A causa della sentenza-Diarra, moltissimi calciatori sono pronti a chiedere risarcimenti multimilionari alla FIFA

Centomila professionisti hanno iniziato a rivolgersi alla giustizia contro la Federcalcio internazionale. Sono le prime, miliardarie conseguenze della sentenza sul caso Diarra.
di Redazione Undici 05 Agosto 2025 alle 17:56

Buon per Infantino che c’è appena stato il Mondiale per Club, con cui far cassa e rimpolpare le liquidità della FIFA. Perché la Federcalcio di Zurigo ne avrà presto urgente bisogno: è l’effetto domino della sentenza formulata l’anno scorso dalla Corte di Giustizia europea, che per la prima volta aveva riconosciuto la contrarietà di alcune norme FIFA sui trasferimenti internazionali rispetto al diritto comunitario – di fatto dando ragione alle ormai note istanze di Lassana Diarra, che si era rivolto a tutte le sedi competenti per risolvere una controversia contrattuale risalente al 2014. Lo scorso maggio è arrivata poi la “benedizione” della FIFPRO, il sindacato mondiale dei calciatori, che ha invitato i suoi iscritti a tenere conto delle novità recenti. E loro non si sono fatti pregare. Anzi: come spiega The Guardian, pare che già 100mila professionisti abbiano deciso di portare la FIFA in tribunale rivendicando ingenti risarcimenti. Nell’ordine di svariati miliardi di euro.

La notizia arriva dalla fondazione Justice for Players, un’organizzazione olandese che ha notificato l’intenzione di procedere con una vera e propria class action nei confronti della FIFA e delle federazioni calcistiche nazionali di Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio e Danimarca (rischierebbe, ma non è ancora definito, anche la Football Association inglese). Justice for Players si farà dunque carico di ottenere le compensazioni per conto di tutti i giocatori che dal 2002 in poi hanno perso introiti monetari – fattuali o potenziali – a causa delle regole FIFA sui trasferimenti. L’iniziativa è subito finita sotto l’osservazione della FIFPRO, che in un comunicato ha ribadito “il costante supporto per il risarcimento equo a tutti quei professionisti che hanno visto i propri diritti lesi a causa delle decisioni arbitrarie prese dagli organi governativi del calcio internazionale”.

E tutto, ancora una volta, si riduce alla determinante sentenza-Diarra. Il primo a denunciare la FIFA dopo che la medesima si rifiutò di rilasciargli un certificato di trasferimento internazionale per firmare con il Charleroi nel 2016, dopo aver rotto unilateralmente il proprio contratto con la Lokomotiv Mosca due anni prima. In quell’occasione, la FIFA anzi multò Diarra per 10,5 milioni di euro e lo sospese dal calcio giocato per 15 mesi. Ma alla fine, la giustizia ordinaria ha dato ragione al giocatore. Fino al più alto grado del diritto europeo, a tutela del diritto alla libera circolazione dei lavoratori all’interno dei Paesi dell’Unione.

E ora la lettera legale spedita alla FIFA da Justice for Players non fa mistero attorno alle “rivendicazioni multimiliardarie” – in totale, nell’ordine di milioni per i singoli – di chi negli ultimi due decenni si è ritrovato in condizioni analoghe a Diarra. La stima è frutto di un’analisi indipendente formulata da Compass Lexecon, una società americana di consulenza economica che ha valutato che i calciatori coinvolti avrebbero guadagnato circa l’8% in più nel corso delle loro carriere se non ci fossero stati gli illegittimi ban della FIFA sui trasferimenti. Insomma, se oggi Infantino ha sempre più smania di aumentare a dismisura gli introiti della Federcalcio – tra controverse kermesse e iniziative sportive –, in parte si deve all’istinto di sopravvivenza. Mentre per i colleghi di Diarra è tempo di sfregarsi le mani.

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