Mancano ancora un paio di partite alla fine della League phase, eppure l’Europa League ha già dato una sentenza: il calcio scozzese è in crisi, ma crisi vera, di quelle buie come i pomeriggi invernali sull’Hill Cementery, il cimitero più panoramico di Glasgow e forse di tutto il mondo. I Rangers hanno fatto solo un punto, sono praticamente fuori, mentre il Celtic, la prima squadra britannica a vincere la Coppa dei Campioni, con un profondo dna europeo, arranca al 24esimo posto, l’ultimo disponibile per i playoff. A guardare dentro casa poi, poi, i problemi dei biancoverdi campioni di Scozia si fanno giganti: hanno appena perso una finale di Coppa di Lega prendendo tre schiaffi dal St Mirren, in una competizione che normalmente gli viene assegnata ad agosto per netta superiorità. In campionato sono secondi, è vero, ma di solito di questi tempi hanno già preso quei punti di vantaggio sulle rivali che permette loro di gestire serenamente il resto del campionato e di portarsi a casa l’ennesimo titolo. E invece gli Hearts of Midlothian, primi a +6 ma con una partita in più, per la prima volta dal 1986 credono alla possibilità di portare via un titolo dalle mani delle big di Glasgow. Anche perché, sì, i Rangers in patria sono in ripresa, ma comunque distanti nove punti, mentre le cose al Celtic, da quando Wilfried Nancy in panchina, stanno precipitando. In campo e fuori.
La crisi del Celtic è fuori controllo, in campo e soprattutto fuori
Tra risultati negativi, dimissioni repentine e consigli d'amministrazione interrotti, a Parkhead c'è il caos più totale.
di Redazione Undici 19 Dicembre 2025 alle
10:27
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