È l’indotto valoriale dello sport. Milano Cortina 2026 non sarà soltanto un’Olimpiade Invernale fatta di sprint e volteggi, di trionfi sul ghiaccio e sulla neve. Accanto al main event sotto i riflettori, con un capillare piano di sviluppo su tutto il territorio, i Giochi offriranno l’occasione di forgiare una vera e propria generazione a cinque cerchi. Cioè quei giovani che attraverso lo spirito decoubertiniano della rassegna – tra etica e condivisione, tra commistioni culturali e partecipazione sociale – saranno coinvolti in prima persona per fare dell’attività fisica e della fratellanza universale una sorta di vademecum identitario che li aiuterà a crescere. E a diventare adulti, trasmettendo a loro volta – chissà, da sportivi di domani? – questo bagaglio di esperienze accumulate a scuola, all’università, nei progetti di volontariato.
A fornire l’input organizzativo e promozionale è la Fondazione Milano Cortina 2026, che negli ultimi anni ha istituito due programmi formativi legati a doppio filo: l’Olimpiade culturale, per valorizzare il patrimonio fondamentale dell’Italia nel segno dello sport, e Gen26, il percorso educativo pensato per le ragazze e i ragazzi del nostro Paese. In attesa dell’arrivo degli atleti e della Fiamma a San Siro, il prossimo 6 febbraio, questo substrato dei Giochi è già pienamente attivo. E si sta affermando attraverso numeri notevoli: più di sei milioni di partecipanti in 2400 iniziative affiliate e 1800 giornate evento; due milioni di giovani, 150mila docenti, migliaia di scuole e un centinaio di atenei universitari coinvolti.
I programmi sono stati coordinati dalla Fondazione insieme agli enti locali, statali e internazionali. In particolare, Gen26 è stata lanciata in collaborazione con il CONI, il CIP e il Ministero dell’Istruzione e del Merito, uniti per gettare ponti fra il mondo scolastico-giovanile e il movimento sportivo in senso lato. Ed è forse il fulcro più interessante del patrimonio immateriale legato ai Giochi. Gen26 infatti non nasce semplicemente per sensibilizzare le nuove generazioni verso un evento di eccezionale richiamo globale, con il privilegio di viverlo nel proprio Paese – senza che queste, in gran parte, possano averne alcuna memoria: l’ultima volta era stata a Torino nel 2006. Ma rappresenta, attraverso un ampio pacchetto d’offerta, un reticolo di cittadinanza attiva dove la storia incontra la comunità e le voci del territorio abbracciano il resto del mondo. Dando così forma al coro olimpico dello sport: più che un momento di svago o pratica agonistica, uno stile di vita durevole da custodire collettivamente.
Ecco allora la Winter Games Week, la settimana dedicata all’attività motoria e alla conoscenza delle discipline sportive in tutte le scuole italiane che ne hanno fatto richiesta. Risorse didattiche gratuite fanno anche parte del programma OVEP, per promuovere nelle classi i principi dell’olimpismo e il suo impatto a lungo termine sulla salute individuale e sull’interazione sociale. Al contempo si forniscono tutti gli strumenti interattivi per conoscere il movimento paralimpico – con il contributo di alcuni testimonial d’eccezione, da Martina Caironi a Simone Barlaam: il toolkit “I’mPOSSIBLE” è un prontuario scaricabile online con contenuti specifici in base all’età scolare, mentre l’Adaptive Winter Sport è il progetto per avvicinare sempre più persone con disabilità alla pratica sportiva, grazie alla donazione di attrezzature ed equipaggiamenti indispensabili all’avviamento.
Accessibilità è sinonimo di inclusione: con lo stesso spirito il programma Gen26 si articola nell’iniziativa SC:ORE – in collaborazione con il CIO e le Nazioni Unite – per trasmettere l’uso dello sport come efficace dispositivo di prevenzione contro la violenza e la criminalità giovanile; “Parità in campo” è invece il set di attività e contenuti didattici per educare le nuove generazioni ai valori della parità di genere. E ancora: i racconti dei protagonisti olimpici, nelle scuole italiane da Nord a Sud, hanno animato una serie di giornate educative a forte trazione azzurra, mentre i giovanissimi vivono in prima persona l’adrenalina delle gare nei “Trofei Milano Cortina 2026” tra Lombardia e Veneto.
Il focus di Gen 26 resta dunque su bambini e adolescenti, ma non manca di chiamare in causa anche gli studenti universitari e chi è pronto ad affacciarsi al mondo del lavoro. Si inserisce in questo contesto la partnership tra la Fondazione e le istituzioni accademiche: tirocini, programmi di volontariato e corsi di aggiornamento per formare i professionisti del futuro nell’organizzazione della grande eventistica sportiva. Dual Career è, infine, il programma di supporto agli studenti-atleti – un bacino d’utenza da 14 milioni di italiani – con borse di studio e coach personali per far convivere istruzione e agonismo. Il compendio di tutto ciò è la forma che diventa sostanza: in pochi mesi Gen26 si è evoluto in un vero e proprio sub-brand a 360 gradi, che Milano Cortina eleva a componente esperienziale fondante. L’eredità civica dei Giochi, prima e dopo i Giochi.