L’accordo di sponsorizzazione tra il Barcellona e la Repubblica Democratica del Congo è diventato un caso politico, però in Svezia

Scoprire che il proprio programma di aiuti umanitari verrà utilizzato dal Congo a fini promozionali ha decisamente fatto arrabbiare Stoccolma.
di Redazione Undici 04 Agosto 2025 alle 14:51

Intrigo calcistico-internazionale. Che la singolare stretta di mano fra il Barcellona e la Repubblica Democratica del Congo potesse scatenare le polemiche, non era affatto imprevedibile. Soprattutto per la problematica situazione del paese africano, tra i più corrotti al mondo senza risparmiare nemmeno l’attuale ministro dello Sport – Didier Budimbu, condannato a due anni di carcere in Belgio per riciclaggio di denaro e frode tra il 2014 e il 2016. Dalla prossima stagione fino al 2029, invece, la sigla “DRC – Cuore dell’Africa” comparirà sulle maglie di allenamento blaugrana, a fronte di un corrispettivo economico da circa 44 milioni di euro. Un’iniziativa che pone inevitabilmente l’interrogativo sull’opportuna gestione degli aiuti umanitari da parte di Kinshasa – il Congo è anche uno dei paesi più fragili al mondo, con il 70% della sua popolazione costretta a vivere sotto la soglia di povertà. E che fa insorgere chi, questi aiuti, finora li aveva stanziati per finanziare degli specifici programmi di sviluppo. Certo non la divisa di Yamal.

A guidare le proteste diplomatiche è la Svezia, che ogni anno devolve alla Repubblica Democratica del Congo decine di milioni di euro – quasi 90 soltanto nell’ultimo quadriennio. Ed evidentemente, la spiegazione fornita dal Barcellona attorno a quest’accordo “atto a promuovere il calcio, la cultura dello sport e della pace”, non ha convinto Stoccolma. Contrariata non tanto dalle (legittime) logiche di profitto di un top club come il Barça, ma dalle discutibili priorità socioeconomiche dei congolesi.

“Voglio chiarire che nemmeno un centesimo dei contribuenti svedesi contribuirà a finanziare la collaborazione tra la Repubblica Democratica del Congo e il Barcellona”, ha dichiarato alla stampa locale Benjamin Dousa, ministro svedese per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo. “Nessuna delle nostre risorse dovrebbe essere dirottata verso questo tipo di iniziative, a prescindere dal paese in questione. I nostri aiuti verso il Congo sono destinati a generi alimentari, siringhe per i vaccini e libri scolastici anche attraverso la cooperazione con l’Organizzazione delle Nazioni Unite. E così le cose dovranno restare”.

Un avvertimento che potrebbe trovare ampio seguito, sia tra i paesi occidentali sia a Kinshasa – e così sta già avvenendo: a denunciare la moralità dell’accordo si sono pronunciati anche i media spagnoli e il presidente del Mazembe. Disappunto inevitabile. Secondo l’ONU e il Centro per la Cooperazione Internazionale, la RDC riceve oltre un miliardo di euro all’anno in aiuti umanitari: sapere che una parte di questi, sia pur piccola, possa finire a scopi promozionali nelle casse di un club di calcio, decisamente non giova all’immagine già compromessa del paese. Foss’anche il Barcellona a garantire per tutti.

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