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Al passo del Mudo

Intervista a Franco Vázquez, che sta vivendo una positiva prima stagione a Siviglia.

Di Antonio Moschella

Le dolci cascate del municipio di Tanti, piccolo avamposto incastonato nella Sierra di Cordoba, fanno da cornice al luogo in cui Franco Vázquez cominciò, fin da piccolo, a dare calci a un pallone. Il trequartista italo-argentino, prossimo a compiere 28 anni, venuto fuori alla distanza nella sua carriera, respira calma e pacatezza che gli valsero il soprannome di Mudo fin da quando era piccolo. A metà tra la sua Argentina natale e la sua Italia adottiva, l’ex mezzapunta del Palermo è oggi uno dei punti di forza del Siviglia di Jorge Sampaoli.

Ⓤ Franco, l’arrivo di un argentino in Andalusia, dopo tanti anni in Sicilia, rappresenta la ricerca costante di un luogo familiare?

In qualche modo sì. Da quando sono arrivato a Siviglia mi hanno trattato benissimo tutti, dal club ai tifosi, passando per i compagni. Il clima andaluso sembra quello siciliano, sia nel senso del calore umano sia per quanto riguarda la temperatura. Allo stadio la gente ci sprona sempre a dare il massimo, come a Palermo, ma soprattutto come in Argentina. E l’ottima stagione che stiamo facendo mi rende ancora più contento qui e felice di questa scelta.

Un Siviglia campione di Spagna sarebbe comparabile al tuo Belgrano campione d’Argentina?

È un paragone che ci sta, anche se in Argentina i pronostici non sono così serrati. Nella Liga si, ci sono le solite due o tre squadre che sono strutturalmente superiori e che dispongono di molti più soldi, ma noi stiamo facendo un ottimo lavoro e vogliamo assolutamente tornare a giocare la Champions League, che è uno dei motivi per i quali sono venuto qui.

FBL-ESP-LIGA-SEVILLA-VAZQUEZ

Il tuo stile di gioco è figlio della formazione nel potrero, il campo sterrato e alla meglio dove giocano tutti in Argentina?

Tutti i miei ricordi con un pallone risalgono ai campetti di terra vicino casa. Andavo a giocare con i miei fratelli e i miei amici e ho imparato lì, da autodidatta. In realtà oltre alla terra c’erano tante pietre, e se cadevi ti facevi piuttosto male, il che mi ha aiutato a sviluppare un certo senso dell’equilibrio e del gioco. Ancora oggi che sono un professionista mi baso su fondamentali nati nel potrero. È stato lì che hanno iniziato a chiamarmi “El Mudo”, perché avevo un carattere tranquillo, ma preferivo parlare con i piedi.

A Cordoba è stato inventato il Fernet Cola, una bevanda tipica argentina, che però in Italia non si consuma.

Quando arrivai a Palermo lo dissi ai miei compagni e mi guardarono tutti stupiti. Poi ho scoperto che in Italia, soprattutto al nord, si beve Fernet puro come digestivo, mentre a me piace allungarlo con la Coca Cola perché diventi più dolce. Ma se c’è una bevanda a cui non posso rinunciare è il mate. Lo bevo sempre la mattina, prima di allenarmi, e il pomeriggio a merenda.

Ⓤ A colazione mangerai dulce de leche. L’hai cambiato con qualcosa in Italia, tipo la Nutella?

Assolutamente no! Il dulce de leche non si tocca e alla Nutella preferisco anche il miele. Insomma, non c’è partita.

La rete in campionato contro il Leganés

 

Abitudini alimentari a parte, i tuoi inizi in Italia sono stati duri.

Arrivai a Palermo a ventidue anni e non trovai continuità e fui ceduto in prestito al Rayo Vallecano. Al mio ritorno, era l’estate del 2013, eravamo in B e non giocavo. A gennaio arrivò Enzo Maresca e, insieme a lui, cambiò il vento. Ricordo che, dopo un allenamento, mi prese in disparte e mi disse: «Non capisco perché non giochi tu, quando in campo scendono questi cani». Da quel momento presi più sul serio tutto e iniziai a convincere Iachini, il quale puntò molto su di me e mi diede la fiducia giusta per mostrare il mio calcio.

Ⓤ Sembra che nel calcio di oggi la vita dei trequartisti si sia fatta difficile, non trovi?

È così, purtroppo. Il calcio di oggi è più dinamico, più fisico, quindi i calciatori tecnici come me hanno bisogno di più tempo per adattarsi e a volte vengono esclusi a vantaggio di altri più rapidi e più adatti nei frequenti andirivieni delle partite. Nella mia carriera da giovane avevo iniziato anche da centrocampista sinistro e in Italia ho giocato anche da punta, mentre ora spazio dalla mediana in su. Eppure io non mi considero un calciatore lento.

Pensando coi piedi, parafrasando Osvaldo Soriano, certamente sei lontano. E con le debite proporzioni possiamo dire che assomigli in qualche modo al tuo idolo Riquelme.

