Se c’è un volto che incarna la visione olimpica in Italia, quello è indubbiamente Giovanni Malagò. Ex presidente del CONI, membro del CIO e Presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, Malagò è stata la figura che più ha creduto nel ritorno dei Giochi Olimpici in Italia, vent’anni dopo quelli invernali di Torino. Milano Cortina 2026 non sarà però una semplice replica del passato: è, nelle parole del suo stesso promotore, un progetto pionieristico, una scommessa senza precedenti nella storia olimpica.
Saranno Giochi che non si concentrano in una singola metropoli, ma abbracciano oltre 22.000 chilometri quadrati, unendo due regioni e due province autonome, poli urbani e montani distanti centinaia di chilometri, dal Duomo di Milano alle vette delle Dolomiti. È una sfida logistica e organizzativa immane, nata sotto il segno della sostenibilità e del riutilizzo delle strutture esistenti. È una programmazione allineata all’Agenda Olimpica e insieme portatrice di una visione nostrana, quella di un’Italian way che funziona, che gode di solidità e credibilità a livello internazionale. E non solo: saranno Giochi che non si fermeranno al calendario di competizioni, ma che vorranno lasciare al Paese un’eredità forte, che passa da un rinnovamento infrastrutturale ma anche valoriale, educativo, culturale.
È la sfida più bella della sua carriera sportiva?
È la più complessa. Una complessità che deriva anche dalla tipologia del modello di organizzazione che abbiamo previsto per queste Olimpiadi.
Si riferisce all’idea di un’Olimpiade diffusa?
Sì. Più che Olimpiade diffusa, la definisco l’Olimpiade dei Territori. È un modello sicuramente innovativo e coraggioso, ma aggiungerei anche altri due aggettivi: vincente e, per certi versi, inevitabile o quantomeno indispensabile, soprattutto per ciò che riguarda le Olimpiadi invernali.
Nel dialogo con il CIO, quanto ha contato questo aspetto nel premiare la candidatura italiana? E ci sono altri aspetti che sono stati determinanti?
Sicuramente è piaciuta l’idea del doppio titling Milano-Cortina, che coinvolge più regioni e più province autonome. È piaciuta anche perché oggi tutto dev’essere organizzato nel rispetto della sostenibilità, che non è solo ecologica o economica, ma anche infrastrutturale. Nel nostro dossier avevamo due carte vincenti: oltre l’80 per cento dei cittadini favorevoli all’organizzazione dei Giochi e oltre il 90 per cento degli impianti individuati già esistenti o temporanei. Di fatto, sono stati realizzati solo due impianti ex novo: l’Arena di Santa Giulia a Milano e lo Sliding Centre a Cortina, che in realtà sorge nello stesso luogo di una pista abbandonata, quindi è un ripristino. Questo credo sia un record.
L’organizzazione di Milano Cortina 2026 è anche, a suo modo, un riscatto per il nostro Paese dopo la candidatura ritirata di Roma 2024.
Per me non è una rivincita personale, però è oggettivo sostenere tre fattori. Primo: era importante far vedere che l’Italia non fosse quella che, in quel momento, per via della giunta comunale di Roma dell’epoca, aveva bocciato l’idea delle Olimpiadi a prescindere. Il Comune, il Governo, la Regione, il CONI e gli sponsor avevano approvato quella candidatura, che poi però era stata ritirata a metà percorso. Secondo: c’è una questione di storia, tradizione e prestigio che il nostro Paese ha sempre avuto nei grandi eventi. Terzo: questo nuovo modello può offrire al CIO non solo una “compensazione” per l’accaduto, ma l’idea di una nuova era per i Giochi invernali. Tant’è vero che la Francia, per il 2030, ha vinto con un modello simile al nostro.
Come se fosse un’eredità lasciata al futuro. A proposito: eredità, o per meglio dire legacy, che ha un’accezione più ampia, è una parola chiave di questi Giochi.
Io sostengo una tesi: ci sono due Olimpiadi. La prima va dal 6 al 22 febbraio (Giochi Olimpici) e dal 6 al 15 marzo (Paralimpiadi). Poi comincia una “seconda Olimpiade”, che è legata al concetto di legacy e su cui abbiamo lavorato molto: progetti nelle scuole in tutta Italia, anche nelle regioni dove gli sport invernali sono meno rilevanti, promozione dei valori olimpici, iniziative portate avanti con gli sponsor, e ovviamente la riqualificazione delle infrastrutture, che negli anni a venire potranno accogliere manifestazioni sportive, concerti, grandi eventi. Nell’immediato, invece, arrivano formidabili benefici economici per il Paese. Ci sono studi di tre università (Bocconi, Ca’ Foscari e Sapienza) che indicano valori tra i 5,2 e i 5,5 miliardi di euro di valore aggiunto, di fatturato per capirci, e circa 36.000 nuovi addetti. Si stima una ricaduta fiscale per lo Stato paragonabile a 600-700 milioni di euro.
Il pubblico italiano come sta rispondendo in queste settimane di vigilia?
Molto positivamente. Sul livello della biglietteria abbiamo riscontri impressionanti: ci sono sold out quasi sistematici per tutte le manifestazioni sportive, tenendo presente che stiamo rilasciando i biglietti gradualmente per evitare un accaparramento da parte di pochi. C’è una presenza internazionale molto rilevante ma dall’Italia arrivano percentuali importanti.
E c’è grande attesa intorno ai nostri atleti. A Pechino è andata bene, ora quali sono le aspettative?
A Pechino abbiamo vinto 17 medaglie, nella storia siamo andati meglio solo a Lillehammer ’94. Poi è chiaro che si cerca sempre di migliorare. L’aspettativa è di andare in doppia cifra col numero 2 davanti. Le premesse ci sono, basandoci sui risultati delle ultime stagioni, ma nello sport invernale le variabili sono tante, molto più che in una gara di cento metri di atletica leggera o di nuoto. A proposito di atleti: saranno i Giochi invernali più equilibrati di sempre a livello di genere (con il 47 per cento di atlete donne). Sì, avremo un’Olimpiade invernale da record assoluto in questo senso, molto apprezzata dal CIO. Nelle edizioni estive il traguardo della parità era già stato raggiunto, ma riuscirci nelle invernali ci rende particolarmente orgogliosi.
Ha un desiderio su tutti per questi Giochi?
Mi auguro che l’Italia lasci un segno nella storia, non solo per le vittorie, ma per la qualità dell’organizzazione. Vogliamo che Milano Cortina 2026 sia ricordata come un modello esemplare, capace di modificare la cultura sportiva e l’emulazione positiva nei giovani. Abbiamo l’aspirazione di realizzare le migliori Olimpiadi di sempre.