Sono passate poche ore dalla finale dei Mondiali 2026, da quando Rodri ha alzato al cielo di East Rutherford, New Jersey, la Coppa del Mondo vinta grazie all’1-0 contro l’Argentina di Messi. Il trionfo in America ha permesso e permetterà alla Spagna di diventare la prima Nazionale/nazione campione del Mondo a organizzare l’edizione successiva, ma all’orizzonte c’è una lunga battaglia calcistica con il Marocco: quella per ospitare l’ultimo atto della fase finale. Da una parte ci sono le opzioni proposte della RFEF (acronimo di Real Federación Española de Fútbol), col Bernabéu in testa, dall’altra c’è la grande crescita sportiva e infrastrutturale del Marocco. Che, a scanso di equivoci, è impegnato da due anni nella costruzione dello Stade Hassan II, destinato a diventare il più grande del mondo.
Come scrive The Athletic, molti dettagli del Mondiale 2030 devono essere ancora definiti. Quello relativo all’impianto in cui si giocherà la finale è uno dei più spinosi, anche perché – come anticipato – la corsa è tra due titani. Il futuro stadio più grande del mondo, che per inciso avrà un’architettura ispirata alle tende della tradizione marocchina, e un vero e proprio impianto/industria che cammina da solo, che produce utili multimilionari, che negli ultimi anni ha vissuto una ristrutturazione gigantesca (per cui Florentino Pérez ha investito 1,5 miliardi di euro). E che, come se non bastasse, ha un’aura leggendaria ed è l’unico stadio del mondo che ha ospitato la finale dei Mondiali (1982), la finale degli Europei (1964), della Champions League e della Copa Libertadores.
Ovviamente la sfida a cui assisteremo nei prossimi anni è anche – se non soprattutto – economica e quindi politica. Gli sponsor partner della FIFA, infatti, pare siano molto favorevoli all’idea che la finale si giochi a Madrid. Allo stesso tempo, diverse fonti anonime hanno raccontato a The Athletic che le mosse e gli investimenti fatti dalla Federazione marocchina hanno impressionato la FIFA e «hanno rimesso in discussione il fatto che la finale si disputi al Bernabéu».
Ma di cosa stiamo parlando, esattamente? O meglio: cosa ha fatto il Marocco per far cambiare così tanto la sua posizione/percezione nello scenario del calcio globale? Risposta: oltre allo stadio più grande del mondo, saranno realizzate nuove infrastrutture necessarie a soddisfare tutti i requisiti della FIFA, tra cui nuovi collegamenti ferroviari e autostradali che collegheranno lo stadio al centro di Casablanca e alla capitale, Rabat. Inoltre il presidente della Federcalcio marocchina, Fouzi Lekjaa, è considerato uno dei grandi alleati di Infantino in seno alla FIFA, mentre la RFEF ha vissuto anni complicati a livello politico e istituzionale – in questo senso basti pensare al caso Hermoso-Rubiales e ai problemi che hanno caratterizzato il mandato del presidente che ha preso il posto di Rubiales, Rafael Louzan.
La scelta finale toccherà alla FIFA, che nell’ultima occasione – ovviamente parliamo del Mondiale 2026 – si è presa un bel po’ di tempo per indicare l’impianto che avrebbe ospitato Spagna-Argentina: la comunicazione ufficiale arrivò infatti a febbraio 2024, quindi due anni e cinque mesi prima della gara. Secondo le indiscrezioni sulla procedura di assegnazione, furono Infantino e pochi altri dirigenti a preferire il MetLife Stadium. Da questo punto di vista, il fatto che il Bernabéu faccia capo a una società privata, mentre lo Stade Hassan II è espressione diretta della famiglia reale marocchina, potrebbe favorire il ribaltone. Allo stesso tempo, però, Madrid ha delle infrastrutture più sviluppate e un’esperienza inevitabilmente più alta, quando si tratta di organizzare questo genere di eventi. In ogni caso, non ci saranno grossi aggiornamenti prima del prossimo Congresso della FIFA, in programma a marzo 2027. Dove? A Rabat, in Marocco. Ovviamente non è un caso.