Inter, Milan, Liverpool e Atletico Madrid sono solo alcuni degli esempi più importanti, ma la presenza dei fondi d’investimento statunitensi nel calcio europeo è ormai diffusissima. Società che comprano per conto di privati, ricchissimi, spesso aumentano il valore del club per poi rivenderlo e dividersi gli introiti. Il punto, però, è che adesso questi stessi fondi – e anche le stesse squadre di calcio – stanno iniziando a cambiare il fronte degli investimenti. E stanno guardando a un altro sport: il rugby. Lo riporta il Guardian, secondo cui diverse squadre del campionato britannico – che, insieme a quelle francesi, rappresentano l’élite del Vecchio Continente – sono finite nel mirino di grandi investitori.
Ma andiamo per ordine. In settimana i soci dell’Exeter Rugby Club hanno votato a favore della cessione della società agli investitori statunitensi proprietari del Bournemouth, squadra di calcio che gioca in Premier League. In particolare, la maggioranza finirà nel portafoglio di Cannae Holdings Inc, che è già legata al gruppo Black Knight Sports and Entertainment, parte dell’impero finanziario del miliardario Bill Foley, e si prepara così ad assumere il pieno controllo dei Chiefs garantendo un investimento da diversi milioni di sterline.
L’Exeter, che nel 2020 ha centrato la doppietta campionato-European Champions Cup (l’ex Heineken Cup), era rimasto un club di proprietà inglese sin dalla sua fondazione nel 1871. Durante un’assemblea generale straordinaria, tuttavia, gli associati hanno approvato con ampia maggioranza la vendita, frutto delle trattative portate avanti dallo storico presidente Tony Rowe con i nuovi partner americani. «Per il momento si tratta soltanto di una manifestazione d’interesse non vincolante, ma speriamo che segua presto un’offerta formale così da poter iniziare la negoziazione dei termini della cessione» ha dichiarato Rowe.
«Sono investitori di lungo periodo e conoscono bene questo sport», aveva spiegato Rowe al Guardian il mese scorso. «Che piaccia o meno, oggi lo sport professionistico ruota attorno alle risorse economiche. Abbiamo bisogno di capitali per sopravvivere. Tutte le condizioni sembrano favorevoli per trasformare il rugby inglese e portarlo a un nuovo livello anche dal punto di vista finanziario». Anche Rob Baxter, direttore sportivo dell’Exeter, ha accolto positivamente il cambio di proprietà: «Sono molto fiducioso che questa sia la strada giusta per il club. Il nuovo corso ci consentirà di continuare a crescere e a mantenere una mentalità ambiziosa. I club di Premiership oggi sono vere e proprie aziende».
Nel frattempo, anche i Cornish Pirates hanno compiuto un passo significativo sul fronte degli investimenti stranieri, diventando il primo club inglese a concludere un accordo rilevante con finanziatori americani. La società della Championship ha annunciato una partnership con il fondo di private equity Stonewood Capital, con sede a Pittsburgh, con l’obiettivo di rilanciare le ambizioni della squadra. E non è tutto, l’interesse di grandi investitori verso il rugby inglese continua dunque a crescere: Red Bull ha acquistato la maggioranza delle quote dei Newcastle Falcons, trasformandoli ovviamente in Newcastle Red Bulls, Sir James Dyson (sì, quello degli aspirapolvere) ha acquisito il 50% del Bath, mentre i Northampton Saints hanno accolto come socio di minoranza Steve Zander, proprietario di un fondo di asset management internazionale. E siamo solo all’inizio di questa nuova era.