavi 365 giorni l’anno. In una delle due end zone si trova il Goal Line Bar, lungo 65 metri e considerato il bar più lungo d’Europa. È un mondo lontanissimo dagli stadi raccolti, con mattoni e tribune essenziali, che per decenni hanno rappresentato l’identità del calcio inglese e che ancora oggi caratterizzano alcuni dei club più importanti del Paese. È inevitabile che un asset del genere abbia finito per trasformare il business del Tottenham. Lo dicono i numeri: nella stagione 2016/17, l’ultima trascorsa a White Hart Lane con una capienza ridotta, il club aveva registrato poco più di 50 milioni di euro come ricavi dal matchday, considerando le partite di Premier League e le altre competizioni. Nel 2024/25, l’ultimo esercizio finanziario disponibile, la cifra era più che triplicata, arrivando a 155 milioni. Una crescita simile si è registrata anche nelle altre fonti di ricavo. Nello stesso periodo, le entrate da sponsorizzazioni e hospitality sono passate da 79 a 194 milioni di euro, mentre il merchandising è salito da 16 a 48 milioni. Poi c’è una voce completamente nuova che dieci anni fa non compariva nemmeno nei bilanci del club. Comprende gli eventi non calcistici, dalle partite NFL ai concerti, ma anche le attività commerciali sviluppate intorno allo stadio: i tour per i tifosi, la skywalk sul tetto e la pista di go-kart a marchio Formula 1. Nel solo ultimo anno, tutte queste attività hanno generato altri 100 milioni di euro.
Un modello che ha contribuito a trasformare il Tottenham in uno dei club di calcio più ricchi al mondo. Secondo le stime più recenti di Sportico, il valore della società è di tre miliardi di dollari, decimo posto globale nel calcio. Dalle tribune, invece, l’impatto è molto più familiare per qualsiasi tifoso della NFL: sedili singoli, suite con pareti di vetro, maxi-schermi LED a 270 gradi, video wall e numerosi box a bordo campo. Sembra uno stadio NFL. Sotto il terreno in erba naturale utilizzato dal Tottenham è nascosto un campo in erba artificiale costruito secondo gli standard della lega nordamericana di football. Che, a scanso di equivoci, può disporre inoltre di un’area hospitality dedicata, la Commissioner’s Suite, utilizzata per tutti gli eventi ospitati dallo stadio, non soltanto per le proprie partite.
L’impianto dispone anche di due spogliatoi delle dimensioni richieste dalla NFL, molto più grandi di quelli utilizzati normalmente dal club di calcio – in parte per la presenza di rose più numerose, giocatori più grandi e attrezzature più ingombranti. Quando non vengono utilizzati dalla NFL, il Tottenham li sfrutta per l’hospitality. Può sembrare un dettaglio, ma non lo è. Quando la NFL iniziò a disputare partite all’Estadio Azteca di Città del Messico, fu costretta a perforare la roccia per costruire spogliatoi temporanei all’esterno dell’impianto, racconta Henry Hodgson, general manager delle attività NFL nel Regno Unito. La NFL ha attualmente un accordo decennale con il Tottenham, recentemente prorogato, che prevede almeno due partite di regular season all’anno nello stadio fino al 2029. Non è un caso, naturalmente.