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Sei talenti in Serie A in rampa di lancio

Sei giocatori che, dopo aver ben figurato nella prima parte di campionato, sono pronti al salto di qualità.

Di Jacopo Azzolini

Con l’inizio del mercato di gennaio ci sono diversi giocatori che, dopo aver fatto benissimo nella prima parte di stagione, sono ambiti dai top club e pronti forse a un importante salto per la loro carriera. Che questi affari si concretizzino o meno, si tratta comunque di profili in evidente rampa di lancio. Ne abbiamo scelti sei.

Christian Kouamé

Per quanto in questa prima metà di stagione del Genoa l’elemento più degno di nota sia stato soprattutto lo strepitoso rendimento sotto porta di Piatek, non va trascurato il fondamentale apporto del suo compagno di reparto Christian Kouamé, a un passo dal Napoli per una cifra attorno ai 20 milioni più bonus. Il classe ‘97 originario della Costa d’Avorio, che resterà in rossoblu fino a giugno, è arrivato in estate dal Cittadella con la fama (meritata) di attaccante che fa segnare, come i suoi 13 assist della stagione passata confermano. Nella minimalista fase offensiva del Genoa, i compiti sono abbastanza chiari nella risalita: verticalizzazione immediata per le punte, con Piatek che viene incontro e Kouamé che attacca la profondità, girando spesso intorno alla punta polacca e sfruttando le sua incredibile facilità di corsa. Contropiedista di grande atletismo, Kouamé spicca per lucidità e ordine tattico. Il suo contributo nella fase di non possesso è cruciale, con il continuo disturbare l’avvio di costruzione rivale. Inoltre, la sua preziosa duttilità consente all’allenatore di poter scegliere tra più soluzioni difensive a seconda della necessità: può rimanere al centro orizzontale con la prima punta o anche essere schierato largo come quinto, visto che è preciso quando utilizzato in fascia.

L’assist all’Allianz Stadium

Il miglioramento che ci si aspetta da lui riguarda principalmente la fase di finalizzazione: 3 gol in 17 partite sono pochi e la tecnica di tiro sembra ancora lacunosa. Di certo, il tempo è dalla sua e l’approdo in una squadra di spiccata propensione offensiva come il Napoli non potrà che far bene al suo continuo processo di crescita.

Alfred Duncan

Il Sassuolo di De Zerbi, tecnico che si ispira ai princìpi del gioco di posizione, si sta affermando come una delle più liete sorprese della Serie A. Se molti giocatori con questo allenatore hanno alzato il proprio rendimento, verso alcuni lo stesso De Zerbi era il primo a nutrire dei dubbi. Alfred Duncan è uno di questi e non a caso il ghanese classe ’93 in estate era stato molto vicino alla cessione. Ma dopo il vittorioso esordio stagionale contro l’Inter, il tecnico bresciano ha ritrattato: «Duncan? Sia su di lui che su Magnanelli mi ero sbagliato di tanto, non li pensavo così forti, da fuori non avevo una percezione di quello che vedo in questo momento. Duncan è davvero straripante, da squadra top, è un big a sorpresa per noi». Soprattutto quando schierato come mezz’ala, il numero 32 occupa un ruolo vitale nel calcio di De Zerbi. Oltre a un intenso lavoro difensivo, fondamentale per una squadra che cerca di aggredire in avanti, Duncan deve coprire elevate porzioni di campo tanto in ampiezza quanto in profondità, preoccupandosi anche di fornire una soluzione di passaggio al vertice basso.

Due giocate che esprimono bene la sua ricchezza di soluzioni. Nella prima viene trovato tra le linee come terzo uomo servendo successivamente Berardi sul lato debole. Nella seconda copre l’ampiezza, combina con Di Francesco e attacca la profondità sull’esterno, dimostrando un’ottima gamba

Duncan sta offrendo prestazioni ben al di sopra delle aspettative: se si poteva prevedere il lavoro quantitativo, è sorprendente osservare la qualità con cui palla al piede riesce ad associarsi coi compagni vicini a lui. Non è quindi un caso che sia un obiettivo del Milan, società alla disperata ricerca di un profilo del genere a centrocampo.

