Il Porto ha vinto il campionato, e per Francesco Farioli si tratta di un successo dal significato enorme

Il tecnico italiano ha conquistato il primo titolo della sua carriera, consolidando la sua ascesa nell'élite del calcio europeo.
di Redazione Undici 03 Maggio 2026 alle 03:40

Il Porto non vinceva il titolo portoghese dal 2022, e quest’anno ha dovuto vedersela contro il Benfica di Mourinho – ancora imbattuto in gare di Primeira Liga – e contro uno Sporting Lisbona capace di vincere gli ultimi due campionati e di arrivare ai quarti di Champions League. Basterebbero queste evidenze per pesare il successo ottenuto dalla squadra allenata da Francesco Farioli, ma ci sono altri dati interessanti: per esempio gli 85 punti e i soli 15 gol subiti in 32 partite, oppure il primo posto occupato fin dal primo turno di Primeira Liga, oppure ancora le 18 vittorie nelle prime 19 gare di campionato. L’inizio era stato così folgorante che il pubblico del Do Dragão aveva iniziato a cantare un coro dedicato all’allenatore italiano già a inizio settembre, poi è arrivato anche il rinnovo di contratto fino al 2028. Considerato lo psicodramma vissuto all’Ajax un anno fa, quando la squadra guidata da Farioli riuscì a non vincere il titolo pur avendo nove punti di vantaggio a cinque giornate dalla fine, il trionfo in Primeira Liga assume un valore enorme per il tecnico italiano.

In realtà la retorica della rivincita e del riportare tutto a casa con un anno di ritardo è a dir poco fuorviante. Perché, e chi conosce il calcio lo sa, il titolo perso lo scorso anno dall’Ajax di Farioli deve essere considerato come un glitch di sistema. Anzi, i risultati dell’Ajax 2025/26 – al momento la squadra di Amsterdam è quarta in Eredivisie e accusa un ritardo di 23 punti dalla capolista PSV – dimostrano che il tecnico italiano aveva fatto un grandissimo lavoro anche nei Paesi Bassi. Solo che non era riuscito a compierlo, a chiudere il cerchio. Il cerchio si è chiuso a Porto, dove l’ex allenatore del Nizza – e dell’Alanyaspor, e del Fatih Karagumruk – ha trovato il contesto perfetto per (far) esprimere il suo calcio: una squadra solida dietro e tecnica davanti, che in virtù di queste caratteristiche ha potuto praticare un gioco paziente e sofisticato, fatto di difesa compatta, di connessioni consolidate, di ricerca continua della superiorità posizionale.

Dietro le idee di Farioli c’è un lavoro che va avanti da anni, che si è affinato in club e contesti diversissimi tra loro. E che, di fatto, gli ha permesso di crescere step by step a ogni esperienza, nell’ambito di un percorso che sembra tratto dalla vostra carriera più esotica su Football Manager. Anche questa, soprattutto questa, a pensarci bene, è una bella storia: Farioli, infatti, è stato il primo tecnico italiano nella storia dell’Ajax e poi anche del Porto (in realtà anche Puricelli e Delneri hanno guidato il club dei dragoni, ma il primo era nato in Uruguay e il secondo è stato esonerato prima di esordire in gare ufficiali). Due realtà storiche del calcio europeo, due squadre che per dna e per vocazione hanno quasi l’obbligo di proporre un certo tipo di calcio – ricercato, spettacolare, in ogni caso non difensivo. Adesso ha anche il suo primo titolo in bacheca, quindi ha dimostrato che un tecnico italiano dalle idee atipiche – almeno per come vengono percepiti i tecnici italiani fuori dall’Italia – non solo può esistere, ma può anche essere chiamato da certe squadre. E alla fine può anche vincere.

A completare il quadro della rivoluzione, c’è il precedente storico: prima che ci riuscisse Farioli, l’ultimo – e unico – allenatore italiano in grado di vincere la Primeira Liga era stato Giovanni Trapattoni (campione di Portogallo con il Benfica nel 2005. Magari non c’entra niente, o magari sì, ma questo nuovo titolo ha un sapore completamente diverso: Farioli è ancora giovanissimo (ha compiuto 37 anni meno di un mese fa) e quindi non può essere un totem del calcio mondiale come lo era il Trap, ha dimostrato di avere coraggio e ambizione, non è un tecnico ideologizzato – il suo Porto gioca in maniera diversa rispetto al suo Nizza o al suo Ajax – eppure le sue squadre hanno un’identità chiara, riconoscibile. Un’identità che valorizza al meglio il talento dei singoli. Al Porto ne hanno beneficiato Alberto Costa, Froholdt, Samu, Nehuén Pérez, il 17enne Pietuszewski, il redivivo Gabri Veiga: tutti calciatori sotto i 25 anni che sono stati protagonisti di una grande stagione e possono ancora crescere moltissimo. Anche questo è un grande merito da attribuire a Francesco Farioli, forse ancora più grande che un titolo di Primeira Liga. Un titolo che, come abbiamo visto, non era per niente scontato. E invece è arrivato.

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