Robert Lewandowski ha detto che «i giocatori e i ragazzi di oggi non vogliono essere sgridati: vogliono che gli si parli»

Intervistato dal Times, l'attaccante polacco ha lanciato un vero e proprio messaggio generazionale.
di Redazione Undici 16 Settembre 2025 alle 14:47

Ai microfoni del Times, Robert Lewandowski ha rilasciato una lunga intervista che in realtà è un vero e proprio messaggio generazionale, che in qualche modo definisce una delle differenze esistenti tra la nuova generazione di giovani calciatori – per lo più appartenenti alla cosiddetta Gen Z – e quelle precedenti, abituate a un diverso tipo di approccio, di trattamento, sia in campo che fuori. Da parte dei compagni e dei tecnici. Il centravanti polacco ha tutti gli strumenti che servono per parlarne: dopo il suo arrivo al Barcellona, nel 2022, il club catalano ha avviato ricambio generazionale che ha cambiato i connotati della squadra. E che, di fatto, ha obbligato Lewa a fare i conti con giocatori molto giovani, dalle abitudini e dalle aspettative diverse da quelle dei suoi coetanei. Con la partenza di Leo Messi e la titolarità in prima squadra di giovani talenti come Lamine Yamal, Cubarsi, Gavi e Pedri, il differenziale dell’età era praticamente quello può esserci tra un padre molto giovane e suo figlio.

Ecco le parole più significative di Lewa: «Vengo da una generazione diversa e devo dire che ho dovuto imparare come trarre il meglio possibile dai giocatori più giovani. Sono stato in campo per tanti anni, e se paragono la mia generazione, ma anche quella precedente, con quella attuale, devo riconoscere che sono completamente diverse». Il discorso di Lewandowski si focalizza sul campo, laddove i giocatori di oggi rifiutano un certo tipo di rimbrotti:«Prima gridare era un modo per motivare chiunque. Ora, se gridi troppo, i giocatori di questa generazione reagiscono diversamente. Non rispondono più dicendo “ora ti dimostro che stai sbagliando”, ma si chiudono. Oggi devi cercare di spiegare le cose in un altro modo. A loro non piace essere sgridati, c’è bisogno di molto più dialogo».

Le parole di Lewandowski vanno oltre il calcio. Questa caratteristica – perché non si può parlare di problema – è infatti comune a tutti gli appartenenti alla Gen Z. Che, secondo diverse ricerche, risultano più istruiti emotivamente e quindi alla ricerca costante di dialogo. Una richiesta indirizzata soprattuto verso gli adulti, le cui grida risultano ora sterili e non in grado di motivare a fare di più. Nel ragionamento del centravanti blaugrana si affaccia una riflessione ulteriore: «Non sono solo i giocatori, qui si parla delle persone, di tutta questa generazione». Una presa di coscienza matura, che si aggiunge a una considerazione che può favorire i rapporti tra le generazioni precedenti e i ragazzi di oggi: «Non voglio combatterla, ma conoscerla».

L’intervista rilasciata al Times arriva a due giorni di distanza dall’esordio in Champions League del Barcellona, che giovedì sera giocherà contro il Newcastle aa St. James’ Park. Lewandowski ha anche un ricordo in maglia Magpies: «Ricordo che da piccolo mi avevano regalato una maglia del Newcastle, la numero nove di Shearer. La mettevo moltissime volte perché in quel periodo lui era veramente forte. Ovviamente, ogni volta che potevo replicavo anche la sua esultanza. Era unica».

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