Gli Hearts sono ancora in lotta per vincere un incredibile titolo nazionale, e una (buona) parte del merito è di un nuovo modello di mercato basato sugli algoritmi

Il merito è del nuovo comproprietario Tony Bloom, che gestisva già Brighton e Union Saint-Gilloise e ha implementato un modello di scouting basato sulle statistiche avanzate.
di Redazione Undici 05 Maggio 2026 alle 17:13

Primi in classifica nella Scottish Premiership, con tre punti di vantaggio sulla seconda, il Celtic, a tre giornate della fine. Una situazione che sembrava impossibile a inizio anno, per gli Hearts of Midlothian, ma che adesso è realtà. E così sul club di Edimburgo adesso c’è una pressione fortissima: quella provata da chi potrebbe tornare a vincere un titolo nazionale che manca dal 1960, ma anche da chi potrebbe sconvolgere le gerarchie del calcio scozzese, visto che Celtic e Rangers vincono ininterrottamente il campionato da 41 anni, cioè dai tempi dell’Aberdeen di Sir Alex Ferguson. Insomma, si può dire: quella dei Jam Tarts è una stagione incredibile. Anche perché tutto nasce da un modello iper-contemporaneo, basato sulle statistiche avanzate, sullo scouting e sul principio sell-to-improve.

Il progetto e la nuova era degli Hearts si fondano su un concetto semplice: rendere sostenibile il club, nel lungo periodo, attraverso la strategia di mercato. Una condizione che, fino a poco tempo fa, non poteva essere soddisfatta. Basta guardare ai numeri: nella scorsa stagione, il Celtic ha registrato ricavi per 166 milioni di euro, il Rangers per 109 milioni, mentre gli Hearts si sono fermati a 28. Un divario enorme, che si riflette anche sul mercato: i Rangers hanno investito 43,7 milioni in nuovi calciatori, il Celtic è arrivato a 30,2 mentre gli Hearts non sono andati oltre i cinque milioni. Eppure, nonostante questo enorme squilibrio economico il club di Edimburgo ha individuato una possibile via d’uscita: l’analisi dei dati.

Tutto è cambiato in estate, quando è arrivato il nuovo proprietario, Tony Bloom, che ha sborsato 9,86 milioni di sterline per acquistare il 29% del club, senza nemmeno aver diritto di voto – il resto delle quote è in mano a un azionariato di tifosi. Bloom ha deciso di non investire una sterlina di più dopo che la UEFA ha limitato la sua partecipazione: visto che controlla altre due società, il Brighton e l’Union Saint Gilloise, non è potuto andare oltre un terzo delle azioni. «Vinceremo il campionato, magari non quest’anno, ma non passerà molto. E ci qualificheremo anche per la Champions League», ha dichiarato Bloom in estate.

Per costruire la squadra e mantenere questa promessa (che sembrava assurda e ora non lo è più), Bloom ha chiesto aiuto alla sua società di statistiche avanzate, la Jamestown Analytics.  Come sottolineato da Transfermarkt, l’obiettivo è stato chiaro fin da subito: sviluppare un modello di “player trading”, ovvero acquistare giovani a basso costo, valorizzarli e rivenderli a cifre importanti. In modo da poter reinvestire i proventi. Se consideriamo la quantità di denaro generata dagli Hearts negli ultimi dieci anni, appena otto milioni di euro di incasso derivante dalle cessioni, era difficile pensare che questo modello potesse attecchire subito. E invece il nuovo progetto è partito subito: la cessione all’AEK Atene di James Penrice, giocatore arrivato a parametro zero e rivenduto con una plusvalenza significativa (nonostante il calciatore volesse restare a Edimburgo), ha iniettato un po’ di fondi nel budget dedicato al calciomercato. E così sono arrivati alcuni acquisti che hanno avuto un impatto concreto: Claudio Braga, Alexandros Kyziridis e Alexander Schwolow sono tra i protagonisti della stagione. In particolare, il valore di Braga è cresciuto da circa 500 mila a 6 milioni di euro, con una possibile cessione estiva già all’orizzonte.

Se il campo sta raccontando una stagione già straordinaria, il vero punto di svolta potrebbe essere fuori dal rettangolo di gioco. La capacità degli Hearts di trasformarsi in un club sostenibile e competitivo attraverso il modello data-driven sarà determinante per capire se questa non sia solo una parentesi, ma l’inizio di una nuova era nel calcio scozzese. Una piccola nota a margine: gli Hearts si chiamano così in onore del pub in cui sono stati fondati. Il locale si ispirava al famoso romanzo di Walter Scott, in cui si narra della rivolta dei cittadini contro John Porteous, capitano della Guardia Cittadina. Esiste quindi una società migliore per abbattere il dominio di Celtic e Rangers?

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