Retegui e l’Atalanta si sono incastrati alla perfezione

L'Atalanta aveva bisogno di un attaccante come lui, il centravanti italo-argentino sta sfruttando l'occasione per ampliare il suo bagaglio tecnico.
di Cesare Sormani 10 Ottobre 2024 alle 10:14

Hai presente se ti dicono che vai a visitare Wigan o che vai a Londra? Cambia naturalmente la tua reazione. Qualcosa di abbastanza sterile di fronte a qualcosa di imponente e affascinante. Ecco, oggi, prima della gara contro il Belgio, l’impressione su Retegui e’ che sia passato in pochi mesi da uno che suscita poca emozione ad un bomber che gasa e dal quale ti aspetti quello che sa fare meglio di tutto: lo stoccatore. Wigan, insomma, si e’ avvicinata a Londra. Certo: il Genoa produceva un gioco meno offensivo dell’Atalanta, e questo e’ determinante per un attaccante. Però Tony D’Amico ha fatto un’operazione lampo che sul momento non era così scontata. All-in in tre giorni su uno che non e’ andato in doppia cifra nel campionato precedente (sette reti), reduce da un Europeo abbastanza deludente e chiamato a sostituire uno degli eroi di Dublino, Gianluca Scamacca.

Torniamo a quei giorni. È il 4 Agosto, a Bergamo non si vede la luce dopo il crociato saltato. Passano 48 ore, è lunedì 6 Agosto, c’e un incontro tra Luca Percassi e Tony D’Amico in cui i due condividono questo concetto: serve un attaccante che conosca la Serie A, di età giovane ma non giovanissima. E che, come fu per Scamacca, abbia dalle potenzialità ancora inespresse. Tony spinge per chiuderlo subito, Luca dà l’ok per una cifra comunque importante (22 milioni + 3 di bonus) e martedì mattina l’operazione è chiusa. In 72 ore, l’Atalanta passa da un centravanti della Nazionale a un altro centravanti della Nazionale.

E ora eccolo lì, con quella cresta da mohicano che fa tanto guerriero da strada, con quella sicurezza con cui cerca la porta, la stessa con cui torna sul dischetto una settimana dopo aver sbagliato contro l’Arsenal. Oggi Retegui trasmette senso di potenza. Proviamo ad utilizzare il dato, non in modo freddo ma interrogandolo, per capire cosa ci dice dell’evoluzione di Mateo. Partiamo dal più semplice: ha segnato sette volte in sette partite, ovvero un gol ogni 68 minuti – a cui si deve aggiungere un assist. Teta quattro tiri a partita, di cui il 40% nello specchio, per cui vuole la porta e la vede. Da dove calcia? Mediamente dai 12 metri, ma fin qui ci siamo: è uomo d’area. Attenzione a cosa fa quando non tira: la sua percentuale di passaggi riusciti è del 77%, dato mai raggiunto da Retegui, né a Genova (64%), né in Argentina (69%). Guardate che bello il dato: ci dice come si stia completando, come sta diventando anche uomo di manovra, un passaggio fondamentale per un centravanti moderno.

Niente male davvero

Ora: non vogliamo disegnare un santino di Mateo Retegui, anche perché siamo partiti dal motivo che ha spinto l’Atalanta a puntare su di lui: il potenziale inespresso. E allora in cosa può migliorare il centravanti italo-argentino? Nella fase non possesso, senza dubbio. Vince il 38% dei duelli, fa pochissimi intercetti e recupera in media 1,5 palloni a partita. L’Atalanta di Gasperini pretende e pretenderà di più, è inevitabile. In cosa è invece già migliorato? Oltre alla pulizia delle giocate, come abbiamo visto prima, Retegui oggi è anche più coinvolto, oltre che più presente in area (l’anno scorso mediamente solo 3 tocchi in area a partita).

Più preciso, più letale, più dentro il gioco: il percorso di completamento di Retegui è già in fase avanzata, complice il fatto di giocare in una squadra che porta più uomini nella metà campo avversaria, che ama sviluppare il gioco sulle corsie esterne attraverso vere e proprie catene. Retegui può così andare ad occupare l’area e fare ciò che gli riesce meglio: segnare, in tutti i modi. Ha infatti messo insieme tre gol di testa, tre di destro e uno di sinistro. Tutti sono arrivati grazie a conclusioni scoccate dentro l’area di rigore: ecco spiegato perché, vedendo le posizioni medie, la zona prediletta da Mateo sia proprio la lunetta dell’area di rigore. Né è la prova la rete di passaggi che tesse l’Atalanta: Retegui gioca il pallone perlopiù all’indietro, a volte lateralmente, ma contro il Genoa, ad esempio, ha ricevuto ben 12 passaggi da Lookman.

La differenza tra lo scorso anno e la stagione appena iniziata legge proprio nelle posizioni occupate dai compagni nerzzurri, che lo “spingono” verso l’area, mentre a Genova spesso si abbassava sulla trequarti destra. Retegui si sta prendendo l’Atalanta, deve ancora prendersi la Nazionale, dove c’è un progetto più ampio e appena iniziato, un progetto che sta andando per gradi e che ora ha bisogno di crescere. Esattamente come Retegui: un potenziale non del tutto espresso. Da Wigan a Londra ci vuole un’ora soltanto. E la combo allenatore-Retegui può far prendere la superstrada.

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