Sono passati 25 anni dall’ultima volta in cui c’erano così tanti giocatori italiani in Premier League

Rispetto al 2000/01 sono aumentati i giovani che vogliono confrontarsi con il campionato più ricco e qualitativo del mondo
di Redazione Undici 30 Agosto 2025 alle 13:25

Nicolò Savona è solo l’ultimo esempio di un trend di mercato che va avanti da qualche stagione. Alla Premier League piacciono, e tanto, i giocatori italiani. Sono infatti ormai 11 i nostri connazionali che giocano nel campionato inglese, mai così tanti da venticinque anni, dalla stagione 2000/01, quando erano 12. Sicuramente un segno positivo per il calcio italiano, per un motivo molto semplice: se la lega più ricca e qualitativa del mondo ti cerca, significa che a quel livello puoi starci.

Il record assoluto, per la verità, appartiene al 1998/99, con 19, ma a parte gli italian boys del Chelsea, Gianluca Vialli, Pierluigi Casiraghi, Gianfranco Zola e Roberto Di Matteo che diventeranno leggende del club, vincendo trofei da calciatori e anche da allenatori (la Coppa delle Coppe 1998 alzata da Vialli come calciatore-allenatore e la Champions League targata Di Matteo del 2011) le altre esperienze non sono andate benissimo. Certo, c’era Paolo Di Canio che oltre Manica si è costruito un’altra grandissima parte di carriera soprattutto con il West Ham, ma per il resto si trattava di giocatori a fine carriera, come Berti, Eranio e Baiano o di parentesi un po’ sfortunate, come quella di Dario Marcolin al Blackburn Rovers. Se si scorre la lista con gli altri nomi, poi, si notano un giovane Marco Materazzi all’Everton, i due ex interisti Marco Branca e Gianluca Festa al Middelsbrough, Benny Carbone allo Sheffield Wednesday e Alessandro Pistone al Newcastle. Per il resto si trovano giocatori un po’ sconosciuti, come Tramezzani, Ferraresi, Giocchini e Sanetti che infatti, complessivamente, hanno messo insieme appena 12 presenze.

La maggior parte di questi non ha concluso la carriera in Inghilterra, tanto che guardando all’elenco di due stagioni dopo si ritrovano quasi tutti, con due rappresentanti in più al Chelsea, Panucci e Dalla Bona, oltre a Roberto Mancini, che in pochi forse si ricordano al Leicester. Ecco, negli ultimi due anni il made in Italy è tornato a farsi sentire. Uno degli apripista è stato Sandro Tonali, trasferitosi dal Milan al Newcastle nel 2023 per 70 milioni di euro. Lo hanno seguito nel 2024 Federico Chiesa e in quest’estate il diciottenne talento ex Parma Giovanni Leoni, ora compagni al Liverpool. Ha scelto l’Arsenal invece Riccardo Calafiori, frenato da qualche infortunio di troppo lo scorso anno ma che comunque ha avuto un buon impatto con i ritmi della Premier. Sempre nel nord di Londra, ma nella parte bianca di Tottenham, sono finiti Destiny Udogie e Guglielmo Vicario, passati in due momenti diversi dall’Udinese e ora insieme nel club fresco vincitore dell’Europa League. Completano il quadro Kayode al Brentford, Gnonto al Leeds, Emerson Palmieri al West Ham e Diego Coppola, arrivato a Brighton a luglio dal Verona.

Insomma, c’è molta fiducia nella scuola italiana. Non è un caso che il maggior hype per il tricolore da quelle parti abbia coinciso con il massimo splendore della Serie A. Ora il nostro campionato forse assomiglia più a un bacino di sviluppo, ma questo discorso si potrebbe fare per tutte le altre top-cinque leghe europee rispetto alla Premier, ad eccezione di club enormi come Bayern Monaco, Real Madrid e Barcellona che spesso sorreggono il sistema dei loro stati. Non resta, quindi, che guardare al bicchiere mezzo pieno e all’idea che trasmettiamo all’estero, quella di un Paese che magari a livello di apparato funziona poco, ma da cui si può pescare gente di livello.

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