I prezzi per uno spot pubblicitario durante il Super Bowl sono diventati davvero enormi

Alcuni giornali dicono otto milioni, altri arrivano a quota dieci milioni, sempre per uno spot di 30 secondi. In ogni caso, l'edizione 2026 aggiornerà tutti i record di incassi.
di Redazione Undici 02 Febbraio 2026 alle 17:23

Lo sanno tutti, anche i sassi: il Super Bowl non è solo una semplice partita di football, ma è un vero e proprio evento di risonanza globale, è lo specchio di un sistema sportivo che va decisamente oltre la sua essenza, che diventa industria dell’intrattenimento. A pochi giorni dalla sfida tra New England Patriots e Seattle Seahawks che deciderà la stagione 2025, come ogni anno, si rincorrono le notizie – più o meno veritiere, ma non è questo il punto – sugli investimenti pubblicitari in ballo per la nuova edizione (la numero 60, per essere precisi). E non c’è concordanza, nel senso che alcune tra le testate più autorevoli del mondo riportano cifre diverse tra loro. L’unica certezza, proprio a partire da queste cifre, sta nel fatto che i brand si ritroveranno a pagare prezzi mai visti prima.

Se un anno fa uno spot televisivo da 30 secondi era stato venduto per una cifra vicina ai sette milioni di dollari, ora siamo andati oltre quota otto milioni (fonte Guardian). Per il Financial Times, invece, abbiamo raggiunto la doppia cifra: dieci milioni di dollari per uno slot pubblicitario. Sì, avete letto bene: dieci milioni di dollari per 30 secondi di spot in tv. Fox Sports (che detiene i diritti di trasmissione negli USA) non ha confermato né smentito queste indiscrezioni, ma si è limitata a dire – attraverso le parole del CEO Lachlan Murdoch – che tutti gli slot erano andati esauriti «già a novembre, e con prezzi mai visti prima».

Ora le domande sorgono spontanee: su cosa si basano questi prezzi? E perché tendono sempre all’aumento? La risposta è molto semplice: guardando al 2025, secondo le rilevazioni effettuate da Nielsen, si stima che 123,7 milioni di spettatori si siano sintonizzati sul Super Bowl soltanto negli Stati Uniti. È un numero gigantesco, che in qualche modo “giustifica” l’aumento della domanda di inserzioni da parte dei brand. Sì, ma che tipo di brand? Stando alle voci che circolano negli Stati Uniti, a farla da padrone sarebbero (ancora) bevande, snack e aziende tecnologiche; si parla inoltre di un lieve calo degli investimenti da parte delle piattaforme streaming, mentre si sarebbe registrato un interesse in crescita da parte di aziende farmceutiche e di imprese legate all’intelligenza artificiale. I tempi cambiano anche al Super Bowl, evidentemente.

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