Assane Diao è una forza della natura, e il suo impatto è il senso del progetto-Como

Un grande investimento (12 milioni) per un giocatore tecnico, fisico, versatile. Insomma, per un grande talento.
di Redazione Undici 17 Febbraio 2025 alle 13:06

Quando si è manifestato per la prima volta nel calcio dei grandi, due gol nelle prime due partite con la prima squadra del Betis Siviglia, Assane Diao aveva 18 anni compiuti da pochissimi giorni. Ed era considerato, fatte tutte le debiti proporzioni, come se fosse Lamine Yamal della squadra andalusa. Non a caso, viene da dire, un quotidiano prestigioso come Marca lo presentava come «la última joya de la cantera del Betis», lo descriveva come «un attaccante con capacità enormi, un funambolo che ha tutte le carte in regola per trasformarsi nel nuovo idolo del Benito Villamarín». Inoltre, sempre Marca lo dava già nell’orbita di squadre come Chelsea, Liverpool e Real Madrid, squadre che tra l’altro «si erano già interessate a lui mentre cresceva nelle giovanili del Betis». Tutto questo lungo preambolo serve a chiarire che l’enorme impatto di Diao sulla Serie A, come dire, non è proprio una sorpresa. E serve a sottolineare che il Como ha fatto un affare davvero importante, non solo in virtù dei numeri incredibili – quattro gol in sette partite – da quando è arrivato in Italia.

È chiaro: il Como si è potuto permettere un giocatore come Diao perché, appunto, stiamo parlando del Como – cioè di una squadra di dimensioni (ancora?) medio-piccole, ok, ma che ha risorse economiche molto più elevate rispetto a tutte le sue competitor. Per dirla con parole più brutali: solo il Como poteva convincere Diao a trasferirsi a Como, solo il Como poteva spendere 12 milioni di euro nel mercato di gennaio per provare a rigenerare un grande taleento che nel frattempo aveva anche un po’ smarrito la brillantezza degli esordi (nella prima parte di questa stagione, Diao aveva messo insieme solo due gol in 19 apparizioni complessive, di cui appena sette da titolare).

Come detto, questo investimento sta rendendo molto bene: Diao ha si è preso subito il Como sulle spalle, ha giocato da titolare sei gare su sette, ha segnato contro Milan, Udinese, Juventus e Fiorentina. E ha messo in mostra delle doti che in Serie A sono tutt’altro che comuni: la capacità di attaccare bene la profondità pur partendo dall’esterno, una grande freddezza al momento della conclusione, anche dopo lunghe corse palla al piede, e un dinamismo che gli permette di essere non solo presente, ma anche molto efficace in fase difensiva. In questo senso, i suoi numeri sono davvero eccezionali: va bene che il campione di partite è ancora molto risicato, ma Diao risulta essere il miglior esterno offensivo del campionato per tackle tentati, palloni spazzati e duelli aerei vinti (dati Fbref).

Tutto parte da un fisico imponente ma anche scattante, 185 centimetri per 80 kg secondo diverse fonti. Il resto lo fa la qualità: Diao infatti deve essere considerato prima di tutto un giocatore creativo, uno di quelli che ama sfidare in dribbling gli avversari, che sa come stoppare e condurre la palla. Il gol segnato con la Fiorentina, in questo senso, è esemplare: il controllo a seguire in corsa era perfettamente dosato, proprio come il tocco fatto per prendere campo e velocità nei confronti di Cataldi e Mandragora. Stesso discorso per il tiro che ha superato De Gea, completamente spiazzato senza bisogno di forzare.

Diao ha segnato di testa contro la Juventus, al termine di una bella azione personale palla al piede contro il Milan, con un gran diagonale all’Udinese. Fàbregas lo sta utilizzando come esterno d’attacco su entrambi i lati, a Firenze abbiamo visto per la prima volta il Como schierato senza una prima punta vera, anzi era proprio l’ex Betis ad attaccare spesso la difesa avversaria, ad allungare un po’ la sua squadra. Insomma, siamo di fronte a un giocatore – ma anche a un progetto tattico – in evoluzione, che parte da basi solidissime e che perciò potrà arrivare davvero in alto. Lo ha detto anche Fàbregas dopo la partita di Firenze: «Diao ha forza, fame e mentalità. Vuole sempre la palla e attacca la profondità, una caratteristica che non avevamo lo scorso anno». Il Como, di fatto, ha deciso di prendere uno dei migliori giovani su piazza per colmare un vuoto che c’era nel suo organico. E sta facendo fruttare quell’investimento. Ecco, questo è esattamente il senso del progetto che stanno portando avanti in riva al Lago.

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