Manuel Lazzari

«Se è pronto per una big? Sì, è cresciuto tanto con le prestazioni e sta confermando anno dopo anno di avere qualità importanti. Sono certo che l’anno prossimo sarà pronto per una squadra importante». Le dichiarazioni di Leonardo Semplici esprimono a pieno la crescita compiuta da Manuel Lazzari, andata di pari passo con la rinascita della Spal. Proveniente dal calcio dilettantistico, l’esterno vicentino è stato uno dei pilastri del cammino che, in pochi anni, ha portato i ferraresi dalla Seconda Divisione di Lega Pro fino alla Serie A, con oltretutto la convocazione di Mancini a settembre per la Nazionale come ciliegina sulla torta. Se gli esterni di oggi tendono ad avere un bagaglio tecnico sensibilmente superiore rispetto a quelli di una volta – diventando sovente dei registi aggiunti –, Lazzari è un laterale diretto e “vecchia scuola”, con un set di giocate più ridotto e meno capace di agire su tracce interne. Nonostante ciò, è un elemento chiave nella produzione offensiva della Spal, con un’incidenza che in rapporto ha ben poco da invidiare a quella di terzini più talentuosi e famosi. La sua spiccata verticalità e la capacità di coprire l’ampiezza a tutto campo sono vitali per una squadra passiva come quella di Semplici, che recupera palla in zone piuttosto basse del campo e cerca di ribaltare l’azione velocemente. Proprio per questo ci si appoggia molto a Lazzari nello sviluppo della manovra, contando sulla sua costante aggressione della profondità per far progredire l’azione.

Lazzari combina con Petagna e si butta in profondità con tempismo perfetto, servendo poi con precisione lo stesso attaccante

I numeri certificano la sua centralità. Con 5 assist, 1,7 passaggi chiave a partita e 2,5 dribbling riusciti ogni 90’, è per distacco il maggior produttore offensivo della squadra. Inoltre, quest’anno è sembrato migliorato sia nel cross che nelle giocate in spazi stretti, situazioni dove nella stagione passata denotava un’eccessiva imprecisione in quanto abituato ad essere servito in corsa. Con una gavetta ammirevole, Lazzari si sta affermando come uno dei massimi interpreti italiani del suo ruolo e la chiamata in una squadra di livello sembra essere solo questione di tempo. Degli ultimi giorni la notizia che il Napoli abbia scelto lui come sostituto di Hysaj nel caso di partenza del laterale albanese.

Rade Krunic

L’affermazione di Krunic a Empoli è stata continua indipendentemente dallo stato di salute della squadra. Dopo avere già fatto bene in Serie A, esordendo con Giampaolo, è stato uno dei migliori giocatori nel corso della stagione di Serie B, contribuendo a riportare nella massima serie la formazione toscana. Quest’anno è stato titolare inamovibile sia con Andreazzoli che con Iachini, tecnici con idee diverse ma che non hanno certo deciso di rinunciare alle qualità del centrocampista bosniaco. Il tecnico romano lo ha utilizzato soprattutto come sottopunta, mentre l’ex allenatore del Sassuolo lo sta schierando mezzala nel passivo 5-3-2 con cui è solito disporre la squadra.

Quasi tutti i suoi gol provengono da precisi inserimenti sul secondo palo: si sa muovere molto bene in area di rigore

Il centrocampista è migliorato sempre di più in quello che è il suo pregio più evidente: l’inserimento da dietro. Ha infatti una grande sensibilità nell’aggredire gli spazi e leggere i lanci lunghi. Non è un fine palleggiatore (possiede comunque un buon tiro dalla distanza), ma un interno con importanti doti quantitative che lo rendono incisivo sia in fase offensiva che in interdizione. Si tratta quindi di un profilo adeguato per chi attacca in modo diretto, per questo è sui taccuini di diverse squadre medie italiane come Torino e Genoa. Per alzare il suo livello, forse necessiterebbe di qualche miglioramento nelle fasi di difesa posizionale, visto che non recupera molti palloni.

