Contro l’Atlético Madrid, per l’ennesima volta, Jude Bellingham ha dimostrato di essere un vero fuoriclasse

Elogio del miglior centrocampista del derby di Madrid. E forse del mondo intero.
di Redazione Undici 13 Marzo 2025 alle 16:28

In giro per il web e per i social, dopo l’ennesima vittoria del Real Madrid contro l’Atlético in un match a eliminazione diretta di Champions League, moltissimi analisti hanno applaudito Jude Bellingham per la sua leadership emotiva. Per la freddezza che ha manifestato al momento di battere il suo rigore alla fine dei supplementari, per il modo in cui ha consolato Vinícius dopo l’errore dagli undici metri nel secondo tempo, anche per la strigliata fatta all’esterno brasiliano dopo una giocata sbagliata con mancato rientro. Tutto vero, tutto giusto: è evidente che Bellingham sia un condottiero fatto e finito, un capo naturale, uno dei giocatori più carismatici della squadra più forte e titolata al mondo. Anche se ha soltanto 21 anni.

Il punto, però, è che Bellingham è anche – se non soprattutto – un calciatore incredibile, decisivo in tutte le zone del campo. Viene quasi da dire che quella stessa leadership di cui abbiamo parlato finora sia una specie di conseguenza, che la sua personalità così forte sia dovuta a un talento evidentemente oltre la media. Molto, molto oltre la media. In questo senso, per capire cosa intendiamo, tornare alla partita contro l’Atlético può essere una buona idea: al Métropolitano, davanti a un pubblico già caldissimo che poi è esploso dopo pochi secondi di gioco per il gol di Gallagher, Bellingham ha giocato una partita che non è esagerato definire dominante.

Definizione video di tuttocampista

La qualità di Bellingham si percepisce chiaramente in giocata, in ogni movimento senza palla, persino in ogni espressione del viso. Il centrocampista inglese, basta riguardare il video dei suoi highlights personali, lo trovate sopra, possiede chiaramente il dono dell’ubiquità calcistica: è dappertutto, tutte le volte che deve intervenire sul pallone è sempre in anticipo, quando deve controllarlo lo fa rubando sempre un tempo al suo avversario diretto, non si scompone mai neanche sotto pressione, sa sempre dove sono i compagni e trova sempre il modo per servirli con precisione. Tutte queste sue skills sono inevitabilmente legate a una struttura fisica agile ma anche dura come l’acciaio, a un’intelligenza evidentemente superiore, a una sensibilità tecnica di primo livello. Lo si vede nelle finte di corpo che fa, e che puntualmente disorientano il suo marcatore: Bellingham sembra avere la facoltà di nascondere il pallone, di scomparire e ricomparire da un’altra parte. Naturalmente non è così, ma Jude riesce a coprire così bene lo spazio che è praticamente impossibile da placcare. Figuriamoci da anticipare.

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Bellingham è un giocatore in grado di lanciare l’azione del rigore conquistato da Mbappé – anche la sterzata dell’attaccante francese è una giocata da vero e proprio fuoriclasse – come di entrare in scivolata dopo una diagonale di trenta metri, di organizzare una manovra di accerchiamento ai confini dell’area di rigore offensiva come di dribblare il centravanti avversario nella sua trequarti campo. Per dire: un anno fa Ancelotti lo aveva trasformato in un letale attaccante-ombra, poi però in questa stagione l’arrivo di Mbappé lo ha costretto ad arretrare il suo raggio d’azione, a diventare una specie di regista-tuttocampista che governa il gioco, più che finalizzarlo.

Anche in questa metamorfosi, Bellingham ha dimostrato di essere un autentico campione: magari sarà meno appariscente e meno continuo, magari avrà perso qualcosa a livello di impatto statistico-realizzativo, infatti finora ha segnato undici gol contro i 23 realizzati nella scorsa stagione, ma di certo ne ha guadagnato in termini di versatilità, di completezza. In un Real Madrid che si sta preparando – ormai è così da anni, anche se alla fine non succede mai – all’addio di Modric, avere un giocatore del genere è una garanzia assoluta in vista del futuro. Averlo forgiato e cresciuto dall’interno, dopo averlo preso quando non aveva ancora compiuto vent’anni, è stato un colpo davvero clamoroso. Il fatto che tutte queste cose vengano fuori nelle partite più importanti, come un tiratissimo derby di Champions League, non fa che confermare l’evidenza: siamo di fronte a un fuoriclasse generazionale.

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