Le ultime settimane sono state piuttosto intense per l’Hard Rock Stadium di Miami, che in teoria sarebbe un impianto dedicato al football americano – è di proprietà di Stephen M. Ross, azionista di maggioranza dei Miami Dolphins –ma che in realtà, di fatto, può ospitare di tutto. E ospita di tutto. In rapida successione: dal 17 al 29 marzo, lo stadio è stato il teatro del Miami Open di tennis, uno dei tornei di categoria Masters 1000 – la più alta dopo gli Slam – organizzati dall’ATP. Poi, nel primo weekend di maggio, è stata la volta del Gran Premio di Formula Uno. Che si svolge in un circuito temporaneo allestito proprio intorno alla struttura principale, e che determina la “trasformazione” del campo da gioco viene in un paddock. E il bello è che non è ancora finita: non appena sono state smantellate tutte le infrastrutture legate al GP, sono partiti i lavori in vista dei Mondiali di calcio, che inizieranno tra poco più di un mese.
L’Hard Rock Stadium sarà uno dei luoghi chiave della Coppa del Mondo: l’impianto dei Dolphins, infatti, ospiterà sette partite complessive, tra cui un 16esimo di finale, un quarto di finale e la finale per il terzo posto. Per quanto riguarda la fase a gironi, allo stadio di Miami si giocheranno le partite Arabia Saudita-Uruguay, Uruguay-Capo Verde, Scozia-Brasile e Colombia-Portogallo. Per prepararsi a tutti questi match, i dirigenti dello stadio si sono affidati a un’azienda agricola specializzata nella coltivazione di manti erbosi. Che, di fatto, ha già iniziato a lavorare al terreno di gioco che verrà utilizzato per i Mondiali. E che sarà trasportato dentro lo stadio di Miami a metà maggio, in modo da poter attecchire ed essere in perfette condizioni per la prima gara dei Mondiali che si giocherà il 15 giugno.
Per quanto possa sembrare assurdo, l’Hard Rock Stadium “funziona” e quindi lavora in questo modo da molto tempo: il calendario dell’impianto è ricco di eventi, di media ce ne sono 60 a pagamento ogni anno, che spaziano dallo sport professionistico a quello universitario fino ai concerti. È per questo che i Dolphins, come detto, si sono affidati a un’azienda in grado di “rifare” il campo a stretti intervalli di tempo, e sono l’unica franchigia NFL ad averne una. «Ogni anno, probabilmente, riallestiamo lo stadio dalle otto alle dieci volte, a seconda del calendario degli eventi», ha dichiarato Todd Boyan, vicepresidente senior delle operazioni dello stadio, durante il weekend del GP di Formula Uno. E ovviamente tutto questo lavoro genera un indotto enorme: secondo alcune rilevazioni, gli eventi non strettamente legati alla NFL porterebbero oltre 250 milioni di dollari nelle casse di Ross e dei Dolphins. E si tratta è una cifra destinata ad aumentare, in vista dei Mondiali.