Rodrigo De Paul

Dopo due anni con tanti bassi e pochi alti, i tifosi dell’Udinese avevano iniziato ad avere più di un dubbio sull’effettivo valore di Rodrigo De Paul, talento che sia in Spagna che in Italia sembrava non riuscire a esprimere pienamente le sue doti. Questa stagione, tuttavia, sembra finalmente essere quella dell’esplosione (e non a caso diversi club si sono interessati a lui). La bontà delle sue prestazioni non è un elemento scontato, visto che l’Udinese 2018/19 è una squadra che – oltre alle difficoltà che hanno portato alla sostituzione di Velázquez – in teoria non sembrerebbe neanche in grado di esaltare i giocatori di estro, a causa di un atteggiamento iper-difensivo e di una evidente sterilità offensiva (quart’ultimo posto per gol segnati). Invece, delle 14 reti segnate ben 6 sono arrivate da De Paul, con in più 3 assist. Guardando un po’ di numeri, è incredibile osservare come l’argentino sia in testa su qualsiasi statistica offensiva dei suoi: non solo è il giocatore col maggior numero di tiri (aumentati del 40% rispetto alla stagione scorsa), dribbling e passaggi chiave, è addirittura il bianconero con più cross e con più passaggi totali a partita, quasi 50. Un fantasista che indipendentemente dalla posizione in cui viene schierato (con Velázquez partiva largo, Nicola invece lo schiera dietro un’unica punta) ha una centralità assoluta nella sua squadra. Inoltre, alla grande qualità di calcio abbina ottime doti atletiche: ha sia corsa che resistenza, caratteristiche imprescindibili visto che l’Udinese è una squadra che attacca quasi unicamente in spazi larghi.

Il gol contro la Roma

Joachim Andersen

Dopo le cessioni di Silvestre e Ferrari, la Samp ha puntellato la difesa con Tonelli dal Napoli e Colley dal Genk, ma alla fine il leader difensivo si è rivelato fin dal principio un giocatore già presente: Joachim Andersen. Il danese classe ’96, arrivato nell’estate 2017 dal Twente, si era già fatto vedere nel finale di stagione passata. Il suo esordio da titolare era stato del 3 aprile 2018, con Giampaolo che nel post gara aveva detto: «Diventerà forte. In lui ritrovo tante belle qualità nel ruolo di centrale, sarà il futuro della Samp». Degna di nota la personalità con cui si è adattato alla ambiziosa e proattiva linea difensiva del tecnico abruzzese: ama infatti avanzare il raggio d’azione e aiuta il Doria a tenere un baricentro molto alto. Se nel corso della stagione passata pareva un po’ timido palla al piede, oggi gestisce il possesso in modo tanto completo quanto autorevole, distribuendo la palla con rapidità e intelligenza.

La Heat Map di Andersen contro l’Empoli. Da notare la posizione mediamente molto alta dei suoi tocchi

Fa lo stesso numero di passaggi a partita (65) del Silvestre dell’anno scorso, primatista della Sampdoria, e dimostra ottime doti anche nel gioco sul lungo, con quasi 6 lanci a partita. È quindi diventato il principale riferimento del palleggio blucerchiato, rivelandosi un elemento perfetto nel sistema di Giampaolo. Difensore molto corretto, ama giocare sull’anticipo, forse ancora un po’ imperfetto nei contrasti e poco malizioso nei duelli fisici. Difetti comunque risolvibili, con l’Inter che sembra molto interessata al profilo danese. Dopo Milan Skriniar, la Sampdoria è riuscita a lanciare un nuovo difensore moderno.