Il Deportivo De A Coruña ha fatto un mercato davvero ambizioso, e ha tutto per diventare la tua prossima squadra di culto 

L'arrivo di Aubameyang, Angeliño, Casadó e Adama Traore ha cambiato la fisionomia della squadra galiziana (ma non del progetto che l'ha riportata in Liga).
di Redazione Undici 03 Settembre 2026 alle 11:10

Il Deportivo La Coruña oggi non si chiama più così, ha cambiato nome in Deportivo De A Coruña. Questa mossa magari non piacerà ai nostalgici, anche se è stata votata dai tifosi, ma nel frattempo è stata compensata da un mercato che ricorda le carriere allenatore su FIFA nel 2016. E che, per molti appassionati, l’ha trasformata immediatamente in una squadra di culto. Forse non c’era modo per celebrare il ritorno in Liga dopo otto anni, ma soprattutto dopo una vera e propria caduta agli inferi: il Depor, infatti, ha assaggiato addirittura la terza divisione, correndo il rischio concreto di scivolare ancora più in basso. Ora, però, le cose sono tornate più o meno alla normalità.

Ma di che mercato stiamo parlando? 26 milioni di euro per gli acquisti, appena 500mila euro di incasso dalle cessioni. In Galizia sono arrivati il 37enne Pierre Emerick Aubameyang, che ha già segnato tre gol nelle prime tre partite di Liga; l’esterno offensivo Adama Traorè, che qualche anno fa era considerato uno degli esterni offensivi più brillanti del mondo, di certo era il più muscoloso; il difensore José Maria Gimenez, ex totem dell’Atletico Madrid di Simeone e della Nazionale uruguaiana; il terzino Angeliño dalla Roma, un ottimo calciatore reduce, però, da annate difficili causa infortuni.

Se questi colpi di mercato del Depor di mercato fanno pensare a un instant team di vecchie glorie, o comunque a una squadra assemblata guardando soprattutto al censo dei calciatori selezionati e poi acquistati, vi sbagliate di grosso. Perché il progetto ha un’anima molto diversa: gran parte dei 26 milioni di euro spesi sul mercato, infatti, è stato investito per acquistare giocatori con un background diverso, di certo più futuribili. Per esempio Leo Romàn, portiere 25enne dal Mallorca arrivato per nove milioni. O ancora il trequartista danese Jonathan Asp Jensen dal Bayern Monaco, che ha vent’anni ed è stato pagato sei milioni. E poi il 19enne difensore polacco Bright Ede, arrivato dal Motor Lublin per sei milioni. Non è tutto: il Depor è riuscito a prendere anche Marc Casadó, uno dei talenti più puri della Masia del Barcellona – con la formula del prestito. Infine, nella squadra allenata da Antonio Hidalgo (ex tecnico dell’Huesca) c’è anche una nota di italianità: il centrocampista Lorenzo Amatucci, acquistato per 2.5 milioni dalla Fiorentina, che tanto bene aveva fatto al Las Palmas la scorsa stagione.

Oltre ai nuovi innesti, il Deportivo aveva e ha anche una base solida di calciatori cresciuti in casa – è soprattutto grazie a loro che è avvenuta la risalita dalle serie inferiori. Per il ritorno in Liga, la dirigenza ha deciso di non smantellare quell’impianto, rifiutato tutte le offerte Yeremay Hernandez, il talento più fulgido espresso dalla cantera, che ha chiuso la scorsa stagione con dieci gol e 11 assist. Anche David Mella (pure lui esterno offensivo) ha fatto tutta la trafila giovanile con il club dei Riazor, che nel frattempo ha inaugurato il nuovo centro sportivo, ribattezzato Depor Training Center, un progetto da quasi 50 milioni di euro che ha visto la luce in un’area da 180mila metri quadri. Un’infrastruttura di grande impatto era uno degli obiettivi fissati da Juan Carlos Escotet, il magnate della finanza che dal 2024 siede ai vertici del Deportivo e ha sempre detto di volerlo riportare nell’élite del calcio spagnolo ed europeo. Con un nuovo nome, ok, ma in ogni caso si tratta di un ritorno molto gradito. 

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