I New York Knicks sono la franchigia NBA più ricca, glamour e chiacchierata di tutta America. Domenica scorsa, in occasione di gara 4 nelle semifinali della Easter Conference sono stati seguiti alla Xfinity Mobile Arena di Philadelphia 76ers da migliaia di tifosi che avevano acquistato il biglietto, carissimo, credendo nello sweep, nel cappotto per 4-0. Alla fine il cappotto è arrivato poi arrivato, con tanto di accesso strappato alla finale della Eastern Conference per la seconda stagione consecutiva. Basterebbe questo, forse, per una squadra che non vince il titolo dal titolo dal 1973 e non approda alle Finals dal 1999. Ma c’è anche un altro aspetto da considerare: gli enormi ricavi già incamerati, più quelli ancora da incamerare.
I Knicks hanno già disputato cinque partite casalinghe nei playoff per un ricavo di quasi 50 milioni di dollari al lordo prima della quota trattenuta dalla NBA sugli incassi dei biglietti. La squadra potrebbe averne almeno altre cinque davanti a sé, anche perché nelle Conference Finals partirà nettamente favorita contro la vincitrice della serie tra Detroit Pistons e Cleveland Cavaliers – Cleveland in questo momento è avanti 3-2. Questo porterebbe i ricavi a circa 140 milioni di dollari, ipotizzando anche due gare casalinghe nelle Finals NBA. Lo scenario ideale, almeno dal punto di vista economico, sarebbe giocare una serie di sette partite contro i Cavaliers – i Pistons avrebbero invece il fattore campo contro New York – e una finale NBA di almeno sei gare: in quel caso i ricavi lordi potrebbero sfiorare i 180 milioni di dollari.
Le stime dicono che la franchigia abbia incassato circa otto milioni di dollari per ogni partita casalinga del primo turno dei playoff 2026, contro gli Atlanta Hawks. Questa quota va considerata al lordo tra biglietti, hospitality, concessioni e merchandising. La cifra è salita a 12 milioni per gara nel secondo turno, quando i Knicks hanno spazzato via i Philadelphia 76ers. Le finali di Conference valgano circa 17 milioni di dollari per ogni partita interna. Non si è ancora riuscito a elaborato una stima precisa per le Finals NBA, ma con ogni probabilità si arriverebbe almeno a 20 milioni di dollari a partita.
Per fare un confronto: gli Edmonton Oilers della NHL hanno generato oltre 120 milioni di dollari di ricavi da playoff in 12 partite durante la finale di Stanley Cup del 2024, stabilendo inoltre il record NHL con 15 milioni di dollari di incasso da biglietteria per ogni gara casalinga nella rivincita contro i Florida Panthers. Insomma, siamo davvero su un altro pianeta. E non è un caso, visto che la NBA è la lega che garantisce i maggiori ritorni economici alle squadre che raggiungono la postseason. Tradizionalmente la lega tratteneva il 45% degli incassi da botteghino nei playoff, contro il 6% della regular season. Nel 2016 la quota è stata ridotta al 25%, aumentando sensibilmente le possibilità di profitto per le franchigie durante i playoff. Come se non bastasse, la domanda di biglietti nella postseason è enormemente più alta, consentendo alle squadre di aumentare i prezzi.
I Knicks, inoltre, sono l’unica squadra – tra quelle ancora in corsa nei playoff – a rientrare nella top 10 NBA per ricavi da botteghino. I giocatori dovrebbero sperare nel maggior numero possibile di partite casalinghe dei Knicks, perché ciò aumenterebbe il cosiddetto basketball-related income, il parametro utilizzato per determinare la distribuzione delle quote economiche tra proprietari e giocatori secondo il collective bargaining agreement. Nelle valutazioni NBA 2025 di Sportico, i Knicks sono stati stimati 9,85 miliardi di dollari, mentre i Rangers valgono 3,65 miliardi nella classifica NHL. Neanche questo, naturalmente, può essere considerato un caso.