Lui per me è un punto di riferimento. In questo ci somigliamo: pensiamo più rapidamente degli altri e, anche se non siamo scattanti, sappiamo far girare velocemente il pallone e cerchiamo di creare il maggiore beneficio per il collettivo. Che mi giudichino pure lento, io preferisco avere un passo calmo e tranquillo ma pensare velocemente. Preferisco prendermi il tempo non per coprire più spazio ma per scegliere la migliore soluzione di passaggio.

Il sinistro vincente contro l’Espanyol

Le tue giocate individuali raccolte in compilation su YouTube sono piene di tunnel e sombreri. Quale giocata preferisci tra le due?

Sicuramente il tunnel, è qualcosa di sublime quando riesce. E non penso che il tunnel sia un’umiliazione per l’avversario, è una giocata che crea superiorità, è vantaggiosa per la squadra. Bisogna saperlo fare, perché quando sbagli e la squadra è posizionata male, è una perdita di palla che può creare complicazioni. È una questione di tempo e di sangue freddo.

Le velocità del collettivo è una delle principali caratteristiche del gioco di Sampaoli. Hai cambiato qualcosa nel tuo calcio da quando sei arrivato a Siviglia?

Sampaoli mi ha fatto fare il salto di qualità dal punto di vista mentale. Lui vuole vincere sempre, ma vincere giocando bene. Vuole un calcio offensivo che si sviluppa con il possesso del pallone. Poi, dal punto di vista pratico, qui sto imparando a pressare alto e a essere più aggressivo, che sono due cose fondamentali nello sviluppo del gioco senza palla che vuole Sampaoli.

Non c’è dubbio che sia il Siviglia la squadra rivelazione della Liga di quest’anno. Avete anche interrotto la striscia di imbattibilità del Real Madrid a metà gennaio.

A Jorge piace l’adrenalina, dominare il gioco, ed è quello che stiamo provando a fare. Sampaoli è  un rivoluzionario perché nel calcio di oggi, come ho detto prima, c’è sempre meno spazio per i calciatori che dettano i tempi eppure lui ne ha riuniti vari proprio con il proposito di controllare il possesso di palla e impostare il gioco d’attacco. E sta funzionando.

Real Madrid v Sevilla: UEFA Super Cup

Ⓤ C’è una partita di quest’anno che ti ricordi meglio? 

Il primo tempo contro il Barcellona in casa perché, nonostante finimmo col perdere, avevamo dato spettacolo, i tifosi si erano divertiti. E poi non posso dimenticare la vittoria di gennaio col Real in rimonta.

Al tuo esordio con la maglia del Siviglia avevi anche segnato un gol importante, sempre al Real, nella finale di Supercoppa Europea.

A livello personale si tratta della più grande emozione della stagione fino a ora. Certo, poi abbiamo perso (3-2, ndr), ma esordire con un gol alla squadra campione in carica di Champions League…

Il gol in Supercoppa Europea al Real Madrid

A Siviglia ti stai facendo finalmente conoscere a livello internazionale. Eppure ancora non hai giocato nessuna partita ufficiale né con l’Italia né con l’Argentina.

Sono due Nazionali e due scuole calcistiche importanti e con la grande concorrenza che c’è lì, è ovvio che io possa restare fuori. L’allenatore ha tantissimi giocatori da scegliere e onestamente non intendo angosciarmi se non sono convocato, adesso penso a fare del mio meglio per me e per il Siviglia.

Eppure la mancata convocazione all’Europeo 2016 con l’Italia avrà lasciato un segno.

Mi sono sentito un po’ deluso, certo, anche se sapevo che sarebbe stato difficile perché il gruppo di Conte era solido e compatto. L’Europeo era un’esperienza che avrei voluto provare, ma ringrazio comunque il mister per essersi accorto di me e avermi fatto provare l’emozione di giocare con la maglia dell’Italia, anche se solamente per due amichevoli.

Quindi, paradossalmente, potresti ancora giocare con la Nazionale argentina. Hai sentito Bauza?

No, non ho mai parlato né con lui né con Ventura, né tantomeno con gente del loro entourage.

FBL-ESP-LIGA-SEVILLA-VALENCIA

E qui però torniamo al punto di prima. Né l’Italia né l’Argentina giocano con un modulo che prevede l’utilizzo di un trequartista.

Ma non è solo quello il problema. È anche la concorrenza, basta vedere i fenomeni che ha a disposizione Bauza dal centrocampo in su…

Tra questi c’è il tuo amico – e concittadino – Dybala, ormai fisso nelle convocazioni. Credi che sia possibile definirlo, potenzialmente, il nuovo Messi?

Uff, questa è una definizione esagerata. Credo che siano due calciatori differenti, uno è il migliore della storia e l’altro bisogna lasciarlo crescere tranquillamente. Paulo sta attraversando un ottimo momento e deve progredire poco a poco. Adesso è presto per fare un paragone del genere. Ma io sono contemporaneo a Messi e per me è inimmaginabile pensare che ci sia qualcuno migliore di lui.