Vitor Pereira è arrivato a Nottingham da due mesi o poco più, eppure ha già rivoluzionato il mondo del Forest. Intorno a lui un po’ di scetticismo c’era, perché era il quarto allenatore di una stagione stava prendendo una piega complicata e perché la sua ultima esperienza al Wolverhampton, l’anno scorso, si era chiusa sì con la salvezza, va bene, ma era stata tutt’altro che esaltante. Eppure ora i Wolves, senza di lui, sono già ufficialmente in Championship, mentre il Forest è riuscito a uscire dalla zona-retrocessione e soprattutto si trova a 90 minuti da una storica finale di Europa League.
Sono tanti i meriti del tecnico portoghese, sempre sorridente, dalla faccia rassicurante. D’altra parte parliamo di un uomo nato con l’Oceano davanti, a Espinho, a due passi da Porto e da Braga. Tutti luoghi dove, però, Vitor Pereira non mai giocato o allenato, ma che in qualche modo hanno segnato il suo cammino europeo: nei quarti di finale, infatti, il Forest ha fatto fuori i Dragões di Farioli; in finale a Istanbul, invece, i Reds potrebbero ritrovare il Braga che ha vinto la semifinale di andata per 2-1 contro il Friburgo. Ma come ha fatto Vitor Pereira ha stravolgere l’annata del Forest? Semplice, con la forze delle sue idee, alcune davvero sorprendenti. Nel centro sportivo, a pochi passi dallo stadio City Ground, si respira un clima positivo che riflette il nuovo corso tecnico. Alla vigilia delle partite, l’allenamento è accompagnato dalla musica diffusa da un grande altoparlante a bordo campo, con Callum Hudson-Odoi nel ruolo di DJ designato. Una scelta voluta dallo stesso Pereira, grande appassionato di pezzi anni Ottanta e convinto che le playlist contribuiscano a ridurre la tensione nei momenti più delicati.
Tra le novità introdotte dal manager c’è anche l’obbligo, imposto ai giocatori, di mangiare insieme nel centro sportivo, in modo da rafforzare lo spirito di gruppo e la comunicazione interna. Multilingue e con un passato da insegnante, Pereira parla fluentemente anche italiano, cosa che ha facilitato il dialogo con Nicolás Domínguez (ex Bologna) e Lorenzo Lucca (arrivato a gennaio in prestito dal Napoli). Il cambio di passo in tutto l’ambiente è stato evidente. Dopo un periodo di stress e musi lunghi sotto la guida degli allenatori passati da Nottingham in questa stagione, Sean Dyche e Ange Postecoglou, il Forest ha ritrovato serenità e fiducia grazie a un approccio più rilassato e collaborativo, in linea con quello già visto con Nuno Espírito Santo nella passata stagione – chiusa al settimo posto.
«La filosofia del mister», ha spiegato Ola Aina, difensore ex Torino, «è chiara e coinvolgente. Ed è facile seguirla. Sta funzionando e speriamo continui così, perché stiamo vivendo un momento fantastico». Pereira si è rapidamente integrato nella realtà cittadina, arrivando anche a visitare la statua di Brian Clough, leggenda assoluta del Forest e del calcio inglese. Al suo fianco lavora uno staff consolidato di collaboratori e analisti, molti dei quali lo seguono da anni: Luís Miguel per le palle inattive, Bruno Moura e Pedro Lopes per lo studio degli avversari, e Filipe Almeida, responsabile dell’analisi delle prestazioni della squadra.
Un ruolo chiave è riservato ai dati e alle statistiche: oltre all’incremento dei gol segnati, è aumentato il numero di falli tattici nella metà campo offensiva, utilizzati per interrompere le ripartenze avversarie. Una strategia che evidenzia l’attenzione di Pereira ai dettagli e alla gestione dei momenti del match. La rosa, profonda e versatile, consente inoltre al tecnico di adattare l’assetto in base agli avversari. Non sorprende quindi che, al momento del suo arrivo, Pereira si sia chiesto – insieme al proprietario Evangelos Marinakis – com’è che una squadra ricca di talento, con giocatori come Anderson, Gibbs-White e Murillo, potesse trovarsi in lotta per la salvezza. Tra i fattori chiave della rinascita, va segnalato anche il ritorno di Chris Wood dopo un lungo infortunio al ginocchio. L’attaccante neozelandese, preziosissimo nel lavoro senza palla, ha contribuito a esaltare le qualità di Igor Jesus, completando un reparto offensivo ora tra i più efficaci del campionato. Risultato? Uno straordinario momento di forma: il Forest è imbattuto nelle ultime otto partite di Premier e ha raggiunto la prima semifinale europea dal 1984. E non solo: da quando Pereira è in panchina, nessuna squadra di Premier ha segnato di più gol del Forest (16). Niente male davvero.