Certe vittorie in serie non passano inosservate. Soprattutto se non hai nemmeno vent’anni, sei un pilota di Formula 1 eppure corri con la leggerezza di chi ha già macinato Gran premi su Gran premi. È decisamente il momento di Andrea Kimi Antonelli, alla sua terza vittoria consecutiva sul circuito e in testa alla classifica piloti – il più giovane di sempre – alla guida della sua Mercedes. Ma se il trionfo in Cina era stato quello della sorpresa e il successivo in Giappone quello del record, a Miami il bolognese classe 2006 ha dimostrato al mondo di essere un campione a tutti gli effetti. Classica gara rognosa, partenza faticosa, giri su giri a inseguire. Poi sorpassi d’autore e gran tenuta all’arrembaggio degli avversari: tre secondi di margine al termine di un Gran Premio minacciato pure dal maltempo sono tanta roba.
E infatti l’intero panorama del motorsport ormai non ha più potuto fare a meno di notare il suo astro nascente. In Inghilterra, The Guardian celebra “the Italian superstar”. Con Toto Wolff, direttore esecutivo della Mercedes, a spendere un paragone pesantissimo: Kimi ormai starebbe alla Formula 1 come Jannik Sinner sta al tennis. “In queste prime gare è stato fantastico. Non sbaglia mai, gestisce alla grande la pressione: penso che nessuno di noi avrebbe potuto immaginare un exploit del genere”, spiega il dirigente. “Sapevamo di consegnargli un’ottima monoposto, ma che lui sia in grado di capitalizzare quel vantaggio tecnico ogni singolo weekend è qualcosa di speciale. L’importante è che ora tenga i piedi per terra, i suoi genitori avranno un compito importante in questo senso. E il problema più grande è il pubblico italiano”, che da oltre mezzo secolo non ammira un pilota così vincente. “Adesso che gli Azzurri non si sono qualificati ai Mondiali, tutto ruota attorno a Sinner e ad Antonelli: questa domenica Jannik ha vinto a Madrid, Kimi a Miami. Sono due fuoriclasse”.
Ormai le aspettative viaggiano a mille, ma non potrebbe essere altrimenti: nella storia della Formula 1, al di là della precocità, non era mai successo che un pilota riscisse a convertire le sue prime tre pole position consecutive in altrettante vittorie in gara. Anche L’Équipe, in Francia, lo incorona “fra i più grandi: ha tenuto a bada il campione del 2025 – Lando Norris, ndr –, ha battuto agevolmente un’icona come Max Verstappen e ha tagliato il traguardo con un ampio vantaggio sul suo esperto compagno di squadra George Russell”. Chapeau, insomma. Mentre un quotidiano misurato come The Times riconosce che la Formula 1 sta avendo a che fare “con un vero talento, capace di vincere senza intoppi il confronto con Max”. L’eco di Kimi arriva fino agli Stati Uniti, dove The Athletic titola che “Antonelli ha superato il suo test più difficile a Miami”. E sottolinea come l’Italia non avesse un suo pilota sul gradino più alto del podio dai tempi di Giancarlo Fisichella (2006), e per più volte di fila addirittura da quelli di Alberto Ascari (1953).
“Sono consapevole di quel che sta succedendo”, sorride Kimi. “Ma cerco di non focalizzarmi troppo su questi traguardi, né di preoccuparmi per le aspettative che si vengono a creare. Alla fine, resta ancora una lunga stagione, con tante gare ancora da disputare. E so che devo soltanto continuare ad alzare l’asticella: ho un compagno di scuderia fortissimo, velossicimo, davvero completo. E tutti gli altri avversari si avvicineranno sempre di più”. Il peso del primo posto si farà sentire presto, lo sa anche Kimi. Ma fin qui ha dimostrato anche di saper gestire benissimo ogni fonte di stress, e di poter continuare a farlo. Altrimenti non si vola in testa alla Formula 1 con la semplice irriverenza di un teenager.