Fa strano pensare a tutto il talento prodotto negli ultimi anni da La Masía, il famosissimo settore giovanile del Barcellona e registrarne la penuria di prime punte, centravanti, numeri 9 – chiamateli come volete. Da Messi a Lamine Yamal, da Pedro ad Ansu Fati e Fermín Lopez, da Dani Olmo all’ultimo caso di mercato Dro, l’elenco di giocatori offensivi di grandissime qualità cresciuto nel Barça è davvero chilometrico. Indipendentemente che siano arrivati a straordinari livelli o meno, il discorso non è questo. Forse, però, parlando di attaccanti centrali, qualcosa manca. Dall’era Messi in poi, infatti, la cantera blaugrana non ha mai prodotto un giocatore in quel ruolo specifico. Di conseguenza, il club catalano ha dovuto rivolgersi all’esterno, ha dovuto spendere diversi milioni sul mercato: Lewandowski a parte, arrivato a parametro zero dal Bayern Monaco, i catalani hanno fatto investimenti onerosi su Henry, Suárez e Ferrán Torres, giusto per fare un esempio.
Questa piccola ma significativa problematica dipende da tanti fattori. Nel caso del Barça, però, pesa anche il modo in cui è organizzato l’intero vivaio. Lo conferma anche la storia recente: l’ultimo attaccante – per quanto atipico – cresciuto nel vivaio capace di avere una certa continuità in prima squadra è stato Bojan Krkić, che ha debuttato a 17 anni nel 2007 e messo insieme 163 presenze e 41 gol in quattro stagioni, anche se ha giocato la maggior parte delle partite da esterno offensivo. Non è mai riuscito a stabilizzarsi per gli standard del Barcellona, cominciando a girovagare per l’Europa, tra Roma, Milan, Ajax e Stoke City, chiudendo al Vissel Kobe in Giappone. Più recente il caso di Marc Guiu, che nel 2023 ha impiegato appena 23 secondi per segnare al debutto contro l’Athletic Club. Tuttavia, al termine della stagione ha scelto il Chelsea in cerca di maggiore spazio – che comunque non ha ancora trovato.
Ma in cosa consistono queste “limitazioni” per gli attaccanti della Masía? Paradossalmente, la profondissima e radicale identità tecnica del club impone a ogni ruolo, portieri e difensori compresi, qualità elevate nel palleggio, nella tecnica individuale e nella lettura degli spazi. Le sedute di allenamento si svolgono spesso in spazi ridotti e privilegiano il gioco associativo, la costruzione dal basso e la partecipazione collettiva alla manovra. Questa forte impronta tecnica, che ha reso il settore giovanile blaugrana un punto di riferimento globale, può però comportare una conseguenza: la ricerca dell’attaccante “totale”, capace non solo di segnare ma anche di legare il gioco, pressare, muoversi tra le linee e dialogare con i compagni, rischia talvolta di penalizzare il profilo del finalizzatore puro. Jordi Roura, vera e propria istituzione alla Masía, ha raccontato a The Athletic che «ogni volta che emerge un giocatore importante nel ruolo di centravanti, dentro lo staff suona immediatamente un campanello d’allarme: “È un bravo giocatore ma segna solo gol”, dicono i tecnici. L’idea è che un giocatore di questo tipo gol non avesse talento, quando invece nel calcio è proprio questo l’aspetto più importante».
A volte, quindi, il Barça è vittima della sua stessa ossessione per l’eccellenza. O meglio: per un certo tipo di eccellenza, quella legata al DNA tecnico-tattico del club. Poi è chiaro che ci sono anche altri problemi: in generale, n0n solo a Barcellona, si tende a essere più severi e meno indulgenti nei confronti delle prime punte: mentre un centrocampista può inserirsi gradualmente nei meccanismi della squadra, da un centravanti si pretendono subito i gol. Inoltre stiamo parlando di un contesto ad altissimo livello, caratterizzato da una concorrenza feroce e da aspettative elevatissime, il margine di errore è davvero minimo.
Non sorprende, dunque, che diversi giovani attaccanti abbiano faticato a imporsi o abbiano scelto altre strade. Magari le cose potrebbero cambiare nei prossimi anni, chissà: tra i prospetti più promettenti figura Oscar Gistau, attaccante che compirà 18 anni il prossimo mese e sul quale circolano giudizi particolarmente entusiasti all’interno del club. Tuttavia, per sostituire Lewandowski, l’ipotesi più concreta resta quella di prendere un altro centravanti già affermato, esperto, in grado di garantire gol nell’immediato, ma comunque capace di adattarsi allo stile del club. È questa la forza del Barça, anche se in certi casi e in certi momenti può diventare un limite.