I problemi del nostro calcio sono innumerevoli. Eppure, paradossalmente, il basso tasso di tempo effettivo di gioco non sembra in cima alla lista: lo raccontano gli ultimi dati del CIES Football Observatory, all’interno di una speciale classifica sui principali campionati europei. E in base a questa voce, il calcio con meno perdite di tempo è quello della Ligue 1: si gioca per il 55,9% dei novanta minuti di una partita. Segue a breve distanza la Bundesliga, con il 55,5% di tempo effettivo. Poi ecco la nostra Serie A, a pari merito con la Liga spagnola: 54,1%. E la Premier League? Incredibilmente sotto: 53,1%.
Ben inteso, in nessuno di questi casi si tratta di risultati lusinghieri. I calciatori di oggi sono anche professionisti in lungaggini, sceneggiate e altri espedienti per far scorrere le lancette dell’orologio. A qualsiasi latitudine. Sorprende però che in Italia la situazione non sia così terribile rispetto ad altre. E che nella tanto decantata Inghilterra al contrario, è tempo di imporre una riflessione: stampa e opinione pubblica britannica lo stanno già facendo, prendendo atto di un dato ogni anno in peggioramento (gli ultimi rilevati dal Times, in queste settimane, erano preoccupanti ma non altrettanto negativi).
Basta questo parametro per valutare la salute di un campionato? Chiaramente no. Oltre al tempo di gioco effettivo, conta come minimo la qualità di gioco all’interno di quel minutaggio. E in Premier League palla e giocatori vanno a mille rispetto a qualunque altro campionato. La differenza tra momenti di gioco e fasi di pausa è insomma totale, motivo per cui possono aumentare gli incentivi a tirare il fiato di tanto in tanto. C’è poi l’aspetto delle palle inattive: un’arma offensiva sempre più strutturale ed efficace, soprattutto nel calcio inglese, che dall’Arsenal in giù tutte le squadre cercano di sfruttare molto di più rispetto a soltanto pochi anni fa – e in modo più metodico rispetto a quanto accade in Serie A. Anche questo, tra preparazioni di schemi e posizionamenti, è un fattore che riduce la finestra di tempo con il pallone in gioco.
Al contrario in Italia si corre meno, si fa viaggiare meno il pallone, il calcio è meno verticale. Più sbadigli, tante partite di basso livello, ritmi meno compassati. Poco importa allora se il tempo effettivo di gioco supera quello della Premier: è un dato senz’altro da commentare, ma che non deve affatto illuderci sulla salute del nostro movimento. Chiaramente a pezzi, senza bisogno delle italiane precocemente fuori dalle coppe europee o dell’ennesima figuraccia mondiale. Che almeno funzioni da sveglia, visto che in fatto di cronometro – sia fermo oppure in moto – offriamo davvero poco nei 90 minuti.