Pochi sportivi italiani hanno avuto l’impatto trasversale di Beatrice Vio Grandis, per tutti Bebe. Oltre le vittorie, le avventure e i grandi incontri – tra gli altri: Barack Obama, Sergio Mattarella, Ursula von der Leyen – la schermitrice paralimpica italiana è un’ispirazione per un’intera generazione di persone. Era inevitabile, quindi, che venisse inserita nel team degli ambassador di Milano Cortina 2026: lo si capisce anche dal modo in cui parla delle Olimpiadi in quanto evento emotivo, dello spirito che anima e animerà gli atleti che arriveranno in Italia da tutte le parti del mondo. Lei sa cosa significa, l’ha vissuto, se lo sente addosso. E sa benissimo che questa elettricità finirà per coinvolgere tutti, davvero tutti.
Cosa vuol dire per te essere Ambassador di Milano Cortina 2026?
Se mi concentro sul significato della parola ambassador mi sento quasi intimorita o comunque molto responsabilizzata. Poi però pensandoci meglio mi rendo conto che è una parte della strada che ho scelto e che percorro tutti i giorni con la nostra Fondazione art4sport e con la Bebe Vio Academy dove cerco, con il nostro team e i nostri partner, di portare dei messaggi positivi attraverso lo sport e il movimento paralimpico al maggior numero di persone possibile. Inclusività, lealtà, rispetto delle regole, senso di appartenenza non devono rimanere buoni propositi o voci sterili nei bilanci di sostenibilità delle aziende, devono entrare nelle testoline di tutti e renderci migliori. E entrare nelle testoline delle persone è qualcosa che mi stimola molto.
Come valorizzerai al meglio il tuo ruolo di Ambassador durante i Giochi?
Credo che il movimento paralimpico in Italia abbia bisogno di forti impulsi per crescere e portare il nostro paese a un livello superiore di praticanti ma anche di seguito da parte del grande pubblico. Come sempre quando si deve ribaltare una tendenza consolidata, c’è bisogno di un’azione costante di sensibilizzazione che permetta di raggiungere ampie fasce della popolazione, anche i più… distratti. Io approfitterò di questo ruolo proprio per colmare questo gap, giorno dopo giorno, intervista dopo intervista, fiaccola dopo fiaccola.
Il tuo ricordo preferito legato ai Giochi Paraolimpici.
Se escludiamo i ricordi peggiori, legati agli infortuni, direi che tutto il resto rappresenta un ricordo meraviglioso e un crescendo di emozioni. Tra il viaggio insieme al resto della delegazione, la vita nel villaggio, gli allenamenti in mezzo ad atleti di tutto il mondo, le gare, le vittorie, ma anche le sconfitte, e l’inno di Mameli non saprei proprio cosa scegliere. Quindi metto tutto sul gradino più alto del podio sperando di non perdere mai la memoria di quei momenti esaltanti.
Qual è il valore aggiunto di ospitare un’edizione Olimpica in Italia, per il mondo sportivo e non solo?
Dal punto di vista del movimento è indubbiamente una grande opportunità. Avere i più grandi campioni di tutte le discipline invernali che gareggiano vicino a casa e con una copertura televisiva totale, sarà sicuramente un grosso stimolo, anche per i più pigri, ad intraprendere la pratica di un’attività sportiva. Mi aspetto poi l’enorme effetto ola che ci unisce nel tifo dei nostri atleti e che, giocando in casa, sarà ancora più pervasivo. E non dimentichiamoci l’indotto economico, la grande opportunità che avranno le aziende di approfittare di un palcoscenico così ampio per mettere in luce le proprie eccellenze.
Qual è lo sport/atleta che guarderai con maggior interesse?
Più che uno sport o un’atleta ti direi unaNazionale, che ovviamente è quella azzurra. Ho rapporti costanti con molti atleti che ci rappresentano nelle varie discipline e approfitto di questo spazio per augurare il meglio a tutti e che questa esperienza, indipendentemente dai risultati o dalle medaglie che riusciranno a regalarci, rimanga per ognuno di loro qualcosa di speciale e indimenticabile.
Da Ambassador, qual è il messaggio principale che vuoi trasmettere ai giovani che sognano una carriera sportiva?
Credeteci con ogni cellula del vostro corpo e divertitevi in ogni momento della vostra storia sportiva, anche nella fatica del massimo sforzo prolungato o nel più banale degli allenamenti di defaticamento.